02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
ATTUALITÀ

La Food Valley, distretto tra i simboli del made in Italy, punta sull’AI per i nuovi mercati

L’Emilia-Romagna ha destinato 25 milioni di euro al sostegno della transizione digitale delle imprese con risorse anche per i pubblici esercizi
FOOD VALLEY, Non Solo Vino
Il Parmigiano Reggiano

Un valore complessivo di 37 miliardi di euro, oltre 53.000 imprese agricole e agroalimentari coinvolte e 129.000 persone lungo l’intera filiera (solo l’industria alimentare conta 4.500 imprese e supera i 64.000 addetti), un export agroalimentare che ha raggiunto il valore di oltre 10 miliardi di euro, nei primi 9 mesi del 2025, con Parma, Modena, Reggio Emilia e Bologna tra i principali poli italiani. Senza dimenticare che l’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia per valore complessivo delle esportazioni agroalimentari, con una quota prossima al 18% del totale nazionale con la leadership nelle produzioni Dop e Igp con 45 denominazioni riconosciute, tra cui “big” come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche il Lambrusco, tra i vini italiani più esportati nel mondo, e non solo, e una “struttura” dove le cooperative agroalimentari emiliano-romagnole hanno un ruolo di primo piano sviluppando un fatturato di oltre 16 miliardi di euro, pari al 39% dell’intera industria agroalimentare regionale. Sono alcuni numeri della Food Valley che si identifica nell’Emilia Romagna, regione che è uno dei principali distretti del cibo del made in Italy e che adesso segna la rotta investendo sul Ai e le nuove tecnologie in generale, confermandosi anche uno dei territori più dinamici d’Italia sul fronte dell’innovazione.
La Regione Emilia-Romagna ha destinato 25 milioni di euro al sostegno della transizione digitale delle imprese, favorendo l’adozione di tecnologie avanzate e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Tra i programmi regionali e camerali attivi nel 2026 figurano bandi dedicati alla digitalizzazione con contributi a fondo perduto fino al 40-50% degli investimenti, rivolti anche commercio di vicinato, bar, ristoranti, e pubblici esercizi. Secondo la relazione di Paolo Polenta, (Gruppo Execus Spa, MarTech Company quotata su Euronext Growth Milan), nel 2025, il 70,7% delle imprese emiliano-romagnole ha investito in almeno un ambito della digitalizzazione. Tra le micro e piccole imprese la quota raggiunge il 67,6%, in crescita di 4,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un dato che coinvolge anche uno dei settori più rappresentativi dell’economia regionale, quello dell’agroalimentare. “In questo contesto, la trasformazione digitale non è più soltanto una leva per migliorare l’efficienza produttiva, ma anche uno strumento essenziale per rafforzare la competitività delle imprese in tutte le fasi del business. Difatti, se fino a pochi anni fa il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata al food era concentrato quasi esclusivamente sulla fase produttiva - dall’agricoltura di precisione al controllo qualità automatizzato, dalla manutenzione predittiva degli impianti all’ottimizzazione dei consumi energetici - oggi il valore della tecnologia sta emergendo anche nella fase successiva, quella che inizia quando il prodotto esce dallo stabilimento e raggiunge il mercato.
Del resto, per le imprese agroalimentari la sfida non è più soltanto produrre bene, ma individuare nuovi clienti, comprendere la domanda, presidiare i canali digitali, sviluppare relazioni commerciali efficaci per la vendita”. Per Paolo Polenta, le nuove soluzioni basate sull’AI “consentono alle aziende di interpretare meglio i dati commerciali, individuare nuovi segmenti di mercato, anticipare i trend di consumo e supportare le attività di export. Attraverso l’analisi avanzata delle informazioni è possibile identificare buyer potenzialmente interessati, qualificare i contatti commerciali e personalizzare la comunicazione in funzione delle esigenze di clienti e distributori. Per un’impresa agroalimentare questo significa poter intercettare nuove opportunità di business in tempi più rapidi e con maggiore precisione. Anche il marketing sta vivendo una profonda evoluzione. Gli strumenti di nuova generazione permettono di creare contenuti mirati, analizzare le performance delle campagne digitali e migliorare la presenza sui canali online, rendendo più efficace il dialogo con consumatori, buyer e stakeholder. Parallelamente, sistemi evoluti di customer care e agenti intelligenti possono supportare la gestione delle richieste, velocizzare le risposte e garantire una maggiore continuità del servizio, liberando risorse che possono essere dedicate ad attività a più alto valore aggiunto”.
Per le piccole e medie imprese, che rappresentano la struttura portante dell’agroalimentare regionale, è un’opportunità rilevante. La relazione spiega che “molte aziende emiliane o romagnole dispongono di prodotti riconosciuti e di una forte identità territoriale, ma si trovano a competere in mercati sempre più complessi e interconnessi. L’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre questo gap, rendendo accessibili attività che fino a pochi anni fa richiedevano investimenti considerevoli e competenze specifiche”.
L’intelligenza artificiale, secondo Paolo Polenta, continuerà a innovare la produzione, ma una parte crescente del suo impatto si giocherà nel rapporto con il mercato. Per molte imprese della Food Valley la sfida non sarà soltanto produrre meglio, ma comprendere prima i cambiamenti della domanda, individuare nuove opportunità e rafforzare le relazioni con clienti e distributori. In uno scenario sempre più competitivo, la differenza sarà determinata dalla capacità di trasformare i dati in decisioni e le informazioni in valore.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli