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La Repubblica

Montalcino, il Brunello leva dell’enoturismo … Nel 2018 si sono registrate oltre 200mila presenze, 113% in più negli ultimi cinque anni, e oltre 75mila con pernottamento... Quasi 200mila presenze nel 2018, il 113% in più negli ultimi 5 anni, e oltre 75mila arrivi con pernottamento in un comune di 6mila abitanti.Sono i numeri di Montalcino (SI), terra del Brunello e dell’enoturismo, secondo le elaborazioni Nomisma-Wine Monitor su base statistica della Regione Toscana rilasciate oggi dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Il quadro che emerge, a pochi giorni da “Benvenuto Brunello” è quello di un fazzoletto di terra meta ogni anno di enoturisti provenienti da tutto il mondo (il 72% del totale presenze è straniero), che ha costruito sull’economia del suo vino di punta la propria fortuna. La metà delle imprese ilcinesi sono infatti a stampo agricolo, ma non è tutto: negli anni si sono moltiplicate le strutture ricettive e oggi sono 1 ogni 35 abitanti con 92 tra alberghi, agriturismo e strutture di accoglienza. Oltre 50, infine, ristoranti e locali con attività di somministrazione.I relais incastonati nel territorio sono diversi. A iniziare da Castello Banfi, vero e proprio borgo, finito nel mirino del big del lusso Lvmh che, secondo le indiscrezioni di winenews.it, polo multimediale con quartier generale a Montalcino, sarebbe in trattative per acquisire questa realtà. C’è poi Castiglion del Bosco, altro borgo: situata all’interno del Parco Naturale della Val d’Orcia, patrimonio dell’Unesco,  è una delle più antiche e meglio conservate tenute in Italia. È stata rilevata nel 2003 da Massimo Ferragamo, fratello di Ferruccio e Leonardo, i tre figli di Salvatore, il “calzolaio dei sogni”, come si era definito lui stesso nella propria autobiografia. Nel 2015 la gestione del resort è stata affidata a Rosewood Hotels & Resort, il ramo hotellerie della famiglia Cheng di Hong Kong, i gioiellieri più grandi del mondo sotto il brand Chow Tai Fook Enterprises.rilanciato da Massimo Ferragamo, che ora ha visto l’ingresso nella struttura. E ancora: Casanova di Neri, di Giacomo Neri e dei figli Giovanni e Gianlorenzo. Giacomo Neri. Nel 2006 Wine Spectator l’ha incoronato miglior vino del mondo, con il Brunello annata 2001, scrivendo:  “Il miglior esempio del recente rinascimento della viticoltura Toscana”.  Da allora è sempre finito tra i top delle classifiche. E il suo relais non è da meno. “Le aziende che, oltre ad un’esperienza strettamente legata alla cantina ed alla degustazione, formulano un’offerta più ampia, riescono a coinvolgere diverse dimensioni del territorio: sociale, ambientale e culturale”, commenta Floriana Risuglia, segretario Ugivi, Unione giuristi della vite e del vino. Spiega Risuglia: “Mettono in pratica, inoltre, quanto previsto dal Testo Unico del Vino, secondo cui la vite, il vino, i territori viticoli sono patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva ambientale e culturale. Emerge quindi il grande ruolo educativo delle aziende che si fanno portavoce e centro di una nuova coscienza ambientale ed esempio virtuoso di rapporto sostenibile tra natura e uomo”. E i risultati, per la denominazione che nel 1941 ha fondato la prima Enoteca pubblica d’Italia e per prima ha aperto le porte al pubblico (Fattoria dei Barbi, nel 1948) si vedono: +20% le presenze solo nell’ultimo anno statistico (2018 vs 2017); +113% negli ultimi 5 anni per una crescita 10 volte superiore all’incremento dell’incoming regionale toscano; quasi 77mila le notti in hotel per 3/4 riservate da stranieri, circa 120mila le presenze in esercizi extralberghieri. “Il turista tipo – ha detto il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – è spesso un big spender estero, arriva dagli Stati Uniti, il nostro primo mercato di riferimento, e sempre più dai Paesi terzi, come il Brasile e il Canada, ma anche da Germania Regno Unito. Un fenomeno, quello dell’enoturista di alta gamma, che contribuisce ad allargare in maniera virtuosa la filiera socioeconomica del Brunello anche fuori dal proprio perimetro di 2.100 ettari di vigna con migliaia di addetti diretti”. Provengono da oltre 60 Paesi gli enoturisti che visitano Montalcino e che lo scorso anno hanno fatto segnare un +25% di presenze. Gli habitué sono in primis gli statunitensi, vero e proprio feudo con quasi 41mila presenze registrate nel 2018 e una crescita boom sull’anno precedente (+56%), seguiti da 19mila presenze dalla Germania e da oltre 10mila da Regno Unito e Brasile, quest’ultimo in grado di segnare un incremento del 70% nell’ultimo anno monitorato. Numerosi anche gli arrivi con pernottamento provenienti da Francia, Canada, Svizzera, Australia e Russia. Il Brunello 2015 si prepara al debutto con una quattro giorni di eventi tra degustazioni, ospiti e focus di mercato organizzati dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Dal 21 al 24 febbraio prossimi, 140 produttori celebreranno il prodotto icona del suo vigneto con la 28^ edizione di Benvenuto Brunello. Nei calici, per la prima volta dopo 5 anni di affinamento, l’annata 2015.

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