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LA STAMPA

Tutto il perlage del cinema ... Bianchi, Rossi e soprattutto bollicine invadono le nostre vite. Dalle canzoni ai film passando per la letteratura... Il vino è una forza contagiosa che apre la mente, tanto che poeti, filosofi, cantanti e registi hanno voluto omaggiare il nettare di Bacco in tutti i modi possibili... Complice nei momenti allegri, amico fidato in quelli tristi, inesauribile fonte di ispirazione: il vino sgorga a fiumi nei testi di canzoni, opere letterarie e film. In occasione di Vinitaly, Winenews ha raccolto le pìù belle frasi dedicate al nettare di Bacco. Di vino canta il contadino e scrive il padrone, nei canti goliardici all’osteria si tracanna e tra i versi di una poesia si degusta. È una forza contagiosa che apre la mente, tanto che poeti, filosofi, cantanti e registi hanno voluto omaggiare il nettare di Bacco con frasi, massime e testi che ne esaltano il potere evocativo e comunicativo. Ma cos’è il vino? Non esiste una risposta univoca. Rifugio per le pene d’amore, ristoro per le membra stanche, occasione per festeggiare un successo. Eschilo lo definisce “specchio della mente” per la sua capacità di penetrare nei meandri della psiche. Il poeta francese Henri de Régnier: “Una specie di riso interiore che per un istante rende bello il volto dei nostri pensieri”, permettendoci di esprimere i sentimenti. È un rapporto di amore-odio quello di Charles Baudelaire che nei suoi Paradisi Artificiali commenta: “Il vino e l’uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore”. Può bastare dire che “Il vino è la parte intellettuale del pranzo”, come fa la scrittrice britannica Mary Renault? Ci ha provato Ernest Hemingway definendolo “uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo”. Di certo “l’alcol, assunto in dosi adeguate, provoca tutti i sintomi dell’ubriachezza”, come diceva Oscar Wilde. “Il vino è il canto della terra verso il cielo” è una massima di Luigi Veronelli, enologo, gastronomo e scrittore italiano. Da sempre la musica esalta gli effetti che l’alcol ha sull’indole umana come amplificatore di emozioni. Neil Diamond in “Red red wine”, resa famosa all’inizio degli anni ‘80 dagli UB40, parla direttamente al vino, unico consolatore della sua pena d’amore: “Red red wine/Go to my head/Make me forget that I/Still need her so/Red, red wine/It’s up to you/All I can do, l’ve done/But memories won’t go/No, memories won’t go...”. Tutt’altro tono per Peppino Di Capri che “deve festeggiare la fine di un amore chiedendo al cameriere, Champagne!”. Meglio il rosso o lo champagne per la fine di un amore? Giorgio Gaber, nel dubbio, li cita entrambi: “Triste col suo bicchiere di Barbera senza l’amore tavolo di bar il suo vicino è in abito da sera triste col suo bicchiere di Champagne. Son passate già quasi tre ore venga che uniamo i tavoli signor voglio cantare e dimenticare coi nostri vini il nostro triste amor. Barbera e Champagne stasera beviam”. Anche l’opera è ricca di vino. Nella “Traviata” di Giuseppe Verdi, Alfredo, propone un brindisi per celebrare il suo amore con Violetta: “Libiamo, libiamo ne’ lieti calici/che la bellezza infiora/E la fuggevol ora s’inebrii a voluttà./Libiamo ne’ dolci fremiti/che suscita l’amore/poiché quell’occhio al core/Onnipotente va/Libiamo, amore fra i calici/più caldi baci avrà”. Anche Paolo Mascagni nella “Cavalleria rusticana”, fa intonare un brindisi aTuriddu all’osteria: “Intanto amici, qua, Beviamone un bicchiere. Viva il vino spumeggiante/Nel bicchiere scintillante, Come il riso dell’amante Mite, infonde il giubio! Viva il vino ch’è sincero Che ci allieta
ogni pensiero, E che annega l’umor nero, Nell’ebbrezza tenera”. Il vino compare spesso anche al cinema, spesso con ruolo da protagonista. In “Apocalypse Now”, nell’ultima scena prima dello scontro con Kurtz appare una bottiglia di Bordeaux: uno Château Latour, per l’esattezza. Questo vino francese compare come cameo in cartoni animati come “I Simpson” e “Ratatouille”. Interpretazioni importanti anche per alcuni grandi vini italiani, dal Brunello Banfi ne “Le invasioni barbariche” al Barbaresco Gaja ne “La donna della domenica”, dal Tasca d’Almerita in “Oggi sposi” al Frescobaldi nella pellicola “Straziami ma di baci saziami”, per non citare un Brunello Riserva Biondi Santi 1936 per festeggiare “La più bella serata della mia vita”, film di Ettore Scola del ‘72. L’Oscar dell’attore più amato al cinema lo vince lo Champagne. Le bollicine francesi scorrono a fiumi portando ebrezza, classe e seduzione. Sean Connery nella saga di James Bond oltre al suo vodka Martini “Shaken, not stirred”, beve Dom Pérignon. Poliedriche interpretazioni, quelle del vino francese: spiritosa in “Blues Brothers”, complessa quella in “Philadelphia” e avventurosa in “Die Hard”. Ci sono poi i documentari come “Mondovino” il film del 2004 diretto da Jonathan Nossiter. E le pellicole che evocano i sentimenti legati all’universo del vino, come “Un’ottima annata”, gustosa fin dal titolo, o “Sideways - In viaggio con Jack” (Premio Oscar per la Migliore sceneggiatura non originale) film non particolarmente brillante se non per il monologo di Maya (Virginia Madsen): “Il vino è un essere vivente. E amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole, se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. E se è un vino d’annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continua a evolversi. Che se apro una bottiglia oggi avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se l’aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita. Ed è in costante evoluzione e acquista complessità, finché non raggiunge l’apice, come il tuo Cheval Blanc del ‘61 e poi comincia il suo lento, inesorabile declino. E poi... cazzo quanto è buono!”

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