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La griffe del Brunello Banfi pubblica il suo primo “Bilancio di Sostenibilità”, individuando rapporti strategici e identificando sette temi per consolidare il suo successo, tra riduzione del consumo di risorse e effetti socioeconomici sul territorio

Italia
La griffe del Brunello Banfi pubblica il suo primo “Bilancio di Sostenibilità”,

Dopo un “numero zero” dedicato alle risorse umane, Banfi, uno dei nomi più noti al mondo del territorio del Brunello di Montalcino (ed uno degli attori del successo globale del suo territorio) ha deciso di coronare quel cammino iniziato nel 2003 - quando fu la prima azienda agricola italiana a ricevere la certificazione etica SA8000 - pubblicando oggi l’edizione n.1 del suo “Bilancio di Sostenibilità”.
Il documento, a differenza di un tradizionale bilancio aziendale, è uno strumento di analisi “multidimensionale”, come lo ha definito Paolo Bersani, partner della società di consulenza PriceWaterhouseCoopers, che ha curato la sua redazione. Il bilancio prende in considerazione non solo l’andamento delle variabili economiche e finanziarie, ma anche il complesso di relazioni, impatti e ricadute che un’azienda esercita nei confronti di soggetti come i suoi fornitori, i suoi dipendenti e gli attori politici e sociali del territorio di riferimento. E anche se “in sé e per sé il bilancio di sostenibilità non aiuta a creare un prodotto migliore”, ha puntualizzato Bersani, “un’azienda non è solo il suo prodotto, ma anche il suo contesto, quindi nel caso di Banfi l’Italia, la Toscana e Montalcino. Il bilancio è uno strumento per raccontare che si è parte di un sistema valoriale”.
Tramite il bilancio, inoltre, Banfi, intesa come sommatoria di Banfi Srl e Banfi Società Agricola Srl, ha potuto identificare sette temi principali e i principali portatori di interesse, o “stakeholder” di ognuno, creando così un quadro d’insieme che permette a tutti di sapere quante e quali attività l’azienda svolge, siano esse per l’abbattimento delle emissioni di Co2, la formazione aziendale o il sostegno di attività culturali. E, al contempo, poter definire in maniera più mirata e cosciente quali misure da attuare nei confronti di ognuno dei temi trattati, e in che lasso temporale, visto che il termine sostenibilità non si riferisce al solo impatto ambientale, ma prende in considerazione un raggio molto più ampio di effetti dell’attività produttiva. “Il bilancio”, ha dichiarato a WineNews Enrico Viglierchio, dg Banfi, “è il pezzo di un cammino cominciato ben prima del documento a uso interno del 2015, nel 2003, quando abbiamo ottenuto la certificazione etica SA8000. Consideriamo il territorio stesso come la nostra materia prima più importante, perché a differenza di altre aziende di altri settori delocalizzare, nel vino, non è un’opzione possibile. E il territorio è la chiave fondamentale”, ha proseguito Viglierchio, “perché la materia prima di un’azienda vinicola, l’uva, non è standardizzabile, anzi cambia ogni anno. Oggi si è arrivati al bilancio di sostenibilità, che abbraccia il concetto a 360 gradi - dal punto di vista sia tecnico, che di gestione del territorio e della sua biodiversità, che di gestione delle risorse e di quelle che proietta sul territorio. E vuol dire anche avere la sostenibilità economica di mantenere nel tempo: i francesi usano il termine “durabilità” per definire un sistema produttivo ecosostenibile, quindi anche la sostenibilità economica che ti permette di mantenere un ciclo virtuoso”.
E di virtuoso c’è molto nel documento, dagli investimenti economici verso la comunità, aumentati di quasi il 15% in due anni, alla monitorizzazione dell’uso di fungicidi e fertilizzanti, passando per la riduzione e razionalizzazione dei consumi energetici (che ha portato a un abbattimento di Co2 del 15%) e di risorse idriche, la produzione di rifiuti e l’uso di bottiglie più leggere, che permette di abbattere notevolmente sia l’utilizzo di risorse per produrre vetro che le emissioni di Co2 conseguenti al trasporto del vino. Interventi, questi, che contribuiscono in maniera decisiva a rendere il bilancio non solo uno strumento utile per uso interno, ma anche per rendere noto quanti e quali effetti l’attività aziendale ha sul territorio: e anche se “l’impatto in marketing di questo strumento è modesto”, ha dichiarato Carlo Alberto Pratesi, docente di Marketing, Innovazione e Sostenibilità presso l’Università degli Studi Roma Tre, “sostenibilità non vuol dire solo arginare i problemi, ma anche prevenirli, è come un “check-up” che si fa non solo quando si è malati, ma per sapere se e cosa c’è che non va. L’aspetto ambientale è il primo, ma il concetto di sostenibilità è valido anche su quello sociale, economico e locale. Il bilancio di sostenibilità, più che uno strumento di marketing, è un atto di responsabilità verso il territorio”, ha concluso.

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