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La grande cucina invade anche il mondo dei videogiochi, in un incontro inusuale, tra passioni che si uniscono e contaminazioni. Con i piatti del giovane chef stellato Lorenzo Cogo (El Coq) ispirati a Far Cry 5, ultimo capitolo della saga Ubisoft

La grande cucina, ormai un must in tv, invade anche il mondo dei videogiochi, in un incontro inusuale, tra passioni che si uniscono e contaminazioni, anche nella comunicazione. È l’originale esperienza che ha visto unire le forze al giovane chef e appassionato video giocatore Lorenzo Cogo, una stella Michelin, a soli 30 anni, con il suo El Coq di Vicenza, e Ubisoft, una delle maggiori produttrici di videogames nel mondo, e firma di Far Cry 5, in uscita in questi giorni, ultimo capitolo di una saga amatissima nel genere “sparatutto” (e presentato anche nel ristorante vicentino) che, solo con l’edizione n. 4, ha venduto oltre 7 milioni di copie.

E così, un viaggio nel Montana dello chef, dove è ambientato questo capitolo del videogioco, “The Last Best Place”, l’ultimo posto meraviglioso, come lo chiamano gli americani, è diventata l’ispirazione per un menu ad hoc dedicato al gioco, ed un docufilm che racconta la peculiare la genesi dei piatti.


“Da Billings a Bozeman, da Twin Bridges a Livingston: tra appassionanti battute di caccia e pesca, escursioni di ogni tipo e gustose scoperte culinarie, è stato un tour che ha attraversato quasi tutto il Montana - spiega una nota - facendo tappa in quei luoghi magici che hanno ispirato il team di sviluppatori e creativi di casa Ubisoft nella realizzazione del nuovo Far Cry 5. Nel viaggio, Lorenzo si è lasciato ispirare dai panorami dello Stato americano e dalle atmosfere del videogioco per creare tre ricette innovative che rispecchiano perfettamente il suo stile sperimentale e uniscono, per la prima volta in assoluto, alta cucina e videogiochi. Del tutto in linea con i temi trattati nel videogame, il primo piatto si intitola “Comunione”: una tartare di cuore tra due ostie a cui lo chef ha abbinato un Bloody Mary. Un evidente richiamo alla setta di fanatici attorno a cui si snoda la storia del gioco. Nella seconda ricetta, il ragù di cervo, animale simbolo della gastronomia del Montana, incontra un pacchero gratinato, riprendendo il concetto di contaminazione tipico della cucina istintiva di Cogo. Protagonista del terzo piatto un altro animale tipico, la trota iridea, che viene condita con maionese al ginepro e cous cous di cavolfiore”.

“È stato un itinerario a dir poco straordinario, abbiamo visitato delle località affascinanti e ricche di storia, con una cultura gastronomica che mi ha di certo arricchito e soprattutto ha soddisfatto appieno la mia insaziabile curiosità - conferma Cogo - la gente del posto è stata accogliente e pronta a svelarmi tutti i segreti della loro cucina e non solo, abbiamo persino pescato e cacciato per poi cucinare e gustarci il frutto del nostro lavoro insieme, dopo giornate veramente faticose, ma estremamente gratificanti”.

E chissà che questa esperienza che ha unito videogiochi e cucina non sia solo la prima di un nuovo filone che vede i ristoranti stellati del Belpaese diventare, sempre più spesso, location per la comunicazione ed il lancio di nuovi prodotti, come accade sempre più spesso con il vino, per esempio, ma non solo.

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