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LA STAMPA

Il vino italiano è in rosso ma investe col contagocce ... L’indagine Mediobanca: le aziende italiane hanno pochi debiti... Grande nei numeri, ma piccola nelle imprese. L’Italia del vino appare nell’indagine di Mediobanca come una costellazione di produttori di alta qualità, che incrementa le vendite soprattutto grazie all’export. Aziende perlopiù sotto controllo famigliare, anche se le cooperative si confermano le più grandi. Insomma, le società vitivinicole nel nostro Paese, che si batte con la Francia per la leadership mondiale di produzione, hanno una struttura patrimoniale solida, anche se gli investimenti danno segni di frenata. Certo la distanza dai colossi internazionali del settore è siderale, basa pensare che la statunitense Constellation Brands pesa da sola 3,96 miliardi di euro, contro i 3,69 dei ricavi aggregati delle 92 imprese italiane con fatturato superiore a 25 milioni di euro considerate dall’indagine di Piazzetta Cuccia.
Le nostre aziende, però, sono meno indebitate delle nove major straniere in testa alla classifica globale che, reduci da grandi campagne di acquisizioni, hanno debiti finanziari per 7,34 miliardi, superiori ai 6,7 miliardi del loro capitale netto, mentre in Italia il rapporto è rovesciato.
Inoltre i risultati delle nostre aziende dimostrano che il vino continua ad essere un buon affare: la produzione complessiva della Penisola supera in valore i 9 miliardi di euro e l’anno scorso il fatturato delle principali società vinicole italiane è cresciuto del 6,7% . Nel 2007 la crescita sul mercato interno è stata del 4,3%, ma ben più forte quella all’estero: +9,6%. Un export dove l’Unione Europea vale da sola metà di 3 miliardi di euro delle vendite complessive oltrefrontiera, seguita dagli Usa con 1,13 miliardi, ma con valori in salita del 6% anche nel giardino di casa di un concorrente emergente ed aggressivo come l’Australia. E insieme all’export sale anche il numero delle etichette: l’indagine Mediobanca ne identifica ben 1000 in più nell’arco tra il 1996 e il 2008, con un aumento del 31.
Tornando alle dimensioni delle 92 aziende prese in esame solo due superano i 200 milioni di fatturato e sono entrambe cooperative. Nella l’anno scorso c’è stato il sorpasso del Gruppo Italiano Vini, che con 294 milioni ha superato la Caviro, che si è fermata a 282 milioni. Seguono la Cavit, con 175 milioni, la Ferdinando Giordano, con 140 milioni e la Antinori, con 138 milioni.
E il futuro? Per quest’anno la maggioranza delle imprese vede ancora rosa, anche se l’Organisation International de la Vigne et du Vin annuncia una produzione mondiale in calo del 7% a causa del clima instabile. Ma secondo Winenews in vista del Vinitaly le esportazioni dovrebbero toccare almeno i 3,2 miliardi di euro.
“Per questo - commenta il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, dal Forum di Confagricoltura iniziato ieri a Taormina - serve, subito, una semplificazione amministrativa per ridurre tempi e costi della burocrazia, visto che ogni settimana un’azienda di medie dimensioni perde in media due giorni in scartoffie, e che consenta di utilizzare i fondi risparmiati in investimenti e promozione, per aumentare la competitività”. Nel 2007, infatti, dice Mediobanca c’è stato uno dei più forti cali degli investimenti, dell’ordine del 30%.

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