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ESTERI

La Georgia supera l’Italia nell’export dei vini fermi in Russia. E Mosca pensa a raddoppiare i dazi

La guerra impoverisce il Paese, e Putin vuole tutelare le produzioni nazionali, che segnano il crollo degli spumanti e la crescita dei vini fermi
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La Russia e il vino

Dopo oltre 500 giorni dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, tante cose sono cambiate nei rapporti tra Mosca ed Europa, sia, come è ovvio, a livello politico, che a livello di relazioni commerciali. La guerra ha drenato risorse economiche importanti, e l’allontanamento dall’Occidente e dall’Europa, per consolidare le partnership con India e Cina, avrà ricadute importanti sugli scambi, già messi in grande difficoltà dall’embargo europeo su tantissimi prodotti e dalla debolezza del Rublo.
Tra i pochi a resistere, c’è il vino, a partire da quello italiano che, nei primi 5 mesi del 2023, secondo i dati riportati dal quotidiano economico russo “Kommersant”, ha perso lo scettro di primo esportatore di vino fermo in Russia, con 23,36 milioni di litri (+31% sullo stesso periodo del 2022), superata dalla Georgia, con 24,15 milioni di litri (+63%). Di conseguenza, la quota dei vini della Georgia sul totale dei vini fermi importati dalla Russia - a volume - ha raggiunto il 19,1%, e quella dell’Italia si ferma al 18,5%.
Le importazioni di vini fermi dalla Spagna, nel periodo, sono aumentate del 25%, a 20,46 milioni di litri, con la Francia che segna il +23%, a 10,04 milioni di litri, ed il Portogallo il +69%, a 9,61 milioni di litri.
Una corsa, quella delle importazioni, che restringe però gli spazi delle produzioni interne, aspetto che preoccupa non poco il Presidente russo Vladimir Putin, che recentemente ha approvato l’estensione delle misure di sostegno per i produttori di vino, ma con l’obbligo che le imprese investano nello sviluppo e nella modernizzazione del prodotto. Una novità importante, tutt’altro che positiva dal punto di vista dei produttori esteri, è invece la possibilità di un aumento dei dazi doganali, che potrebbero passare dall’attuale 12,5% al 25-30%, più del doppio. Tornando ai dati, secondo Rosstat, l’agenzia federale russa per le statistiche, a maggio 2023, sullo stesso mese del 2022, la produzione interna di spumanti e “champagne”(come in Russia continuano a definire le bollicine di qualità) è diminuita del 19,3%, mentre la produzione di vini fermi è aumentata del 3,9%, a 27 milioni di litri. Inoltre, a rendere ancora meno occidentale la Russia, il no alla sperimentazione della vendita di vino online, che potrebbe non vedere mai la luce.

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