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LA REPUBBLICA

Export e pagamenti, il vino soffre ... L’allarme dell’Uiv: “Ci sono troppe barriere burocratiche”. Analisi di Winenews: “Ormai si incassa a 120 giorni”... L’export del vino rallenta, causa anche il blocco di burocrazia, scartoffie e costi provocato dai dazi di molte frontiere. E i tempi che le cantine impiegano per farsi pagare le forniture di bottiglie sono mediamente più lunghi di quelli che debbono sopportare aziende di altri settori. Due segnali non felici per il settore vitivinicolo, uno dei più importanti dell’economia Toscana, i cui Consorzi l’anno scorso hanno sfondato il tetto di un miliardo di euro di esportazioni su un totale nazionale di sei miliardi di vendite all’estero. Due campanelli d’allarme suonati in altrettanti convegni che si sono svolti sul finire di questa settimana. “Quest’anno non abbiamo avuto la possibilità di utilizzare come Italia i fondi dell’Ocm vino per la promozione all’estero, che sono bloccati per delle diatribe. Per la prima volta vediamo che l’incremento delle nostre esportazioni sta rallentando”, è l’allarme lanciato dal presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona, al convegno su “Sviluppo e barriere al commercio internazionale del vino: Ue - Russia - Cina”, organizzato all’Accademia dei Georgofili in occasione della chiusura del 68esimo anno accademico dell’Accademia italiana della vite e del vino, da Foragri, il Fondo nazionale interprofessionale che si occupa della formazione continua in agricoltura. “Troppe barriere all’export bloccano lo sviluppo di mercati in forte espansione come quelli di Cina e Russia, c’è bisogno di sostegno da parte delle istituzioni”, è l’appello lanciato da esperti e produttori vinicoli tra cui Piero Antinori e Lamberto Frescobaldi. “La situazione è paradossale perché davanti al successo del vino italiano, ci troviamo di fronte all’assoluta assenza delle istituzioni - ha detto Davide Gaeta, professore dell’Università di Verona - Il sistema delle imprese si muove da solo in assenza di una concreta politica di negoziazione internazionale che abbia ottenuto vantaggi effettivi”. Secondo Gaeta, “le barriere che in passato erano principalmente tariffarie adesso sono anche di tipo tecnico: come gli standard, le certificazioni e i controlli che rendono molto onerosa l’esportazione in quanto aggravano le imprese di costi aggiuntivi”. Inoltre, ha detto ancora, “una buona parte delle barriere da abbattere sono quelle interne all’Europa, perché molti paesi nord europei vedono, in maniera ovviamente pretestuosa, nel vino una minaccia, dovuta all’alcolismo o ad aspetti salutistici”. L’allarme sui ritardi nei pagamenti è invece stato lanciato ad un workshop a San Casciano val di Pesa. “Nessuno rispetta l’articolo 62 della legge 27/2012, che fissa il pagamento tra aziende a 60 giorni”, ha ricostruito col portale specializzato del settore Winenews, Marco Giuri, che ha organizzato l’evento chiantigiano con Eurocredit Business Information, società di informazioni commerciali operante da anni nell’agroalimentare. “Dalla nostra esperienza, che poggia su una clientela di cinquanta tra le più importanti cantine italiane - ha detto Giuri - rileviamo che nel vino i ritardi sono più consistenti che in altri settori. In media, se nell’agroalimentare si incassa a 90 giorni, nel vino si arriva tranquillamente a 120 giorni”. Secondo i dati di Eurocredit Business Information, i pagamenti alla scadenza del settore del vino, sono appena il 16% del totale (contro il 38% della media di tutti i settori), con un aumento dei ritardi gravi del +133% dal 2010.

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