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LA REPUBBLICA

Le vin en rose ... Vigne e cantine, la rivincita delle donne... Narra Dionigi di Alicarnasso - autore de “Antiquitates Romanae” - che Romolo aveva concesso agli uomini di uccidere la moglie in due circostanze: adulterio e ubriachezza. Pena che, soprattutto nel secondo caso, lo storico greco considerava del tutto sproporzionata. In un tempo purtroppo ancora piagato dal femminicidio, almeno il piacere alcolico non viene più considerato una colpa. Anche perché le donne sono entrate nel mondo del vino in maniera così competente e massiccia da frantumare qualsiasi retaggio e pregiudizio, pur con la lentezza che sempre si deve ai cambiamenti epocali. Questi sono i giorni di fine vendemmia. Un periodo che i cambiamenti climatici hanno reso sempre più dilatato, dalla raccolta agostana delle varietà precoci e di quelle destinate a far da base per gli spumanti, fino ai vitigni tardivi e alla scia zuccherina delle uve lasciate appassire in pianta. Mai come quest’anno le donne segnano il destino del vino in vigna e in cantina, tra agronome e cantiniere, enologhe e raccoglitrici, commercianti e sommellier, semplici appassionate e superproduttrici. Un mondo sempre più declinato al femminile, con tanto di ricambio generazionale tra madri e figlie. Gli studi più recenti in materia, datati pochi giorni fa, portano la firma del British Medical Journal e certificano che in Gran Bretagna i millennials maschi e femmine assumono vino in pari quantità. Dato rivoluzionario - nel bene e nel male - se è vero che un secolo fa gli uomini bevevano esattamente il doppio delle loro coetanee. Le statistiche americane viaggiano in scia. Secondo un sondaggio compiuto su oltre mille adulti dall’Istituto Gallup, la metà delle bevitrici statunitensi considerano il vino la loro bevanda d’elezione (Sex&The City docet), mentre gli uomini sono fermi al 46%, anteponendo al vino sia la birra che i superalcolici. La fenomenologia de “le vin en rose” ha risvolti sociali imprevisti e potenti. Trent’anni fa, Maida Mercuri, la più giovane sommellier donna italiana, veniva boicottata dai colleghi milanesi, che le mettevano le flûte in forno un attimo prima di servire lo Champagne. La friulana Rosa Bosco litigava con i contadini che si rifiutavano di fare la vendemmia verde per dimezzare il numero di grappoli in pianta, migliorando qualità delle uve. Il passo successivo è stato ammettere le donne nelle aziende vinicole, pur limitando il raggio d’azione a comunicazione e marketing. Ma era solo questione di tempo: le prime lauree in enologia hanno certificato il cambio di passo: oggi un vignaiolo su tre è donna, mentre le sommellier hanno superato quota 40%. In quanto ai consumi, oggi il 41% di chi beve vino in Italia è donna. Poi ci sono le produttrici. Nomi che hanno fatto la storia del vino nel nostro paese, dalle sorelle Antinori a Marilisa Allegrini, da Anna Abbona a Elena Martusciello, Ornella Venica e Donatella Cinelli Colombini. Donne che sanno fare impresa con il filtro essenziale del rispetto verso la terra e il futuro dei propri figli. Sensibilità che si traduce in moltissimi casi nella scelta di produzioni naturali. Un sondaggio condotto dal quotidiano on line “Wine News” sui propri lettori svela che una donna appassionata di vino, competente, curiosa viene percepita come sexy e affascinante dal 91% degli enonauti maschi. Più che la giarrettiera potè il Merlot: qualcuno lo spieghi agli epigoni di Romolo.

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