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LA REPUBBLICA FIRENZE

La tempesta perfetta del vino, dopo la siccità il “caro listino” … Il caldo dell’estate scorsa ha falcidiato la produzione: -40 per cento. L’impennata dei prezzi colpisce il prodotto sfuso e l’intera filiera... Si impenna prezzo del vino, la filiera toscana va in crisi. Succede quanto si era temuto all’indomani dell’estate di siccità che ha falcidiato la vendemmia 2017: in media produzione vinicola toscana a -40%. E allora, poco vino, prezzi dello sfuso che balzano in alto ma senza riuscire a remunerare i viticoltori colpiti dal taglio delle quantità, e mettono in crisi gli imbottigliatori, che non possono pagare l’aumento vertiginoso di materia prima senza aumentare i listini dell’imbottigliato e correre il rischio di finire fuori mercato rispetto alla concorrenza. E la corsa al rialzo coinvolge anche le annate precedenti. La tempesta perfetta del “caro listino” colpisce tutte le denominazioni eccellenti, dal Chianti Classico al Brunello, dai Bolgheri al Nobile, dal Morellino al Chianti. Ma andiamo per ordine partendo dal dato esplosivo di questi giorni: l’impennata del prezzo del vino sfuso. Riguarda i listini che i brand, le cantine griffate, pagano ai viticoltori per comprare e poi imbottigliare le produzioni di qualità realizzate in rispetto dei disciplinari. Si assiste ad un fermento insolito, una corsa anticipata alle contrattazioni già da fine novembre, quando di solito il mercato parte a gennaio, per portare nelle cantine degli imbottigliatori non solo l’ultima annata ma anche quelle precedenti. E i prezzi lievitano con balzi a doppia cifra percentuale. Stando al bollettino Ismea (Istituto di servizio per il mercato agro alimentare), a dicembre 2017, rispetto allo stesso mese di un anno prima, il prezzo dello sfuso di Brunello è aumentato del 12,3%, il Chianti Classico è salito del 19,3%, il Chianti addirittura del 31,7%, dati che per queste ultime due denominazioni ritoccano in alto la crescita di prezzo già registrata su novembre dal sito specializzato WineNews. Ma sono i più recenti numeri della Camera di Commercio di Firenze a raccontare che la corsa è proseguita nei primi giorni dell’anno nuovo. E che lo sprint rischia di trasformarsi in una gara folle. La Borsa Merci di Firenze, nella settimana tra il primo e il 7 gennaio 2018, indica scambi “sostenuti” del vino sfuso. E in qualche caso i prezzi all’ingrosso doppiano quelli registrati dalla stessa Borsa Merci un anno prima nella settimana tra il 9 e il 15 gennaio 2017. Il Chianti Classico 2016 arriva a costare fino a 310 euro ad ettolitro. Il Chianti 2014, che un anno fa si poteva pagare solo 88 euro ad ettolitro, ora costa tra i 130 e i 180 euro. Il Vino Rosso Toscano del 2015 e del 2016 a 12 gradi alcolici passa da 45-65 euro a 90-125 euro ad ettolitro, il bianco 2016 costava 50-65 euro mentre quello 2017 si vende a prezzo tra 100 e 130 euro, e le ultime annate di Sangiovese 12 gradi schizzano da 55-73 euro a 105-140 euro. È un terremoto. “Siamo con l’acqua alla gola”, dice senza giri di parole Giovanni Busi, presidente del Consorzio del Chianti, riferendosi all’intera filiera del vino. “Finora i viticoltori hanno lavorato sottocosto, a rimessa, affrontando spese di produzione per 110-120 euro ad ettolitro per realizzare vino che poi veniva pagato loro dagli imbottigliatori solo 80-90 euro ad ettolitro. Ora l’aumento di prezzo che i viticoltori stanno praticando, in media del 20%, non basta a coprire la riduzione della quantità prodotta, che in media è del 40%. E d’altro canto se il prezzo dello sfuso supera i 120-140 euro ad ettolitro, come sta accadendo, questo mette fuori gioco gli imbottigliatori. A questi prezzi la grande distribuzione organizzata, che assorbe il 65% della produzione di Chianti, non rinnova i contratti di fornitura e si rifornisce da altre denominazioni”. Anche perché la siccità, e queste evidenti oscillazioni di prezzo, non riguardano tutte le produzioni nazionali, tanto meno quelle straniere d’importazione. “E un problema atavico, irrisolto - riprende Busi - Per due anni il prezzo va su e per due anni va giù, in un’altalena che provoca, a seconda dei casi, giacenze e squassi. Confidiamo nel Decreto Omnibus, che dovrebbe creare i meccanismi perché il prezzo del vino di ciascuna denominazione venga stabilito in un tavolo istituzionale, come già avviene ad Asti”. Se il Chianti rischia di perdere acquirenti in Italia, le altre denominazioni di maggior prezzo temono la concorrenza sui mercati internazionali. “Il consumatore che cerca l’unicità di certi prodotti di alta gamma, come possono essere bottiglie di Brunello o di altri vini, non cambierà scaffale di fronte all’aumento di prezzo, ma la concorrenza si farà sentire sui prodotti di media gamma”, dice l’enologo Roberto Bruchi, che conferma: “Il calo di produzione dimezza di fatto il reddito dei viticoltori, che può essere solo in parte recuperato con l’aumento del prezzo. La marginalità di contrae, la concorrenza interna aumenta. Non c’è dubbio: il momento è difficile”.

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