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LA STAMPA

Effetto caldo sugli animali: sempre meno latte e miele ... Dal Nord al Sud le alte temperature riducono la produzione. L’aumento dei prezzi è sicuro ma non ancora quantificabile L’area rossa si estende lungo tutta la Pianura Padana e poi scende verso sud, lungo la fascia costiera adriatica che dall’Emilia Romagna arriva fino in Puglia. Grandi macchie rosse ci sono nel Lazio, nel Nord della Campania e su buona parte della Sardegna e infine coprono il sud della Calabria e parti della Sicilia. Il grafico del sistema allerta caldo (Sac) del Crea (consiglio per la ricerca in agricoltura) segnala l’emergenza con conseguenze negative per il benessere delle vacche che può anche portare al loro decesso. In questo caso, però, il Sac, che segnala il rischio di mortalità, per fortuna mette in evidenza solo piccole macchie sparse in Veneto, al confine tra Lazio e Campania e anche in Calabria. Il sistema fornisce anche una serie di consigli agli allevatori per mitigare gli effetti di caldo e siccità sugli animali ma può fare molto poco per salvare la produzione: ”Secondo le elaborazioni c’è una riduzione del 40-50% delle produzioni di cereali e una consistente taglio della produzione di latte nazionale di circa il 20 percento”, ha spiegato il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, nel corso di un’audizione alla Camera sull’emergenza idrica. Secondo Coldiretti, però, anche negli allevamenti di suini e nei pollai la situazione è difficile. E poi c’è il miele: il raccolto 2017 in Italia sarà ai minimi storici, cioè meno di un terzo della media nazionale. Durante i mesi caldi dell’estate è normale la diminuzione della produzione delle bovine da latte ma quest’anno è stato raggiunto il limite più basso. In Piemonte i malgari si stanno organizzando per anticipare il rientro dagli alpeggi perché in alta quota il foraggio scarseggia e non è di buona qualità. Senza dimenticare che il manto erboso secco rende pericoloso per le vacche pascolare senza scivolare lungo i pendii. Confagricoltura così ha chiesto l’intervento della Regione per evitare che gli allevatori incorrano nelle sanzioni previste dai Psr nel caso di abbandono anticipato dei pascoli. Secondo Coldiretti, poi, ”in molte aree è stato necessario acquistare mangime e foraggi e in alcuni casi è stato necessario mobilitare le autobotti per garantire l’acqua da bere per gli allevamenti”. Quel che è certo, comunque, è che il calo della produzione combinato all’aumento dei costi alla stalla per i maggiori consumi di acqua ed energia elettrica si porterà dietro l’aumento dei prezzi all’origine, a meno di un massiccio ricorso alle importazioni. Secondo la Coldiretti soffrono anche i maiali, che ”mangiano meno nonostante ventilatori, doccette e sistemi di raffreddamento misti con acqua e aria che lavorano a pieno regime”. Impossibile ad oggi quantificare un possibile calo della produzione. Vale lo stesso discorso per le galline allevate nei pollai che per effetto del caldo producono meno uova. Giuseppe Cefalo, neo presidente dell’Unione Nazionale Associazione Apicoltori Italiani, al sito ”Winenews.it.it”, ha raccontato di ”alcuni territori, compromessi fin da primavera per il freddo anomalo seguito da caldo improvviso, e soprattutto dalla siccità, con i fiori ormai secchi e il nettare disidratato per la mancanza di acqua” che hanno di fatto azzerato i raccolti. Complessivamente la produzione di miele 2017 si ferma al 30% rispetto al 2016 per altro già considerata con i suoi 140 mila quintali una delle peggiori annate degli ultimi 35 anni. Si è prodotto in modo significativo solo il raro miele di montagna, dal rododendro al millefiori, nell’arco alpino e lungo l’Appennino Tosco-Emiliano. Anche in questo caso il calo della produzione dovrebbe determinare l’aumento del prezzo all’origine. Si vedrà. Quel che è certo è che per affrontare la peggior situazione degli ultimi 10 anni ”grazie ad un accordo in via di perfezionamento con la Commissione europea il governo - ha annunciato Martina - ha fissato un aumento degli anticipi dei fondi europei di circa 700 milioni, portandoli a 2,3 miliardi”.

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