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La Repubblica

“Export, siamo in recessione negli Usa” … Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, lancia il warning: “una brusca frenata, dicono i dati delle dogane per i primi 8 mesi, mentre la Francia nello stesso perido cresce bene”... “Nei primi otto mesi di quest’anno c’è stata una brusca frenata nelle importazioni dagli Stati Uniti, dove il nostro mercato è di fatto in recessione mentre la Francia nello stesso periodo cresce bene”: Giovanni Mantovani, direttore di Veronafiere, lancia il warning proprio nel corso di un pranzo riservato con una rosa di produttori, i più fedeli del Vinitaly. I dati sono delle dogane, avallati dalle ultime rivelazioni di Osservatorio Vinitlay-Nomsma Wine Monitor, che nel secondo quadrimestre evidenzia un’accentuazione delle difficoltà di crescita negli Usa, con il dato a valore, in euro, di importazioni ferme a +0,7%, pari a 1,11 miliardi di euro. Un dato che stride con i risultati della Francia, che ha fatto registrare nello stesso periodo una crescita di ben 8,2% a 1,18 miliardi di euro. La Francia cresce, proprio mentre il valore globale delle importazioni segna il passo, con -0,6%. Uno scenario che fa riflettere sulla capacità dei nostri cugini d’Oltralpe non solo di saper reagire alle congiunture avverse, ma addirittura di riuscire a volgere a proprio vantaggio la situazione. Strategie di marketing, certo, che hanno fatto leva in particolare sul “rosè”, che va tanto di moda. Ma anche la capacità di fare sistema Paese, di presentarsi all’estero sempre e solo sotto un’unica bandiera, il brand Francia. Cosa che, a quanto pare, non riesce ancora a fare l’Italia. Il nostro paese, infatti, tiene grazie alla volata degli sparkling wine, trainati dal Prosecco, che fanno un balzo in Usa del 16,3%. Ma perdiamo colpi su fronte dei vini fermi, che costituiscono i 3/4 delle importazioni statunitensi. La ricchezza del nostro paese, con il suo patrimonio di territori, vitigni ed etichette, dal punto di vista del risultato finale risulta penalizzante. Bisogna, infatti, trovare il modo di vendere il brand Italia, senza perdere l’identità specifica. Obiettivo difficile da realizzare senza una cabina di regia. “Cabina di regia, non mi piace molto usare questo termine che può sembrare voler imporre dall’alto, ma indubbiamente abbiamo bisogno di un brand ombrello comune capace di fare network all’estero”, ha ribadito Mantovani. “Vinitaly si candida a questo ruolo che già svolgiamo con tutte le attività internazionali avviate da lungo tempo, senza ovviamente nulla a togliere a Ice e altre istituzioni deputate a portare il Made in Italy nel mondo”. A novembre riparte Vinitaly Shanghai, che poi prosegue a Hong Kong per poi proseguire la sua tappa di promozione in Russia. Altro appuntamento è il wine2Wine, evento che si tiene alla fine di novembre a Verona, che coinvolge la business community internazionale attorno ai temi più rilevanti del mercato e dei nuovi trend. Su fronte dell’export globale, l’Italia si conferma, nei 7 mesi su base Eurostat, secondo player mondiale dopo la Francia, con un incremento del 4,1% a valore. La Francia fa meglio, con +6,4%. E fanno meglio anche Spagna, con +6,7% e Australia, +6,1%. proprio i concorrente più agguerriti dell’Italia. “È un segnale da prendere con serietà - ha aggiunto Mantovani a WineNews - e sulla promozione dobbiamo ragionare: i francesi nel mondo vanno con Vinexpo, in Italia ci sono tantissimi player, perché il vino in questi anni ha potuto spendere tante risorse messe in campo dalle aziende, dallo Stato e dell’Europa, con l’Ocm. Ma forse è il momento di capire che la dispersione non ci aiuta affatto”

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