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LA VENDEMMIA 2013 VISTA DALL’“ACCADEMIA”, SULL’ASSE MILANO-NAPOLI. A WINENEWS I PARERI DI ATTILIO SCIENZA (UNIVERSITÀ DI MILANO) E LUIGI MOIO (FEDERICO II DI NAPOLI). CHE DICONO IN CORO: “IMPOSSIBILE PREVEDERE LA QUALITÀ, SETTEMBRE DETERMINANTE”

Italia
Luigi Moio

La vendemmia 2013 vista dall’“accademia”, sull’asse Milano-Napoli. A WineNews, mentre il Belpaese si prepara ad entrare nel vivo di una vendemmia sulla quale in tanti si sono già sbilanciati in stime e previsioni, arrivano i pareri autorevoli di due esperti di massimo livello, come Attilio Scienza (Università di Milano) e Luigi Moio (Federico II di Napoli). Che, seppur con qualche sfumatura di opinione, dicono in coro: “impossibile prevedere la qualità, settembre determinante”.
“Difficile sbilanciarsi sulla qualità dei vini italiani 2013, la vendemmia è iniziata da poco, si sono raccolte le uve precoci, soprattutto al Sud, ma di dati probanti ancora non ne abbiamo. È tutto nelle mani del tempo, da adesso in poi, ma c’è ottimismo”, dice il professor Attilio Scienza. “Io penso che comunque, data la sanità delle uve e lo stato buono della vegetazione - aggiunge - dovremmo anche poter sopportare qualche perturbazione, che arriverà sicuramente dall’Atlantico, e speriamo che la maturazione possa procedere. Parlando dei vini, in prospettiva, e ovviamente sono considerazioni da prendere con le molle, si potrebbe dire che stiamo tornando alle vendemmie degli anni Ottanta, in termini di ciclo di maturazione, di tempi di raccolta e di composizione chimica. Mosti con molta acidità, con degli zuccheri che stanno crescendo e molto colorati, credo che torneranno i vini di trent’anni fa. Speriamo che il consumatore percepisca questa differenza e la apprezzi. Potremmo tornare a vini più leggeri, freschi, ma anche complessi, che hanno una buona durata. I vini degli anni Ottanta erano così, e io spero che i giovani, soprattutto, possano apprezzare i vini che non hanno mai bevuto ma di cui magari hanno letto su qualche racconto di Veronelli o di Soldati, perché adesso è difficile, leggendo quei racconti, ricostruire sensorialmente quei vini. Che sono quelli che hanno fatto grande il nostro paese, i vini del Piemonte, del Veneto, della Toscana, della Sicilia, quei vini che in effetti erano i vini dell’Italia. E che sono quelli che, in generale, credo che oggi ricerchi anche l’evoluzione del mercato”. Vini che, precisa Scienza, non sono migliori, ma diversi rispetto allo stile dettato, in un certo periodo, dalla California o dall’Australia, con “vini molto alcolici, un po’ marmellatosi”.

Ma, come detto, tutto è nelle mani del clima di settembre.

“Probabilmente i vini 2013, in generale, saranno più freschi, più aciduli, ma fino a quando le uve non saranno in cantina e comincerà la vinificazione è impossibile sbilanciarsi sulla qualità. L’unica certezza ad oggi - dice Luigi Moio - è che abbiamo più uva. “È stata un’annata anomala dal punto di vista climatico, c’è stato un eccesso di acqua, con piogge molto frequenti e intervallate da periodi brevi che, spesso, hanno impedito ai viticoltori di gestire bene la vigna, in modo particolare nelle aree interne di pendenza o argillose. I temporali sono sotto gli occhi di tutti, dalle Alpi alla Sicilia. È stato un clima quasi subtropicale, in cui è stato difficile anche fare previsioni. Chiaramente l’acqua ha dato vigoria alle piante e dato maggiore spinta, chi è stato bravo o ha avuto fortuna nel lavorare la vigna si trova con uve più abbondanti e sane. Ma le piogge continue hanno agevolato alcune malattie come la peronospora, hanno reso difficile lotta fitosanitaria, ci sono molte vigne dove c’è molta uva ma con foglie attaccate da peronospora. Nulla è perduto, ovviamente, tutto è legato a settembre, soprattutto per le varietà tardive e per i vini rossi. Di certo è un’annata estremamente difficile per un approccio biologico puro, per esempio. È un’annata che tirerà fuori la professionalità dei viticoltori nel lavorare in vigna”.

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