02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

La Nazione

Biondi Santi compra ettari da Bulgheroni … Accordo sul Brunello tra i francesi di Epi e il magnate argentino. Un affare milionario... Un accordo tra grandi del vino, un affare stipulato lungo l’asse Francia-Argentina, nel segno di re Brunello. La famiglia Descours, che controlla il gruppo francese Epi, dopo aver acquisito due anni fa la Tenuta Greppo Biondi Santi, cantina-mito dove e nato due secoli fa il Brunello di Montalcino, e a un passo dal comprare, come ha anticipato il sito WineNews, 6 ettari di vigneto a Brunello, in una zona di pregio, vicinissima al Greppo (che di ettari ne ha già 25). Nel mirino della tenuta Biondi Santi la microzona San Polo, oggi di propriety del magnate argentino Alejandro Bulgheroni, che resterebbe comunque in possesso di 35 ettari a Brunello (27 ettari a Poggio Landi e 8 a Podere Brizio). Una trattativa tra grandi marchi che dovrebbe concludersi nei prossimi giorni. Le cifre dell’affare, ovviamente top secret, dovrebbero aggirarsi sul milione di euro a ettaro, considerando le ultime stime e i contratti conclusi di recente, come riportato sempre da Winenews. Valori che testimoniano come il territorio del Brunello continui ad essere quello a più alto appeal nell’Italia enoica, con i grandi che decidono di investire su quality e vigneti dal grande potenziale. Da una parte i francesi del gruppo Epi, noti soprattutto per lo Champagne, che tramite la Tenuta Greppo, guidata dall’ad Giampiero Bertolini, vorrebbero acquisire i 6 ettari per aumentare la produzione di Brunello, dalla media attuale di 80mila bottiglie l’anno a una potenziale di 110mila bottiglie. Conservando la quality e la forza del brand Biondi Santi. Dall’altra le strategie di Alejandro Bulgheroni, che ha già investito 120 milioni di euro in Toscana, tra Montalcino, Bolgheri e Chianti. “Oggi abbiamo 330 ettari di vigneti - aveva dichiarato il miliardario argentino a maggio a Qn Economia, all’inaugurazione della nuova cantina di Poggio Landi - prod Quando ho comprato Poggio Landi non c’era nulla, le botti erano in una cantina con l’argilla che si era gonfiata per l’umidità. A Bolgheri la cantina e ricavata da una cava”. E poi ancora, rispondendo sul suo sbarco in Italia. “Sono arrivato nel 2007 - raccontò Bulgheroni seguendo i consigli di Alberto Antonini, enologo e conoscitore dei terroir. E stato lui a indicarmi Dievole nel Chianti Classico, poi lo storico podere Poggio Landi della fattoria de Barbi a Montalcino, podere Brizio sempre nel Brunello, e le tenute a Bolgheri. Io voglio produrre i vini migliori nei terroir più rinomati nel mondo. Creare aziende che siano un modello per produzione e accoglienza, che siano un marchio per il gruppo e per il territorio”. P.D.B.

Copyright © 2000/2019


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2019

Pubblicato su

Altri articoli