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OSCAR GREEN

Integrazione e rinascita attraverso la viticoltura: la storia di Desirè Baize e del suo Oscar Green

Coldiretti premia il rifugiato politico dal Burkina Faso, che fa rinascere le vigne sui pendii difficili della Candia, e ci porta la moringa

Quella di Desirè Baize è una storia di integrazione e rinascita, come, per fortuna, ce ne sono tante: ma questa è direttamente collegata all’agricoltura, e alla viticoltura, che fanno rinascere anche un territorio. Desirè Baize nel 2008 fugge dal Burkina Faso, suo Paese d’origine, per motivi politici: dopo un periodo in Germania, e uno in Piemonte, approda in Toscana, nelle campagne di Massa Carrara, dove decide di avventurarsi nella difficile avventura di recuperare gli antichi vitigni di via Ficola sui pendii per niente facili del Candia, partendo da un’azienda, la InCandiaBio. Che insieme al vermentino e al rosso Candia Doc, decide di coltivare uno tra i superfood naturali più amati e anche rari del mondo, l’albero dei miracoli, la moringa, che grazie all’elevato contenuto di proteine, vitamine, sali minerali e omega-3 ha spiccata azione antiossidante e antinfiammatoria, ed è molto diffuso e usato proprio in Burkina Faso. E così, il cerchio fatto di agricoltura che unisce, che abbatte le barriere culturali e anche le distanze geografiche, si chiude, con l’assegnazione dell’Oscar Green della Coldiretti, nella sezione Campagna Amica. “InCandiaBio - spiega Francesca Ferrari, presidente Coldiretti Massa Carrara - è un perfetto esempio di integrazione sociale ed economica che rappresenta anche un modello innovativo di impresa nel contesto del nostro territorio. Il 10% delle imprese apuo lunigianesi è condotto da imprenditori stranieri e questo la dice lunga sulla loro importanza economica ed anche occupazionale. L’elemento che risalta, oltre alla produzione della moringa che l’azienda sta proponendo con grandi risultati nei nostri mercati degli agricoltori da circa 1 anno, è il rapporto spontaneo con una terra lontana da quella dove sono nati e l’attaccamento con cui coltivano quelle colline difficili ed ostili. La loro è una storia molto bella - conclude Ferrari - di speranza ed imprenditorialità avendo saputo coniugare, come richiesto anche dal concorso, tradizione e innovazione, con un occhio di riguardo riservato ai progetti che hanno come obiettivo la tutela e l’arricchimento del nostro territorio”.

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