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“ORO VERDE”

La Tunisia verso il sorpasso sull’Italia come secondo produttore di olio al mondo, dopo la Spagna

Raccolto record, crisi climatica in Europa e l’azzeramento dei dazi Ue, spingono il Paese nordafricano. A dirlo, il “Financial Times”
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Uliveti intorno a Takrouna, in Tunisia

La Tunisia è pronta a riscrivere la geografia mondiale dell’olio d’oliva: per la prima volta potrebbe superare l’Italia e diventare il secondo produttore globale, dietro solo alla Spagna. Una rivoluzione che non è frutto del caso, ma di condizioni climatiche favorevoli e prezzi record, mentre i Paesi mediterranei tradizionalmente leader - Italia, Grecia e Spagna - affrontano siccità e ondate di calore. Secondo il “Financial Times”, la campagna 2025-2026 potrebbe segnare un primato storico con una produzione stimata tra 380.000 e 400.000 tonnellate, e proiezioni che arrivano fino a mezzo milione di tonnellate. Lo afferma Vito Martielli, senior analyst Rabobank, la banca cooperativa internazionale con sede nei Paesi Bassi, specializzata nei settori agricolo, alimentare e finanziario, aggiungendo che “ciò contribuirebbe a sostenere l’economia tunisina, che ha sofferto a causa dell’elevato debito pubblico e della debole crescita da quando il presidente autoritario Kais Saied ha preso il potere nel 2021”. Najeh Saidi Hamed, presidente della Camera dei Produttori di Olio d’Oliva, auspica addirittura di raggiungere le 500.000 tonnellate, un livello che segnerebbe “un vero e proprio record storico”. Martielli sottolinea anche che “questa crescita è favorita non solo dalle piogge abbondanti, ma anche dall’impennata dei prezzi internazionali, che hanno toccato i 10.000 dollari per tonnellata, spingendo all’espansione delle coltivazioni e, di conseguenza, a un incremento della produzione”.
Con oltre 2 milioni di ettari coltivati e 107 milioni di alberi, la Tunisia dispone di una base produttiva imponente, continua il quotidiano britannico. “L’olio d’oliva è una delle principali fonti di valuta estera per la Tunisia, con esportazioni che nel 2023 hanno raggiunto 1,3 miliardi di dollari”, ha detto James Swanston, economista senior Capital Economics, società di consulenza con sede a Londra.
Un boom, quello potenziale per l’olio tunisino, che sta, però, diventando anche un elemento di forte tensione commerciale nell’Unione Europea. Come abbiamo riportato su WineNews, la Commissione Ue ha confermato l’azzeramento dei dazi sull’olio tunisino e sta valutando il raddoppio delle quote di importazione agevolata. Una scelta che Coldiretti e Unaprol definiscono “suicida”, perché rischia di penalizzare gravemente i produttori italiani, già alle prese con una delle peggiori campagne degli ultimi anni. Le organizzazioni agricole denunciano che l’aumento delle quote senza adeguati controlli sulla qualità e sull’origine potrebbe favorire pratiche di concorrenza sleale e ridurre il valore del made in Italy, proprio mentre il settore affronta rincari e cali produttivi dovuti alla siccità.

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