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POLITICA UE

Le IG del vino contro la proposta della Commissione UE di metterle sotto la tutela EUIPO

La specificità del mondo enoico parte integrante di Pac e Ocm, il rischio è indebolire il sistema delle denominazioni e più burocrazia
CNAOC, COMMISSIONE EUROPEA, DE CASTRO, EFOW, IG, OCM, PAC, TUTELA, VINO EUIPO, Mondo
Le IG del vino a Strasburgo

A marzo 2022 è stata pubblicata la proposta di revisione della politica delle Indicazioni Geografiche avanzata dalla Commissione Europea, che vorrebbe far rientrare anche le denominazioni di origine sotto la tutela dell’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (Euipo). Una riforma che, da quando ha mosso i primi passi, ha sempre trovato il muro alzato dalla Efow - European Federation of Origin Wines (di cui per l’Italia fa parte Federdoc), che il 5 luglio, insieme alla Dwv (l’associazione dei produttori tedeschi), a Paolo De Castro (vicepresidente della Commissione Agricoltura), ed ai parlamentari Unione Europea Alvaro Amaro, Irène Tolleret, Adrian Vazquez Lazara e Claude Gruffat, hanno organizzato un seminario, a Strasburgo, per difendere le ragioni del loro no ed i punti di forza dell’attuale modello di tutela delle IG.

“I nostri prodotti locali sono diventati simboli della qualità europea e del know-how alimentare sulla scena mondiale”, ha ricordato il presidente di EFOW, Bernard Farges. “L’obiettivo di questa nuova riforma deve essere quello di rafforzare il sistema delle denominazioni, non di indebolirlo. A tal fine, le denominazioni non devono essere viste come un mero diritto di proprietà intellettuale, e la politica a tutela della qualità nella UE la mera protezione di un nome. Va ricordato che questo sistema è parte integrante della Pac, la Politica Agricola Comunitaria, e che le IG aiutano a creare valore, garantiscono una migliore remunerazione per i produttori e danno un contributo importante allo sviluppo rurale dei territori europei. La DG Agricoltura deve continuare a giocare un ruolo centrale nella gestione dei nostri disciplinari di produzione, e per consentirne un funzionamento migliore dobbiamo trovare dei modi per ridurne i carichi di lavoro, ad esempio introducendo una maggiore sussidiarietà nella gestione dei capitolati”.

Il presidente della DWV, Klaus Schneider, ha ricordato quindi come “l’Unione Europea è oggi il principale produttore mondiale di vino. A differenza di altri settori, quello vitivinicolo è composto per la maggior parte da prodotti a indicazione geografica, tanto che senza le denominazioni si potrebbe dire che non esisterebbe la viticoltura europea. Le regole e le specificità del settore vitivinicolo sono definite in un regolamento, quello dell’Organizzazione Comune di Mercato (Ocm): disposizioni relative all’etichettatura, alle misure di mercato, alle regole di concorrenza, alle autorizzazioni all’impianto della vite, alle pratiche enologiche e alle indicazioni tradizionali. Ecco perché per noi è essenziale che le norme relative alle IG del vino non siano staccate dalla PAC, perché rappresenterebbe una enorme complicazione”, ha concluso Klaus Schneider.

“La riforma delle IG deve essere un’occasione per rafforzare la loro tutela e rendere il sistema ancora più efficace. Le nostre aziende non hanno bisogno di un rafforzamento della burocrazia, ma di una semplificazione delle procedure”, aggiunge Jérôme Bauer, presidente Cnaoc - Confédération Nationale des Producteurs de Vins et eaux de vie de vin à Appellations d’Origine Contrôlées, ricordando che “in questa fase, la proposta della Commissione Europea non va nella giusta direzione, introducendo un nuovo attore. Non abbiamo problemi che l’Euipo partecipi alla protezione delle denominazioni di origine, ma è tempo che i nostri politici decidano di attuare il principio di sussidiarietà, il che significa che non dovremmo trattare a livello di Unione ciò che non dovrebbe e non può essere trattato a livello comunitario: lasciamo la gestione al livello nazionale, che è già abbastanza complesso così com’è ...”.

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