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MADE IN ITALY

La “Cerca e cavatura del Tartufo in Italia” candidata a patrimonio culturale Unesco

C’è l’ok della Commissione Nazionale Italiana per la Proposta avanzata dalle Associazioni Tartufai d’Italia e Città del Tartufo
CANDIDATURA, TARTUFO, UNESCO, Non Solo Vino
Un trifolau con il suo cane a caccia di tartufo

Buone notizie in arrivo per i tartufai e per una delle eccellenze prelibate del made in Italy. Il Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco ha infatti approvato la proposta di candidatura a Patrimonio culturale immateriale della “Cerca e cavatura del Tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali”. La presentazione avverrà entro aprile al Segretario Unesco. E così dopo il riconoscimento della dieta mediterranea, della pizza e delle Colline vitate del Prosecco, come beni immateriali, la “famiglia Unesco” italiana potrebbe allargarsi.La candidatura era stata avanzata dalla Federazione delle Associazioni Tartufai Italiane (Fnati) e dalle Città del Tartufo, che adesso esprimono la loro soddisfazione per questo importante passo in avanti. Ma nel processo di candidatura un ruolo importante è stato svolto dal Servizio Unesco del Ministero dei Beni Culturali. Il tutto era nato da un’idea di Giacomo Oddero, allora presidente del Centro Studi Tartufo di Alba, e grazie allo studio di ricerca antropologica dei professori Piercarlo Grimaldi e Gianfranco Molteni, con il quale i promotori hanno potuto elaborare un progetto che, per la prima volta, avvia un lavoro di catalogazione finora mai realizzato, permettendo di documentare una tradizione secolare praticata e tramandata dai tartufai diffusi su gran parte del territorio nazionale.

“Pur tra tutte le difficoltà del momento - ha commentato il presidente delle Città del Tartufo, Michele Boscagli - accogliamo con soddisfazione la candidatura che, qualora venisse accettata, rappresenterebbe un grande aiuto per tutta la comunità nazionale del tartufo composta da 70.000 tartufai e da quasi tutte le regioni italiane. Ciò rappresenta un enorme prospettiva di sviluppo per tutti i territori rurali e i piccoli borghi interessati. Questa notizia è una luce in questo periodo così buio e un barlume di speranza affinché tutta la nostra comunità possa avere un futuro più roseo”.

“La notizia - ha aggiunto il presidente Fmati, Fabio Cerretano- arriva in un periodo non facile per il nostro Paese, in cui la tragicità del momento storico sbiadisce ogni altra cosa. Tuttavia, in questa candidatura il mondo dei tartufai trova un attimo di respiro. Dopo il tanto lavoro fatto, sono grandi l’orgoglio e la soddisfazione per questo che è già un risultato enorme, perché dà modo di illuminare un mondo che è spesso sconosciuto ai più e, a volte, anche vittima di pregiudizio. Questa candidatura avvalora ulteriormente l’apprezzamento universalmente tributato al “prodotto tartufo” svelando la sua “storia” e il percorso che dal bosco lo porta sulle migliori tavole. Quando questo momento triste terminerà, avremo un motivo in più per gioire”. In attesa del verdetto definitivo, i tartufai rivendicano il loro ruolo soprattutto da un punto di vista della tutela territoriale. “I saperi e le buone pratiche di cui i tartufai sono portatori - hanno sottolineato tutte le associazioni proponenti - testimoniano come si possa valorizzare e proporre a una società moderna l’importanza e la sostenibilità della manutenzione ambientale e un rinnovato modello di vita rurale, in funzione della tutela del territorio”.

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