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La Repubblica

Tignanello torna alla famiglia Antinori? ... I rumor raccolti da WineNews: la Marchesi Antinori avrebbe acquistato quattro ettari ricostituendo la proprietà originiale della collina nel cuore del Chianti Classico ...I 50 anni sono un compleanno importante. Occasione in cui c’è chi si regala il viaggio di una vita, chi una cena indimenticabile, chi un gioiello o magari un vino da sogno. Oppure, 4 ettari in uno dei luoghi simbolo del “Rinascimento” del vino italiano (che saranno reimpiantati a vigneto di Sangiovese, partendo dal materiale già esistente), e da cui nasce uno dei vini più prestigiosi del panorama tricolore. Ovvero la collina di Tignanello, dove sorge una delle tenute più importanti della Marchesi Antinori (con 130 ettari di vigneto e una villa risalente al Cinquecento).

Una sorta di “terreno ideale” per la produzione di vino, a 450 metri sul livello del mare, ricco di alberese e galestro e con una grande escursione termica tra giorno e notte, dove la famiglia Antinori, da rumors WineNews.it, proprio nei 50 anni dalla prima annata del Tignanello, la 1971, avrebbe acquistato questi 4 ettari (già in passato di proprietà della famiglia) ricostituendo così, sotto l’egida di una delle più antiche realtà del vino italiano, l’integrità della collina, andando a ricreare, di fatto, un vero e proprio “monopole” di altissimo pregio nel cuore del Chianti Classico (a San Casciano Val di Pesa). Da qui nasce (oltre al celeberrimo Solaia e al Marchese Antinori Chianti Classico Riserva), come detto e come racconta il nome stesso, proprio il Tignanello, vino tra i più importanti del panorama italiano.

Figlio di un’intuizione di Niccolò e Piero Antinori già negli anni Sessanta del Novecento, che capirono sin da allora il potenziale di un vino “single vineyard”, subito lodata dal maestro delle critica enoica italiana Luigi Veronelli (che scriveva delle “76.682 viti di antica vigna chiantigiana, detta Tignanello”, frase riportata nell’etichetta del 1971 disegnata dal grande grafico Silvio Coppola) e diventata realtà anche grazie al contributo del grande enologo Giacomo Tachis.

Tignanello che oggi è una delle etichette italiane più famose e ambite dai collezionisti di tutto il mondo, tra i primi 100 marchi secondo l’indice dei fine wine Liv-Ex e tra i 15 vini più ricercati secondo Wine-Searcher. E, a suo modo, una pietra miliare italiana. Prodotto in blend con Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, è stato il primo Sangiovese ad essere affinato in barriques, il primo vino rosso moderno assemblato con varietà non tradizionali del territorio (quali il Cabernet), e tra i primi vini rossi nel Chianti Classico a non usare uve bianche.

Un vino storico, prodotto solo nelle migliori annate, particolarmente caro a Piero Antinori, forse il più stimato dei produttori italiani - oggi presidente onorario, ma attivo e presente, nella Marchesi Antinori, guidata dalla figlia Albiera, con le sorelle Allegra e Alessia, e con l’ad Renzo Cotarella, che, magari, avrà brindato a questo importante acquisto, ed ai 50 anni di Tignanello, stappando la storica 1971, quella del debutto, o la 1975, prima in cui al Sangiovese si aggiunse il Cabernet, o la 2001, quella dei 30 anni, o ancora la più recente 2016, premiata dalla critica italiana ed internazionale, e n. 1 della “Top 100 Cellar Selection” 2020 della rivista Usa “Wine Enthusiast”.

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