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VERSO VINITALY

Le “pagelle” ai mercati del vino italiano: 8 agli Usa, 7,5 alla Germania, un bel 7 al Regno Unito

Riflessioni sull’export (che va verso il record assoluto) con Denis Pantini, alla guida di dell’Osservatorio Wine Monitor di Nomisma
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Le “pagelle” ai mercati del vino italiano nel 2021, verso il record dell’export

Se è vero come è vero che il 2021, almeno ai dati aggiornati alla metà dell’anno, sembra lanciato verso un nuovo record assoluto in valore delle esportazioni enoiche (+15,8% sul primo semestre 2020, e +10% sullo stesso periodo 2019, a quota 3,33 miliardi di euro), il merito è di mercati stranieri che hanno reagito con prontezza, e anche oltre le aspettative, alle criticità portate dalla pandemia, ma non solo. A dare le “pagelle” di quanto successo fino adesso, in vista di “Vinitaly Special Edition (di scena a Verona dal 17 al 19 ottobre) a WineNews è Denis Pantini, alla guida dell’Osservatorio Wine Monitor di Nomisma. Partendo dai più importanti”. “Agli Stati Uniti darei un bel voto, un 8, perché dopo la questione dei dazi e il periodo di chiusura dell’Horeca - sottolinea Pantini - i dati sono tutti positivi e crescono in maniera molto rilevante con l’Italia che va molto bene e che, tra l’altro, presenta dei tassi di crescita superiori a quelli del 2019. Quindi, non solo recupera quello che ha lasciato sul campo con la pandemia, ma va oltre, con un trend di fondo molto positivo, che sicuramente continuerà fino alla fine dell’anno”.
Bene anche il secondo mercato in volume e valore per l’Italia, ovvero quello tedesco: “la Germania si prende almeno un bel 7,5: è un mercato che non dà grandi manifestazioni di volatilità nel senso che è molto stabile da diversi anni, però nel 2020 ha perso appena un 2% sulle importazioni totali, ma ha già in questi primi 7 mesi dell’anno recuperato un 10%. L’Italia fa ancora meglio del mercato, quindi la Germania sta dando soddisfazione ai produttori italiani”.
Voto positivo, un po’ a sorpresa, anche per il Regno Unito, perchè, spiega Pantini, “in Uk il diavolo è meno brutto di quanto lo si dipinga, il voto è 7. Le statistiche dicono che siamo in calo ma in realtà è un finto calo, nel senso che con la Brexit ci sono stati molti spostamenti di catene retail in Belgio e in Olanda, quindi c’è una triangolazione commerciale, e andando a vedere effettivamente le importazioni che dall’Italia arrivano nel Regno Unito, alla fine il saldo è positivo. Quindi, è vero che ci sono problemi burocratici legati ai nuovi documenti che vengono richiesti ai produttori, e che all’interno del Paese ci sono problemi con gli autotrasportatori. Però, guardando gli acquisti reali, non siamo in calo, anzi: il Regno Unito sta continuando a comprare vino italiano”.
Altri due mercati importanti ma spesso fuori dai riflettori sono quello della vicina Svizzera, e del più lontano Canada. “Che sono entrambi positivi, i dati sono in crescita. Nei primi 7 mesi 2021 quello che si vede è una progressione più importante per la Svizzera rispetto al Canada. La Svizzera tra l’altro è riuscita a chiudere anche l’anno passato, quindi quello con più criticità per la pandemia, in positivo, mentre il Canada aveva registrato una flessione. Il mio voto? 7 alla Svizzera e 6,5 al Canada”.
Altro mercato che sta dando soddisfazioni sorprendenti, è quello del primo competitor dell’Italia nel mondo, la Francia. “Quello francese è diventato ormai il terzo mercato di importanza di esportazione per il Prosecco, dopo Regno Unito e Stati Uniti, surclassando la Germania sul versante spumante. La Francia sta continuando a comprare, perchè anche i francesi ormai amano il Prosecco sull’onda della moda dell’aperitivo, come è accaduto poi in molti altri mercati. Anche se il segno è negativo per le importazioni francesi, ma c’è soprattutto perchè c’è un calo dello sfuso destinato alle private label ora che c’è una ripresa dell’horeca e un allineamento della Gdo”. Con un voto, dunque, per la Francia, intorno alla sufficienza.
Guardando ai mercati emergenti, ancora, spiega Pantini, “la Cina è un po’ un Giano bifronte nel senso che, a livello complessivo, è ancora sotto in termini di importazioni rispetto a quello che era il 2020 e soprattutto il 2019. Qui la parte del leone la sta facendo un po’ la Francia, che sta riempendo lo spazio lasciato dagli australiani, mentre l’Italia, pur crescendo rispetto al 2019, è sulla parità. Abbiamo guadagnato, rispetto all’anno scorso, ma sul 2019 siamo più o meno allo stesso livello. Rimane un mercato difficile mentre, restando in quello asiatico, vedo bene la Corea del Sud che sta crescendo tanto: già nel 2020 aveva fatto un +20% e anche adesso sulle importazioni dell’Italia siamo a cavallo del +100%, quindi un raddoppio. Un mercato che se continua così, ed è già il terzo asiatico, è davvero molto interessante. Quindi, diamo una sufficienza piena, un 6, alla Cina e un 7,5 alla Corea del Sud”.
Altro Paese che sembra i forte ripresa, è la Russia: “quello russo è un mercato molto volatile, in versione del tasso di cambio del rublo, e, quindi, a sua volta, in considerazione del prezzo del petrolio e del gas soprattutto. Siccome in questo momento di crescita dell’energia, e quindi di queste due commodity, anche il rublo se ne avvantaggia, la Russia di conseguenza ha un vantaggio nell’acquisto dei vini d’importazione, tanto è vero che è vicino alla doppia cifra e anche l’Italia sta seguendo questo trend. Quindi, per costanza, alla Russia, non assegno un voto alto, però, in questo preciso momento, è un mercato da 7/7,5”.
Performance che, nel complesso, insieme a quelle di altri mercati, lasciano intuire un 2021 da record. “Nel 2020 da 6,4 miliardi del 2019 siamo scesi a 6,2. Guardando, però, ai tassi di crescita, non solo nella prima metà dell’anno, ma anche a luglio, se non intervengono, come tutti ci auguriamo, recrudescenze del virus o altri lockdown, sicuramente il 2021 sarà superiore al 2019”, conclude Denis Pantini, alla guida dell’Osservatorio Wine Monitor di Nomisma.

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