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COP28

Le politiche agricole e alimentari mondiali al centro della conferenza sui cambiamenti climatici 

La premier Meloni: cibo sano per tutti. Per la Fao il clima falcidia i raccolti nel 40% dei Paesi. Slow Food Italia: occorre un cambio di paradigma
Cop28, FAO, GIORGIA MELONI, SLOW FOOD, Non Solo Vino
L’agricoltura è una delle tematiche più rilevanti a Cop28, in corso a Dubai (ph: Pixabay)

Ci sono le politiche agricole e alimentari del pianeta tra gli argomenti al centro delle discussioni alla Cop28 di Dubai, la conferenza sul clima che, da oggi al 12 dicembre, ospita 195 delegazioni da tutto il mondo. Presente anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che, intervenuta ieri nel panel sulla sicurezza alimentare, ha dichiarato “vogliamo essere impegnati anche nella sicurezza e incolumità alimentare, che significa non solo alimenti per tutti, ma assicurare alimenti sani per tutti. Questo significa - ha sottolineato - che non vogliamo considerare la produzione alimentare come sopravvivenza, ma un mezzo per vivere una vita sana e il ruolo della ricerca è essenziale in questo contesto. Tuttavia non per produrre alimenti in laboratorio, e magari andare verso un mondo in cui i ricchi possono mangiare alimenti naturali e i poveri cibi sintetici, con un impatto sulla salute che non possiamo prevedere: non è mondo che voglio vedere”. 
Secondo il rapporto Fao per Cop28, il 40% dei Paesi segnala perdite economiche in agricoltura esplicitamente legate al cambiamento climatico: da qui la necessità di migliorare i sistemi agroalimentari per arginare le perdite e i danni sempre più ingenti.
“È senza dubbio un passo importante analizzare il sistema di produzione del cibo - commenta Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia - perché nel suo complesso, tra produzione, trasformazione, trasporto e consumo, è responsabile del 35% delle emissioni di gas serra e del 15% dei combustibili fossili bruciati. Ma quali soluzioni verranno proposte? Occorre un importante cambio di paradigma che costruisca un nuovo rapporto tra esseri umani e natura. La natura è il tutto e noi ne siamo una parte: non siamo superiori e non possiamo piegarla al nostro volere per il raggiungimento del mero profitto”.
Il rischio infatti è che il dibattito ignori la complessità dei sistemi alimentari, le cause profonde dell’insostenibile insicurezza alimentare, gli effetti della crisi climatica che colpisce in modo sproporzionato i Paesi del Sud del mondo, così come gli squilibri di potere che genera il sistema produttivo industriale. “Il pericolo è che ci si concentri su innovazioni tecnologiche che non mettono in discussione il modello lineare, industriale ed estrattivista, tralasciando soluzioni rigenerative, più universali e strategiche, come evidenzia la Fao e l’Ipcc, adottate con successo da numerose comunità Slow Food in Italia e nel mondo e basate su pratiche agroecologiche - continua Barbara Nappini - Slow Food ritiene che solo le soluzioni che affrontano, allo stesso tempo, le sfide della sicurezza alimentare, del cambiamento climatico, della salute e della perdita di biodiversità e che includono una prospettiva di giustizia climatica dovrebbero essere presenti nei negoziati. 
L’agroecologia non è solo un insieme di pratiche agricole, ma una visione sistemica che integra questioni ambientali e sociali, infatti si concentra sulla biodiversità, sulla conservazione degli ecosistemi e sulle competenze e le esigenze delle comunità. È un modello che può garantire la sicurezza alimentare a lungo termine per tutte e tutti ed è riconosciuto e promosso dai movimenti per la sovranità alimentare e dalle organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite. L’Ipcc ha specificamente approvato l’agroecologia come soluzione climatica, insieme all'empowerment delle comunità locali, che può migliorare la resilienza agli effetti del cambiamento climatico. Ha anche affermato che il passaggio a diete equilibrate e sostenibili può aiutare a combattere il cambiamento climatico, e questa è anche la visione che noi di Slow Food continuiamo a ribadire con quieta e convinta determinazione”.
Il nuovo rapporto, pubblicato dalla Fao, punta il dito sull’importanza di aumentare i finanziamenti destinati al settore primario: la distribuzione dei fondi per le perdite e i danni sarà la cartina di tornasole per il successo della Cop28, ha affermato il dg Fao, Qu Dongyu, precisando che “gli agricoltori si sono adattati ai cambiamenti dei loro ambienti, ma quello che stanno vivendo oggi va oltre la loro capacità. Loro sono i migliori investimenti nel rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici”. Oggi il 35% degli attuali piani d’azione per il clima fa esplicito riferimento a questo tema, anche perché perdite e danni nei campi per molte comunità sono sinonimo di povertà, insicurezza alimentare e accesso limitato ai servizi. Secondo il rapporto, gli eventi meteorologici estremi dominano le cause delle perdite economiche, con il 37% delle segnalazioni legate al settore primario. Tra il 2007 e il 2022 le perdite agricole hanno contribuito al 23% dell'impatto totale dei disastri in tutti i settori; solamente la siccità è responsabile del 65% delle perdite nel settore agricolo, che si traducono in 3,8 trilioni di dollari. Secondo gli autori, gli eventi climatici causeranno ulteriori perdite e danni sempre più impattanti sulla produttività, e quindi sul sostentamento di coloro che dipendono dai sistemi agroalimentari.

Focus - Alla vigilia della Cop28, Ermete Realacci (Legambiente e Symbola) e Andrea Prete (Unioncamere) consegnano al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il rapporto “GreenItaly 2023”

Il rapporto “GreenItaly 2023”, in cui si si legge un’Italia che va verso un’economia più a misura d’uomo - puntando su sostenibilità, innovazione, comunità e territori - è stato consegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da Ermete Realacci (presidente Symbola, la Fondazione per le qualità italiane, e presidente Legambiente) e Andrea Prete (Unioncamere), alla vigilia della Cop28 di Dubai. Il rapporto, giunto alla sua edizione n.14, conferma che chi investe nel green esporta di più, innova di più e crea più posti di lavoro. Sono 510.00 le imprese italiane che negli ultimi 5 anni hanno investito sulla transizione verde e sono 3,2 milioni i greenjobs. Il Presidente Mattarella ha pronunciato parole nette contro il negazionismo climatico, in sintonia anche con l’esortazione “Laudate Deum” di Papa Francesco.

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