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La Cina è più vicina per la carne suina italiana: il Paese asiatico riconosce “l’indennità da “Malattia vescicolare della Macroregione del Nord”, passo fondamentale per l’accesso ad un mercato che potrebbe valere da subito oltre 50 milioni di euro

Passo fondamentale per l’apertura delle esportazioni delle carni suine in Cina. L’Ambasciata italiana in Cina ha formalizzato al Ministero della Salute la decisione della “General Administration of Quality Supervision, Inspection & Quarantine” (Aqsiq) di riconoscere l’indennità da “Malattia vescicolare della Macroregione del Nord (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Valle D’Aosta, Veneto e Province Autonome di Trento e Bolzano), dove è concentrato l’80% della produzione nazionale. A dirlo l’Ivsi - Istituto Valorizzazione Salumi Italiani, sottolineando che si tratta di un passaggio fondamentale che permetterà ora l’attivazione delle procedure operative con le Autorità cinesi per l’effettiva apertura del mercato alle carni suine fresche e ai prodotti a breve stagionatura.
“L’esportazione di questi prodotti, infatti - spiega l’Ivsi - era ostacolata dal fatto che l’Italia fosse considerata non indenne dalla malattia vescicolare. Questo, sebbene il problema sia molto marginale e limitato a due sole Regioni. Dopo oltre dieci anni di trattative finalizzate ad ottenere dalle Autorità cinesi l’ampliamento dei prodotti esportabili dall’Italia, nel 2013 Assica - Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi ha prospettato al Ministero della Salute la possibilità di proporre alle Autorità cinesi un’apertura alle sole Regioni sulle quali le Autorità americane avevano già condotto una valuta del rischio favorevole.

“Il raggiungimento di questo fondamentale risultato è stato possibile grazie all’incisiva azione posta in essere da Assica presso le nostre Autorità, con il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali”, ha affermato il presidente di Assica Nicola Levoni. “L’apertura della Cina alle esportazioni di carni suine, grassi e frattaglie - osserva Ivsi - potrebbe generare già nella fase iniziale un fatturato export pari a 50 milioni di euro. La Cina rappresenta il principale mercato di destinazione delle esportazioni europee del comparto suino con una quota pari al 48% del totale”.

“Abbiamo ottenuto un risultato molto importante a tutela della nostra suinicoltura - ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina - sul quale abbiamo lavorato intensamente negli ultimi mesi, in sinergia con il Ministero della Salute e con l’Ambasciata italiana in Cina. È fondamentale ora entrare presto nella fase operativa e aprire definitivamente il mercato. Andiamo così ad aggiungere un tassello fondamentale al piano strategico che abbiamo messo in campo per sostenere con forza le esportazioni dei nostri prodotti in mercati cruciali come quello cinese. Basti pensare che negli ultimi anni le esportazioni italiane in Cina hanno superato i 350 milioni di euro, confermando anche un crescente interesse per il Made in Italy agroalimentare. Il superamento del blocco delle carni suine è dunque un passo in avanti decisivo, insieme ad altri negoziati che abbiamo concluso su olio d’oliva e agrumi e al progetto “10+10”, con il quale abbiamo registrato 10 Indicazioni Geografiche cinesi in Europa e 10 Ig europee in Cina, tra le quali i nostri Grana Padano e Prosciutto di Parma”.

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