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ISTAT: 8 MILIONI DI ITALIANI A RISCHIO ALCOL IN 2011, IN CALO. CODACONS TORNA A CHIEDERE “WARNING” PER LA SALUTE IN ETICHETTA, MA 66% APPASSIONATI DI VINO DICE NO SECONDO UN SONDAGGIO WINENEWS/VINITALY. COLDIRETTI: CONSUMI VINO DIMEZZATI IN 30 ANNI

Italia
Calano i consumi di vino

I comportamenti a rischio nel consumo di alcol (per consumo giornaliero non moderato, binge drinking, ovvero consumo di sei o più bicchieri di bevande alcoliche in una sola occasione e consumo di alcol da parte dei ragazzi di 11-15 anni) riguardano 8 milioni e 179.000 persone: è quanto emerge dal report 2011 dell’Istat su “L’uso e l’abuso di alcol in Italia”, diffuso oggi in occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione dai rischi legati all’abuso di alcol che si celebrerà domani. La quota, rispetto al 2010, appare in diminuzione principalmente per la riduzione nell’abitudine al binge drinking, che passa dall’8,3 al 7,5%, ma, accanto agli anziani tra i 65 e più (il 43% degli uomini contro il 10,9% delle donne), i comportamenti a rischio sono più diffusi tra i giovani di 18-24 anni (22,8% dei maschi e l’8,4% delle femmine) e gli adolescenti di 11-17 anni (il 14,1% dei maschi e l’8,4% delle femmine), con la quota di giovanissimi di 14-17 anni che consuma alcol fuori pasto che passa dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011. Per questo il Codacons torna a chiedere di “apporre etichette su bottiglie di birra, vino e alcolici in genere, contenenti avvertenze che informino i consumatori circa la pericolosità dell’alcol e gli effetti negativi per la salute, al pari di quanto già avviene per le sigarette”, ma, secondo un sondaggio Winenews-Vinitaly, il 66% degli appassionati è contrario per quelle del vino. Vino il cui consumo, peraltro, ricorda la Coldiretti, si è praticamente dimezzato negli ultimi 30 anni in Italia (-1% nel 2011 secondo la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori), scendendo a meno di 40 litri a persona per un totale inferiore ai 21 milioni di ettolitri.

Secondo il report dell’Istat, nel 2011 il 66,9% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno. Questa quota è stabile rispetto all’anno precedente e in diminuzione rispetto a 10 anni prima (era il 72%). Dal 2001 al 2011 il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche decresce del 18,4%, specialmente tra le donne (-25,7%). Aumenta la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti (dal 24,9% nel 2001 al 27,7% nel 2011) e di chi ne consuma occasionalmente (dal 37,1% nel 2001 al 40,3% nel 2011). Nel 2011 ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno il 65% della popolazione di 11 anni e più. Beve vino il 53,3%, birra il 46,2% e aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori il 40,6%; beve vino tutti i giorni il 23,6% e birra il 4,5%. Il report dell’Istat sottolinea anche che il consumo di alcol nell’anno è stato più forte al centro-nord e in particolare nord-est.

A crescere, secondo l’Istat, è la quota dei giovanissimi di 14-17 anni che consuma alcol fuori pasto, passata dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011. Tra i giovani di 18-24 anni che frequentano assiduamente le discoteche, i comportamenti di consumo di alcol a rischio sono più diffusi (31,9%) rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (7,8%). Stesse differenze si riscontrano tra i frequentatori di spettacoli sportivi e concerti. A questo si aggiunge il fatto che la popolazione più a rischio di binge drinking è quella giovanile, tra i 18 e i 24 anni: il 15,1% dei giovani (21,8% dei maschi e 7,9% delle femmine) si comporta in questo modo, per lo più durante momenti di socializzazione. Tra i giovanissimi di 11-15 anni la quota di chi ha almeno un comportamento a rischio è pari all’11,9% senza differenze di genere evidenti. Questo comportamento, rileva l’Istat, è grave anche perché pone le basi per possibili consumi non moderati nel corso della vita. L’Istituto di Statistica ricorda che l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda la totale astensione dell’alcol fino ai 15 anni.

