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LO SCENARIO

La crisi del vino in Francia: misure, risorse, promesse e appelli all’unità della filiera

Sotto i riflettori i 150 milioni di euro per estirpare di 100.000 ettari di vigna. Su cui si dovrà pronunciare l’Ue, e che cambieranno il paesaggio
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Una distesa di vigneti nel territorio di Bordeaux

La Francia continua a vivere una crisi profonda per il settore del vino, di cui vi raccontiamo da mesi, e per la quale istituzioni e filiera si affrettano a cercare una via di uscita. Il Governo Francese ha spiegato, più in dettaglio, il pacchetto di misure da oltre 230 milioni che metterà a disposizione della filiera (80 per un fondo di emergenza e 150 per accompagnare l’estirpazione di quasi 100.000 ettari di vigna) che, però, in buona parte, dovranno ottenere il via libera dall’Unione Europea, e che, secondo alcuni, saranno di difficile accesso per molte imprese, cooperazione in primis. Intanto c’è chi pone l’accetto anche sul fatto che estirpare 100.000 ettari di vigneti, se, da un lato, servirà a riequilibrare domanda ed offerta ed a non far crollare i valori del vino, soprattutto a Bordeaux, dall’altro, avrà un impatto sul paesaggio e sull’ambiente importante, in certi territori da non sottovalutare. E, mentre a Bordeaux si fanno i conti con una situazione difficilissima, che vede anche tonneau di vino sfuso (la tonneau bordolese normalmente contiene 900 litri di vino, equivalente a 4 barrique da 225 litri, come spiega il sito Bordeaux.com), a meno di 1.000 euro, per poco più di 1 euro al litro, dunque, il Comitè interprofessionelle du Vins de Bordeaux, la Federation du Negoce e la des Grands Vins de Bordeaux, hanno scritto una lettera congiunta con un appello alla solidarietà tra i diversi operatori della filiera.
A spiegare le misure promesse dal Governo, nei giorni scorsi, è stato prima il Ministro dell’Agricoltura Marc Fesneau, in visita alla cantina cooperativa Montagnac La Domitienne, a Cournonsec, nell’Herault, e poi da FranceAgriMer. In particolare, il fondo di crisi da 80 milioni di euro sarà gestito dalle Prefetture, che valuteranno ogni singola richiesta, e che prevede scaglioni da 5.000 a 20.000 euro, a seconda della perdita di fatturato testimoniata alle aziende, che, comunque, da quanto si apprende, dovrà essere superiore al 20%. I 150 milioni di euro messi a disposizione dallo Stato, per estirpare il plafond previsto da 100.000 euro ad ettaro, si aggiungeranno, invece, ai 250 già previsti dalla misura per la ristrutturazione dei vigneti dell’Ocm vino, e saranno spalmati su 2 anni, previa via libera dall’Europa, e condizionate al reimpianto entro 6-8 anni, o alla diversificazione verso altre colture agricole. Le cifre esatte ancora, per ogni ettaro, non si conoscono, ma per l’estirpazione definitiva si parla di un premio di 4.000 euro ad ettaro, che, per molti, non sono sufficienti, ma sono comunque un primo passo. Per le cooperative, invece, si lavorerebbe ad un sistema di finanziamenti agevolati (si parla dello slittamento di un anno per il pagamento degli interessi bancari) e all’aiuto per l’ammasso privato che, però, anche in questo caso, deve passare per l’Europa.
Intanto, però, se 6 milioni di ettolitri di vino in meno è quanto si dovrebbe togliere dal mercato a lungo termine, se l’estirpazione dei 100.000 ettari dei vigneti sarà effettiva, nel breve le tensioni saranno ancora forti, e, secondo Gérard Bancillon, presidente della Confédération des Vins Igp, ci sarà da fare i conti con un surplus di ben 5 milioni di ettolitri di vino rosso sul mercato, con tutti i problemi di prezzo e stoccaggio che ne conseguono. Inoltre, sottolinea Stéphane Héraud, presidente dell’Association Générale de la Production Viticole Agpv, estirpare 100.000 ettari di vigna su 750.000 quanti sono in Francia, in molti territori cambierà in maniera profonda il paesaggio, e non solo.
Intanto, però, Bordeaux, che, al netto dei sui grandi Chateaux, vede una larga fascia di produzione dei livelli più bassi in grande crisi, prova a muoversi. Non solo con il lancio di una campagna di comunicazione da parte del Comitè Interprofessionel des Vins de Bordeaux, “Join the Bordeaux Crew”, che vuole dare un’immagine più pop, inclusiva e giovane dei vini bordolesi. Ma anche con una lettera firmata da Allan Sichel e Bernard Farges, presidente e vicepresidente del Civb, Lionel Chol, presidente della Fédération du Négoce, e Jean-Marie Garde, presidente della Fédération des Grands Vins de Bordeaux, riportata da Vitisphere, in cui, sostanzialmente, chiedono a tutti i player della filiera uno sforzo congiunto per non far crollare prezzi ed immagine dei vini di Bordeaux.
“Non è accettabile che ci siano transazioni siano inferiori a 1.000 euro al barile, ben lontane dalla copertura dei costi di produzione. Lasciamo questi mercati ad altri prodotti che hanno meno vincoli normativi, costi di produzione più bassi e rese più elevate. Per mantenere la forza della nostra immagine di vini di qualità, che si riflette nei nostri prodotti, nei nostri impegni per l’ambiente e nella nostra responsabilità sociale, le transazioni devono garantire che tutti questi costi, in costante aumento, siano remunerati. Naturalmente, il mercato porta a queste situazioni inaccettabili. Le regole della libera concorrenza precludono qualsiasi cartello sui prezzi, ma dobbiamo comunque trovare soluzioni, in un contesto di bassi raccolti che ci stanno avvicinando all’equilibrio”. Un equilibrio di mercato che, però, ci metterà tempo ad arrivare. E, alle parole dei rappresentati della filiera di Bordeaux, sembra che di tempo a disposizione per evitare un tracollo di una larga parte del tessuto produttivo, non ce ne sia poi molto.

Con il rischio di depauperare una vera e propria ricchezza per la Francia, visto che, secondo lo studio Deloitte per Vin & Société ed il Cniv (Comité National des Interprofessions des Vins à appellation d’Origine et à Indication Géographique), il settore vale 92 miliardi di euro, di cui 10 alla produzione, 34 al commercio, ed il resto diviso tra ristorazione, gdo e così via, calcolando anche 33 miliardi di euro, di indotto, per un gettito fiscale (Iva inclusa) di 6,4 miliardi di euro e 440.000 posti di lavoro a tempo pieno (in netto calo sui 500.000 stimati dieci anni fa), il 2% della “massa salariale” francese, tra fase agricola, produzione, commercio e indotto.

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