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PREVISIONI

La Cina non cresce più: così la demografia ha rivoluzionato i consumi di vino nel Paese

Nel 2022 il primo calo dal 1961, nel 2023 il sorpasso dell’India. Iwsr: presente e futuro in mano alla classe medio-alta urbana (che cresce ancora)
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I consumi degli alcolici in Cina

La Cina non cresce più. Non tanto economicamente, con il Pil che, nel 2023, dovrebbe tornare a performance importanti, quanto da un punto di vista demografico. Un aspetto che, se per un Paese come l’Italia è la norma, per la Cina è eccezionale, basti pensare che il calo della popolazione (-850.000 unità) registrato nel 2022 dal National Bureau of Statistics of China, è il primo dal 1961, e il sorpasso dell’India, previsto nel 2023, è a suo modo un fatto epocale, specie perché, secondo le stime Onu, la tendenza continuerà anche nei prossimi anni. Si profila, così, un mutamento di scenario profondo, anche sul fronte dei consumi.

L’Iwsr, ad esempio, ricorda che nel 2021 la Cina ha rappresentato un quinto dei consumi mondiali di alcol in volume, e più di un quarto delle vendite in valore, con i fatturati del settore che sono cresciuti di oltre il 75% nel giro di un decennio, a quota 300 miliardi di dollari. Durante quel periodo, inoltre, vini e spirits di fascia premium e super premium sono passati da una quota di appena il 5% del mercato cinese al 16%.

La premiumisation - ed è qui che demografia e mercato si incontrano - è stata trainata prima di tutto dall’andamento dell’economia cinese, quindi dalla crescita della popolazione adulta urbana della classe medio-alta, un segmento di popolazione cresciuto di 22 milioni di persone tra il 2019 e il 2022, sempre stando ai dati Iwsr, con un impatto evidente sulla crescita del valore del mercato degli alcolici. Nella categoria del vino, ad esempio, il 30% dei bevitori di vino importato della classe medio-alta urbana sono giovani benestanti, “esploratori impegnati” e “in cerca di status”, segmenti che rappresentano oltre il 60% della spesa globale in Cina.

Attenzione però a correre troppo, perché come ricorda Richard Halstead, COO Consumer Insights di Iwsr, “i dati demografici, per loro natura, sono metriche piuttosto lente”. E in effetti, tornando proprio ai numeri e alle previsioni delle Nazioni Unite, la popolazione cinese in età lavorativa rimarrà a circa 1 miliardo per il resto di questo decennio e rimarrà sopra i 900 milioni fino al 2040. Nel 2030, inoltre, la fascia di età più numerosa sarà quella compresa tra i 40 e i 45 anni, ossia, aggiunge Halstead, “la fascia di età che, in genere, rappresenta gli anni di picco dei guadagni, un segnale positivo tra le notizie sul calo della popolazione cinese”.

Un altro aspetto che fa ben sperare, riguarda la crescita costante dei redditi, soprattutto nella Cina centrale e occidentale, così come dei risparmi delle famiglie nel 2022. A rafforzare ulteriormente la fiducia, i dati sulla classe media urbana cinese nel quarto trimestre del 2022, con consumi e spese in aumento nella maggior parte delle categorie di bevande. Tra i consumatori cinesi, inoltre, c’è una predisposizione particolarmente positiva a spendere per la categoria degli alcolici, rispetto alle tante altre categorie di beni di consumo, dai pasti pronti e le bevande analcoliche. Le previsioni, a breve termine, rimangono quindi relativamente ottimistiche, mentre a lungo termine, saranno i big spender dell’alta borghesia urbana la chiave del successo per il mercato delle bevande alcoliche in Cina.

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