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CIBO E CLIMA

L’appello di Fondazione Barilla per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030 Onu

Da New York l’invito ai leader del settore alimentare: azioni concrete per un futuro più sostenibile
AGRICOLTURA SOSTENIBILE, CIBO, CLIMA, FONDAZIONE BARILLA, ONU, Non Solo Vino
Il cambiamento climatico e gli effetti sull’agricoltura

Un invito ai leader del settore alimentare a intraprendere azioni immediate e concrete per arrivare a una gestione sostenibile di cibo, terra, acqua e oceani, consentendo di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdgs) fissati nell’Agenda 2030 dell’Onu. È l’appello lanciato da New York dalla Fondazione Barilla, nell’assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. “I leader del settore alimentare hanno già compiuto passi avanti adottando il concetto di sviluppo sostenibile come parte integrante del loro core business - spiega Guido Barilla, presidente della Fondazione Barilla - ma, tuttavia, per centrare i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, abbiamo ancora bisogno di azioni concrete. Fondazione Barilla, coi suoi partner d’eccellenza, ha riconosciuto la necessità di intraprendere azioni immediate, sistemi di monitoraggio e misurazione, e politiche educative volte a promuovere la trasformazione verso la sostenibilità. Solo lavorando insieme possiamo raggiungerequesti obiettivi”.
La Fondazione ha presentato uno studio dal titolo “Fixing the Business of Food: The Food Industry and the SDG Challenge”, realizzato in collaborazione con il Sustainable Development Solutions Network (SDSN), il Columbia Center on Sustainable Investment (CCSI) e il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena. Secondo lo studio sono ancora numerosi i passi che i Paesi devono compiere per centrare i 17 Obiettivi. In particolare, l’indice che misura il rendimento dell’Obiettivo 2 (sconfiggere la fame) evidenzia che, a livello mondiale, è stato raggiunto in media solo il 53,6%. 56 Paesi sui 162 monitorati dallo studio si fermano a un punteggio inferiore al 50%.
I sistemi alimentari contribuiscono contemporaneamente alla diffusione di fame, malnutrizione e obesità e sono anche responsabili di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra, della scarsità di acqua, della maggior parte delle perdite di biodiversità, del sovrasfruttamento della pesca, del sovraccarico di nutrienti che compaiono nell’acqua, del suo inquinamento e di quello dell’aria. Allo stesso tempo, i sistemi alimentari sono anche altamente vulnerabili per via dei cambiamenti climatici e del degrado del territorio. È tempo per i leader del settore alimentare di mobilitarsi. A questo proposito il documento presentato da Fondazione Barilla mette a loro disposizione un modello per farlo.
La ricerca di Fondazione Barilla evidenzia quattro tematiche che le imprese del settore dovrebbero rispettare contemporaneamente, se intendono contribuire ad un ambiente più sostenibile e società più giuste e inclusive: promuovere e sviluppare, attraverso le strategie e i prodotti aziendali, diete sane e sostenibili; utilizzare, nella produzione di cibo, pratiche operative e processi aziendali sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale; sviluppare filiere alimentari sostenibili; comportarsi sempre in maniera responsabile, secondo i criteri della “good corporate citizenship”.
“I manager del settore - dichiara Jeffrey Sachs, direttore UN Sustainable Development Solutions Network e professore della Columbia University - devono agire per adeguare la produzione, le attività di reportistica e monitoraggio delle proprie aziende ai parametri degli SDGs. Inoltre le aziende dovrebbero impegnarsi a sensibilizzare l’opinione pubblica su stili di vita sani e sostenibili”. Per Angelo Riccaboni, docente di Economia aziendale all’Università di Siena e presidente della Fondazione Prima, “è necessario un cambiamento nelle pratiche aziendali e negli standard di monitoraggio e rendicontazione, che devono essere più armonizzati, sistematici e comparabili”. “Ripensare i modelli di produzione e consumo alimentare a partire dalle conoscenze tradizionali - sottolinea Emanuela Del Re, vice ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale - si traduce in alti valori sociali e culturali, che possono contribuire all’incremento della produttività dei piccoli agricoltori, alla riduzione dello spreco di cibo e favorire l’accesso dei produttori locali a mercati più ampi. In Italia lavoriamo da anni con il settore privato, che ha compiuto importanti passi avanti nel campo della trasformazione alimentare, della riduzione dei rifiuti di imballaggio e dell’approvvigionamento di ingredienti di qualità”.
Il report segna la prima fase di un progetto biennale. Il secondo anno vedrà il coinvolgimento dei leader del settore con l’obiettivo di promuovere un più elevato allineamento delle pratiche aziendali agli SDGs, l’armonizzazione e la comparabilità delle procedure di reporting e monitoraggio e la centralità delle politiche formative ed educative. Le raccomandazioni del secondo anno verranno rese pubbliche nel 2020, nella sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

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