Di fronte al rischio alcol tra i giovani, il presidente del Codacons Carlo Rienzi torna a chiedere
provvedimenti urgenti per fronteggiare i rischi connessi all’uso e abuso di alcol in Italia, a partire dal mettere nelle etichette delle bottiglie di vino le avvertenze sui rischi per la salute derivanti non solo dall’abuso, ma anche dall’uso: il cosiddetto “warning”. “I consumatori, specie i giovanissimi - spiega Rienzi - devono avere informazioni chiare circa il contenuto dei prodotti alcolici, i rischi per la salute che derivano dal consumo di bevande alcoliche, e gli effetti collaterali legati all’uso e abuso di alcol. Così sarà possibile consentire un consumo responsabile e contribuire a ridurre i rischi legati agli eccessi alcolici”. Cosa ne pensano gli eno-appassionati? Il 66% è contrario perché “creerebbero solo allarmismi, meglio educare al bere consapevole”, il 25% si dice favorevole per informare il consumatore, e il 9% è ha ancora indeciso. Lo dicono i 1.116 “enonauti” che hanno risposto al sondaggio di WineNews e Vinitaly, con la maggior parte di chi è contrario al “warning in etichetta” che ritiene che il vino sia in primis un alimento, e che come tale abusarne causi problemi alla salute, ma come tutte le altre vivande, e per questo bisogna puntare più sull’educazione alimentare. E poi c’è distinzione, sottolineano, tra alcol in generale e vino in particolare, e i contrari mettono anche in evidenza l’importanza culturale e della storia secolare del nettare di Bacco. Inoltre, tra i contrari, fra i quali alcuni medici, c’è chi ricorda che studi e ricerche dimostrano che il vino, bevuto in giuste quantità porti giovamento al nostro organismo. Ma se il 9% ancora non si è fatto un’opinione, i favorevoli al “warning” non sono pochi (25%), e sostengono che l’alcol è alcol, e non c’è differenza tra vino e altri tipi di alcolici. L’importante è che il consumatore sia messo a conoscenza dei rischi a cui va incontro usando e abusando di queste sostanze, e che l’uso sconsiderato di alcol mette in pericolo la propria vita e quella degli altri. Non tutti, però demonizzano il vino, anzi, sostengono, esattamente come chi è contrario al “warning”, che bevuto in giuste dosi faccia bene, ma che comunque l’aspetto delle avvertenze non va sottovalutato come mezzo di informazione per rendere il consumatore consapevole: chi beve ha bisogno delle avvertenze in etichetta per poter scegliere di conseguenza.

Proprio la contrazione dei consumi di vino in Italia, secondo la Cia, è fortemente influenzata da campagne criminalizzanti che non hanno saputo distinguere “tra la sana abitudine del bicchiere di vino a pasto, che notoriamente fa bene alla salute, con l’abuso di alcolici”. Un messaggio “erroneo e da smentire”, educando i consumatori ad un uso consapevole e moderato di alcol, con particolare attenzione sui giovani e giovanissimi. Anche per Confagricoltura “l’aumento del diffondersi dell’alcol fra i giovani è un dato molto preoccupante e bisogna lavorare per una soluzione che tuteli i nostri ragazzi. E’ fondamentale, quindi, educare ad un consumo consapevole e moderato e ribadire l’importanza di un modello di bere tradizionalmente legato ai pasti, come nel nostro Paese è quello del vino. Strategie di intervento generalizzate innescano meccanismi poco utili al suo perseguimento e spesso dannosi per il comparto produttivo vitivinicolo che già sta scontando una notevole diminuzione dei consumi interni”.

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