02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2024 (175x100)

La Nazione - Grosseto

Decisione del Parco “Lotta” fra gli insetti. Stop all’apicoltura sull’isola di Giannutri … Secondo uno studio universitario in un ambiente così ristretto le api da miele prevalgono su quelle selvatiche e le mettono a rischio. Sammuri: “Scelta precauzionale” … stop all’apicoltura sull’isola di Giannutri per tutelare le api selvatiche. La decisione è stata presa dopo la pubblicazione dello studio delle Università di Pisa e Firenze sulla competizione tra api da miele e selvatiche. Secondo la ricerca portata avanti in sinergia dalle due università toscane, ci sarebbero troppe api per poco nettare, e a rimetterci sarebbero quelle selvatiche. Ragion per cui, il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha deciso di non confermare le autorizzazioni per condurre l’apicoltura a Giannutri. La ricerca, pubblicata sulla rivista ‘Current Biology’, è stata realizzata negli ultimi quattro anni sull’isola. “Si tratta del primo studio che è riuscito ad evidenziare come la concorrenza tra api mellifere e altre specie di api si possa risolvere in favore delle prime, specialmente in aree ristrette senza le risorse floreali sufficienti per tutte le specie selvatiche e gestite”, spiega il docente di Zoologia Leonardo Dapporto, referente scientifico per l’Università di Firenze della ricerca. L’ape da miele allo stato selvatico è in forte declino. Un fenomeno preoccupante, visto che dal servizio di impollinazione delle api dipende, come ormai è noto, il funzionamento dell’intero ecosistema. Il declino degli impollinatori è dovuto a molteplici fattori, come la distruzione degli habitat, lo sfruttamento degli ambienti, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici e la diffusione di specie aliene e invasive. Secondo lo studio portato avanti dai ricercatori, le api da miele gestite dall’uomo contribuiscono al declino delle api selvatiche, monopolizzando le risorse floreali. Ma secondo quanto riportato da Winenews, i risultati dello studio non piacciono agli apicoltori. Duccio Pradella, presidente dell’Associazione regionale produttori apistici toscani si è detto d’accordo “che si facciano gli studi”, ma si è dimostrato meno d’accordo sugli esiti. Prima di tutto perché nello studio non sarebbero “considerati gli effetti dei cambiamenti climatici sul benessere degli impollinatori”, il che lo renderebbe “incompleto”. “Restiamo disponibili al dialogo - ha detto Pradella - e diciamo sì alla ricerca, ma vogliamo essere coinvolti perché possiamo dare il nostro contributo”. In realtà, a Giannutri non c’è una vera e propria azienda di apicoltura, ma soltanto gli alveari che portava lì un’azienda che ha sede altrove. Per quest’anno non potrà farlo. “Il problema di Giannutri – spiega il presidente del Parco, Giampiero Sammuri – sono le piccole dimensioni dell’isola. Abbiamo decine di aziende di apicoltori nel nostro arcipelago. All’Elba, Capraia, Giglio. Siamo sempre stati favorevoli all’apicoltura, riconoscendone il valore. E organizziamo spesso visite in queste aziende. Stiamo approvando proprio in questo periodo le linee guida per l’attività di apicoltura all’interno del Parco. Ma questo studio ci chiedeva cautela per Giannutri, dove le piccole dimensioni, a quanto pare, portano le api domestiche a mettersi in competizione con gli impollinatori selvatici. Per cui abbiamo deciso lo stop per quest’anno”. Ovviamente, l’apicoltura prosegue in tutto il resto del territorio, dove le dimensioni sono tali da non provocare nessuna concorrenza tra api domestiche e api selvatiche.

Copyright © 2000/2025


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2025

Pubblicato su