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LA CORTE UE BOCCIA IL RICORSO DELL'ITALIA SULLA DIFESA DELLE MENZIONI. I COMMENTI DEL GOVERNO ITALIANO E DELLA COMMISSIONE UE. LA VIA ALTERNATIVA DEL BRUNELLO DI MONTALCINO

Italia
L'Ue boccia l'Italia sulle menzioni dei vini

La Corte di Giustizia Europea ha respinto il ricorso italiano per impedire la "liberalizzazione", a determinate condizioni, dell'uso internazionale di alcune menzioni tradizionali europee: lo afferma la Coldiretti sottolineando che questa bocciatura deve significare un impegno ancora più incisivo a difesa del vero made in Italy soprattutto ora che la concorrenza di paesi emergenti, come la Cina, si sta facendo più aggressiva.

Ma la decisione della Corte non significa tuttavia - rilevano dall'organizzazione agricola - un via libera per i Paesi extracomunitari che, qualora volessero porre sull'etichetta dei propri vini una menzione tradizionale, dovranno rispettare comunque importanti vincoli: dimostrare che quella menzione è stata utilizzata dal paese interessato da almeno 10 anni e che goda di una solida fama all'interno del paese che ne fa domanda.

Inoltre, si possono autorizzare unicamente le menzioni tradizionali nella lingua ufficiale del paese extracomunitario in questione. L'uso di menzioni tradizionali in una lingua diversa da quella ufficiale é ammesso soltanto se l'utilizzazione di tale lingua è prevista dalla legislazione del paese e se tale lingua è utilizzata nel paese ininterrottamente da almeno venticinque anni. Una norma, quest'ultima, che penalizza soprattutto le produzioni portoghesi, spagnole e francesi la cui lingua è più diffusa nei Paesi extracomunitari.


Le diverse posizioni


Il Ministro Alemanno: grave decisione
da parte della Corte Ue. Misura contraddittoria
rispetto a strategia di qualità


"E' veramente grave e negativa la decisione di respingere il nostro ricorso contro il regolamento sulle menzioni tradizionali dei vini approvato dalla Commissione europea l'anno scorso. Così il Ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, commenta la bocciatura da parte della Corte di Giustizia Ue del ricorso italiano contro la liberalizzazione dell'utilizzo a livello internazionale di alcune menzioni tradizionali dei vini. "L'Italia - spiega Alemanno - ravvisa in questo regolamento un grave vulnus nella competitività europea nel settore vitivinicolo". Secondo il ministro "é soprattutto una misura contraddittoria rispetto alla strategia della qualità dei prodotti agroalimentari più volte ribadita dagli organismi europei. La Commissione europea - conclude - deve decidere una volta per tutte se la qualità e la multifunzionalità sono dei beni da difendere di fronte alle dinamiche dei mercati globali e se si vuole tutelare il diritto dei consumatori di scegliere senza il condizionamento della concorrenza sleale, delle truffe e dell'agropirateria".


Corte Ue: la Commissione soddisfatta. I giudici di
Lussemburgo hanno respinto ricorso del Governo Italiano


"La Commissione europea è molto soddisfatta di questo risultato che dovrebbe aprire la strada ad altre sentenze nella stessa direzione": lo ha detto all'Ansa il portavoce della commissaria europea all'agricoltura, Marianne Fischer Boel, commentando la sentenza odierna con cui la Corte di giustizia dell'Ue di Lussemburgo che ha respinto il ricorso dell'Italia sulle menzioni tradizionali dei vini.

I giudici di Lussemburgo hanno respinto il ricorso di Roma contro la decisione del febbraio 2004 della Commissione europea, di rendere disponibile a Paesi terzi la possibilità di ricorrere a "Menzioni Tradizionali" riservate alle più prestigiose denominazioni di origine dei vini.


La via scelta dal Consorzio del Brunello
di Montalcino: la registrazione dei marchi d'impresa


Il Brunello di Montalcino, una delle griffe italiane del vino più famose a livello internazionale, si è registrato come "marchio d'impresa" in 60 Paesi del mondo, oltre all'Italia, e ha scelto la via del ricorso contro l'Unione Europea per difendere il suo "nome" dalle imitazioni. Tutto è iniziato un anno fa, con la contestata decisione dell'Unione di rivedere il regolamento comunitario (753/02) che disciplina "etichettatura dei vini, permettendo così ai produttori stranieri di usare dizioni quali: Brunello, Vinsanto, Vino Nobile, Amarone, Morellino, per un totale di 17 menzioni. Per ovviare agli ostacoli europei e non perdere la tipicità della propria denominazione, il Consorzio del Brunello ha deciso di registrare il nome del vino come marchio d'impresa, a sicura garanzia contro eventuali imitazioni. "Già dal 1993 - spiega Stefano Campatelli, direttore del Consorzio del Brunello - abbiamo iniziato a depositare il Brunello di Montalcino come marchio in 8 Paesi (Stati Uniti, Canada, Cile, Argentina, Sud Africa, Svizzera, Giappone e Australia) per evitare che nessuno potesse appropriarsi del nostro nome. Allora era solo una semplice precauzione, ma dopo la revisione del regolamento europeo e la liberalizzazione delle denominazioni tradizionali, siamo stati costretti ad allargare il numero delle nazioni. Oggi - spiega - abbiamo aggiunto altri 60 Paesi - dalla Cina alla Russia, dall'India al Messico, dal Brasile alla Corea, da Singapore alla Nuova Zelanda - di cui 25 in sede comunitaria. E' stato un atto dovuto - aggiunge Campatelli - nei confronti di tutti i produttori del Consorzio per tutelare la tipicità del Brunello nel mondo. Questo - conclude - ci mette al riparo ... ma certo non abbassiamo la guardia".

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