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PANDEMIA

Le possibili restrizioni anti Covid tornano a spaventare la ristorazione

Coldiretti: “con il ritorno della zona gialla a rischio i tradizionali cenoni di Natale e di Capodanno”
Coldiretti, COVID, RISTORAZIONE, ZONA GIALLA, Non Solo Vino
Le possibili restrizioni anti Covid tornano a spaventare la ristorazione

Le nuove possibili restrizioni che potrebbero arrivare per contrastare la ricrescita dei contagi da Covid-19 torna a spaventare tutti, compresa la ristorazione. Con 5 Regioni che rischiano il ritorno in “zona gialla” già dalla prossima settimana, ovvero Friuli Venezia Giulia, Veneto, Valle d’Aosta, Liguria e provincia autonoma di Bolzano. E se le feste di fine anno sono ancora piuttosto lontane, c’è chi già alza l’allarme, come la Coldiretti, secondo la quale “sono a rischio i tradizionali cenoni di Natale e di Capodanno in 53.000 ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi” situati nelle zone a rischio, per gli “effetti dell’eventuale cambio di colore di una vasta area dell’Italia con il limite massimo dei 4 posti a sedere per tavolo tra non conviventi, proprio alla vigilia delle feste di fine anno. Un passaggio che - sottolinea la Coldiretti - oltre a rendere obbligatorio di nuovo l’uso di mascherine all’aperto ad eccezione dei bambini sotto i sei anni e di chi fa sport, prevede un massimo di 4 persone per tavolo al chiuso in bar e ristoranti anche per le feste e i ricevimenti. Il limite dei posti a tavola è una misura di sicurezza che ha ripercussioni sul bisogno di convivialità degli italiani ma pesa anche sugli incassi della ristorazione dopo le pesante perdite subite a causa della pandemia Covid”.
Una misura, aggiunge l’organizzazione degli agricoltori che rischia di pesare sulle decisioni dei 10 milioni di italiani che lo scorso anno hanno rinunciato a viaggiare nel periodo delle feste di fine anno per raggiungere parenti, amici o fare vacanze, secondo la Coldiretti che sottolinea come le regioni a rischio di cambio di colore sono importanti destinazioni del turismo invernale. Tra le destinazioni turistiche a pagare il prezzo più alto lo scorso anno era stata proprio la montagna con 3,8 milioni di italiani che non avevano potuto raggiungere le piste da sci con effetti - precisa la Coldiretti - sull’intero indotto delle vacanze in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe con la produzione dei pregiati formaggi.
“Proprio dal lavoro di fine anno dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento. L’impatto negativo della reintroduzione (per ora solo ipotizzata, ndr) della zona gialla si trasferisce a cascata sull’intera filiera - sottolinea la Coldiretti - con la riduzione di acquisti di prodotti alimentari e vino dalle aziende agricole ma anche di addobbi floreali con il contenimento del numero di inviatati o addirittura il rinvio delle cerimonie. Senza dimenticare che 1/3 della spesa turistica in Italia è destinato all’alimentazione con il cibo che rappresenta per molti turisti la principale motivazione del viaggio.

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