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MERCATI E STRATEGIE

La promozione al centro delle azioni delle organizzazioni agricole: la Cia punta sul vino

Partito il “Progetto Incoming”, ciclo di incontri che porta a Roma i buyer del mondo a tu per tu con le cantine associate agli Agricoltori Italiani
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La promozione al centro delle azioni delle organizzazioni agricole: la Cia punta sul vino

Non solo supporto rappresentanza sindacale e servizi di assistenza burocratica e fiscale: le organizzazioni agricoli si fanno sempre più promotrici del lavoro e dei prodotti delle aziende. Strada intrapresa, tra gli altri, dalla Cia Agricoltori Italiani, con particolare attenzione sul vino, con il “Progetto Incoming”, un ciclo di incontri, a Roma, che metterà a contatto le aziende vitivinicole associate con buyer di tutto il mondo. Il primo dei sei appuntamenti in programma quest’anno, andato in scena nei giorni scorsi, ha visto radunate 22 cantine vitivinicole di tutte le Regioni d’Italia e una quindicina di buyer, dove spiccava, nonostante i disagi dovuti all’emergenza del Coronavirus, una buona rappresentanza asiatica. “La Confederazione da sempre è capace di dare servizi alle aziende a 360 gradi ma oggi abbiamo fatto un saltino in più - ha sottolineato, a WineNews, Luca Brunelli, produttore vitivinicolo a Montalcino e presidente di Cia Toscana, che ha organizzato gli incontri assieme all’Agenzia Area39 - questo dell’incoming era un tema che non avevamo affrontato fino in fondo, finora ci eravamo limitati a presentare il sistema produttivo, a creare alcuni approcci ma ora la Cia - Agricoltori Italiani ha deciso di impegnare energie sul rapporto diretto tra realtà produttiva e il mercato, che può essere quello del Gdo, delle filiere produttive, oppure, nel caso del vino, il business ti business. Oggi ci proponiamo di agevolare il contatto con gli operatori di mercato, essere presenti alle fiere non basta”.
“La scelta della Cia - Agricoltori Italiani di avvicinarsi alle aziende e aiutarle nel loro percorso imprenditoriale è una scelta assunta da tempo - ha aggiunto Brunelli - lo facciamo partecipando alle fiere internazionali, per il vino c’è Vinitaly, ma lo facciamo anche in altri settori, dall’olio agli agriturismi. La Cia ritiene che dobbiamo essere partner delle nostre imprese, in realtà di noi stessi (io per esempio sono un produttore di vino), cercando di capire insieme come il mondo sta cambiando. Le sfide che stanno affrontando i nostri agricoltori sono enormi, rese complesse da una serie di difficoltà; pensiamo per esempio alla Brexit e ai dazi Usa. Quindi è importante unirsi e il senso di queste giornate è proprio questo. Oggi presentarsi sul mercato mondiale da soli è impossibile, le nostre aziende sono troppo piccole, hanno strutture troppo deboli per affrontare i mercati in solitudine. Quindi la Cia si mette a disposizione per essere animatore di queste esigenze, soprattutto animatore di tante esperienze diverse che, unite, costituiscono un valore assoluto”.
Al primo appuntamento di incoming le cantine protagoniste sono state Apollonio Vini, Azienda agricola Tiberini, Azienda agricola vitivinicola Valle del Canneto, Calvi, Cantina Collina del Chianti, Cantina Gozzi, Cantine Politi, Fattoria Fibbiano, Ghione Wine, Il Poggio, La Cignozza, Le Rughe Prosecco, Loghi, Madonna dell’Uva, Maltese, Martoccia di Brunelli, Monte Tondo, Ronco Margherita, Tenute dei paladini, Tessère, Vecchia Cantina di Montepulciano, Vini Brojili Aquileia.
“Qui abbiamo aziende che sono abituate a questi momenti di confronti commerciali - rileva Brunelli - ma abbiamo anche aziende che si confrontano per la prima volta con l’internazionale, con il mondo della commercializzazione, e trovano estrema soddisfazione in questa metodologia ma soprattutto nell’aiuto all’approccio al mercato che intendiamo offrire”.
“Proprio questo ci serviva e chiedevamo alla nostra associazione”, sottolinea Davide Calvi, giovane vignaiolo della azienda di Pavia alla sua prima partecipazione a un evento business to business mirato all’internazionalizzazione. “Da piccola azienda - aggiunge Calvi - avevamo bisogno di supporto. Quello che cerchiamo è proprio la rete di vendita, anche perché il nostro estero è la Danimarca e la Francia, ma ci interessa di allargare il mercato e poter andare in Cina e negli Usa, pur nella nicchia della piccola azienda e dei prodotti di qualità”.
L’esperienza con i mercati esteri e gli operatori internazionali non manca invece all’azienda leccese Apollonio, guidata da Marcello e Massimiliano Apollonio,che volentieri ha conto l’occasione proposta dalla Cia per proseguire su una strada di vocazione all’export “che, nei 150 anni della nostra storia è sempre stata una delle nostre caratteristiche”, osserva a WineNews Marcello Apollonio.
“L’idea di approfittare delle capacità di organizzazione della Cia per incontri con operatori esteri è l’ideale - aggiunge Apollonio - perché accorcia i tempi e offre opportunità di incontri che poi si approfondiscono in occasioni come Vinitaly o Prowein”. Da “veterano” dei mercati esteri Apollonio non nasconde le numerose insidie che incombono sull’export tricolore. Dopo la Brexit e l’incognita dei dazi Usa è arrivato pure il corona virus a danneggiarci - osserva Apollonio - sono state annullate le manifestazioni a cui avevamo già dato adesione. Peccato perché il mercato cinese si sta evolvendo anche dal punto di vista qualitativo e comincia a rispondere bene a prodotti che non siano i classici vini toscani o piemontesi”.

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