L’Italia si unisce al mondo per celebrare i legumi, protagonisti silenziosi di una rivoluzione alimentare sostenibile. Oggi è la “Giornata Mondiale dei Legumi”, la ricorrenza promossa dall’Onu ogni 10 febbraio e sostenuta dalla Fao, per richiamare l’attenzione sul valore nutrizionale e ambientale di queste colture resilienti, che arricchiscono i territori e rigenerano il suolo, sostenendo chi le coltiva nel rispetto della Terra.
Fino al 15 febbraio c’è “Aggiungi un legume a tavola” 2026, la campagna di Slow Beans di Slow Food che coinvolge centinaia di Cuochi dell’Alleanza della Chiocciola nei ristoranti del Belpaese, nei cui menù compaiono piatti con ceci, fagioli, lenticchie e cicerchie, provenienti dai Presìdi Slow Food e dall’Arca del Gusto. A casa, invece, un ricettario sempre di Slow Food propone preparazioni regionali e consigli per usare i legumi ogni giorno (con l’invito a condividere i piatti sui social con l’hashtag #AggiungiUnLegumeaTavola).
A conferma del ruolo sempre più centrale di questi alimenti nella dieta degli italiani, da un’analisi Coldiretti su dati Istat emerge che piselli, fagioli, ceci e lenticchie sono presenti sulle tavole di più di 1 italiano su 2, consumati almeno qualche volta a settimana. La spesa nazionale dedicata ai legumi ha raggiunto i 1,3 miliardi di euro annui, segno di un interesse crescente non solo per motivi nutrizionali, ma anche ambientali.
Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), infatti, ogni legume ha le sue proprietà con le quali contribuisce al benessere quotidiano, con lenticchie, ceci, fagioli, piselli, fave, lupini, cicerchie e soia che offrono un patrimonio nutrizionale che conferma il loro ruolo centrale in un’alimentazione equilibrata. Lenticchie ricche di ferro e folati, ceci con preziose fibre solubili, fagioli considerati “la carne dei poveri”, piselli più digeribili, fave simbolo della primavera mediterranea, lupini ad altissima percentuale proteica, cicerchie nutrienti ma da consumare previa corretta preparazione, e soia, fonte proteica completa. Una straordinaria fonte di proteine vegetali, fibre e sali minerali essenziali come ferro, calcio, potassio, fosforo e magnesio, oltre a vitamine del gruppo B e, quando freschi, vitamina C. Dal punto di vista ambientale, poi, le piante leguminose hanno un ruolo cruciale nel preservare la fertilità del suolo grazie alla loro capacità di fissare l’azoto, riducendo così l’uso di fertilizzanti chimici e contribuendo alla tutela delle risorse idriche.
L’Italia può inoltre contare su un patrimonio agricolo unico ed una biodiversità straordinaria fatta di varietà tipiche e produzioni di eccellenza come i fagioli bianchi di Rotonda Dop, i cannellini di Atina Dop, i fagioli di Sarconi Igp, il fagiolo di Sorana Igp, quello di Lamon Igp, il fagiolo di Cuneo Igp, e le lenticchie di Castelluccio Igp, Altamura Igp e Onano Igp, fino a specialità locali come il fagiolo dell’Occhio di Refrancore, lo zampognaro d’Ischia o il pisello verdone nano di Colognola ai Colli, riconosciuti anche come sigilli di Campagna Amica. Tuttavia, questa ricchezza è oggi sotto pressione. Coldiretti denuncia che le coltivazioni nazionali sono minacciate da concorrenza estera a basso costo e bassa qualità, spesso favorita da accordi commerciali che non garantiscono gli stessi standard ambientali, etici e sanitari richiesti ai produttori italiani. Nel 2024 - secondo un’analisi della Coldiretti basata su dati Ismea - l’Italia ha importato oltre 500 milioni di chili di legumi, a fronte di un raccolto nazionale di appena 170 milioni di chili: ciò significa che 3 piatti su 4 tra fagioli, lenticchie e ceci consumati nel nostro Paese provengono dall’estero, principalmente da Stati Uniti e Canada, dove è consentito il trattamento con glifosato in pre-raccolta, pratica vietata in Italia. A ciò si aggiungono criticità etiche, come l’uso di lavoro minorile rilevato in alcune coltivazioni in Messico. Di fronte a questo scenario, l’organizzazione agricola italiana invoca una revisione degli accordi commerciali e chiede che tutti i prodotti importati rispettino gli stessi criteri previsti per quelli nazionali: parità di condizioni, controlli efficaci e reciprocità normativa. Altro nodo cruciale è quello della trasparenza: Coldiretti ricorda che nei prodotti confezionati - in scatola, vetro o lattina - è frequente trovare legumi secchi di importazione reidratati e confezionati in Italia, poi etichettati come made in Italy. Per evitare inganni, è fondamentale introdurre un sistema di etichettatura obbligatoria dell’origine della coltivazione, come già avviene per i legumi freschi. In attesa di una riforma normativa, il consiglio è quello di scegliere prodotti che indichino chiaramente l’origine italiana - Dop, Igp e specialità locali.
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