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VINO, MERCATO E TURISMO

L’enoteca del futuro è un “hub” tra cantine e territorio. Con un valore aggiunto: il fattore umano

A “Vinitaly Special Edition” 2021 il messaggio di Vinarius, con i contributi di Maurizio Zanella (Ca’ del Bosco) e Magda Antonioli (Bocconi)
ANTONIOLI, ENOTECHE, VINARIUS, vino, ZANELLA, Italia
Tra cantine e territorio l’enoteca del futuro è un “hub”

“L’enotecario deve vendere vino, e per vendere vino lo si deve conoscere. Per vendere le bottiglie ci sono i supermercati. Voi non siate supermercati”. Poche parole, per descrivere l’essenza dell’enoteca che era, che è e che sarà, che arrivano da un pioniere del settore come Antonino Trimboli, alla soglia dei 100 anni (classe 1922) ha sintetizzato le tante indicazioni sul futuro delle enoteche, sempre più “hub” tra le cantine ed il territorio, come le ha definite la professoressa Magda Antonioli Corigliano (Università Bocconi e tra le massime studiose dell’enoturismo) nel convegno “L’enoteca dei prossimi 40 anni. Il vino, il turismo, il territorio, la digitalizzazione, l’artigianato Agroalimentare”, mandato in scena a “Vinitaly Special Edition 2021” da Vinarius, Associazione delle Enoteche Italiane e rappresenta oltre 120 associati (il cui fatturato totale sfiora i 50 milioni di euro) che coprono l’intero territorio nazionale, fondata nel 1981 e oggi guidata da Andrea Terraneo. Una discussione sul futuro dell’enoteca, tra turismo e digitale, nel post pandemia, guidata dal vicedirettore del Tg5 Andrea Pamparana (insignito anche del Premio Vinarius come “ambasciatore” delle enoteche italiane, ndr).
“Un futuro imminente - spiega Andrea Terraneo - che richiede a tutti gli attori della filiera vino coinvolti di definire strumenti concreti e politiche all’altezza delle sfide che siamo chiamati ad affrontare”. Perchè l’enoteca, come ha ricordato la professoressa Antonioli, ormai è un “hub tra cantine e territorio, dove il turista cerca esperienza. Oggi viviamo un enoturismo “strano”, sempre più di massa ma non con le caratteristiche del turismo di massa, ma allo stesso tempo neanche più di nicchia, fatto da persone curiose che non cercano più solo mete “cool” ma anche tradizionali, che cercano non solo, ma anche, l’enogastronomia, voglio esperienze attive non del “way of life”, ma del “way of living”, vogliono vivere per qualche giorno come le persone che abitano in quel territorio. Ma oggi, nei territori, serve una capacità di governance per dare alle persone quello che cercano, cioè la possibilità di conoscere e sapere. Si tratta di governare il turismo dei borghi, fatto spesso da turisti altospendenti, che vanno oltre la visita in cantina. Ma servono investimenti, anche in formazione e professionalità. Il livello medio del turista si è alzato. L’enoteca è una sorta di museo, informa sul territorio, conosce i produttori. Ha un ruolo enorme, può aiutare la crescita del valore per tutta la filiera”. E se anche enoteche ed enotecari devono aggiornarsi alle possibilità rappresentate dal digitale in termini di comunicazione, profilazione degli utenti e non solo, hanno spiegato Carlo Hausmann, esperto di sviluppo rurale, produzioni alimentari tipiche ed agriturismo, ed Aldo Borelli, direttore scientifico e general manager R&S management, il vero valore aggiunto delle enoteche sono le persone, gli enotecari e la loro competenza, come ricordato da Maurizio Zanella, uno dei nomi più autorevoli del vino italiano e alla guida di Ca’ del Bosco, cantina simbolo della Franciacorta. “Noi produttori, negli anni, con molti enotecari abbiamo costruito un percorso che ha consentito di cambiare connotati alla viticoltura e al vino italiano. E parte del merito di questo percorso è di chi ha fatto conoscere produzioni sconosciute, contribuendo ad una rinascita del vino italiano rapidissima, come gli enotecari. Per me - ha detto Zanella - il vino si divide in due famiglie, il vino commodity ed il vino “nobile”, legato alla viticoltura più che all’enologia. Il commercio del secondo segmento non può essere demandato a formule come l’on-line, per esempio, perchè ha bisogno di un accompagnamento che lo spieghi, lo racconti, e ne aumenti il valore. Quindi il ruolo delle enoteche non è per niente finito: c’è chi pensa che on-line e gdo possano spazzare via il rapporto umano, ma io non credo a questo. Il vantaggio competitivo delle enoteche è un fattore umano enorme: è la conoscenza diretta, il legame con il cliente, che però va valorizzato. Le aziende che fanno “vini nobili” hanno bisogno di lavorare sul posizionamento di valore, e le enoteche sono le uniche in grado di dare questo. Chi vi dava per soccombenti sotto la multicanalità penso che si sia sbagliato di grosso. Serve però aggiornamento nella capacità di usare gli strumenti di oggi che possono valorizzare il vostro patrimonio umano e di conoscenze che è unico”.
Un invito, quello di Zanella, condiviso, già nei saluti (arrivati anche quelli del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del premier Mario Draghi) dal presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, Filippo Gallinella: “le enoteche sono importanti per il nostro turismo, che vale 12% del Pil. Oggi si cercano esperienze e voi le raccontante, perchè il vino è esperienza. Ma dobbiamo professionalizzarci di più, tutti, anche nel racconto del made in Italy e della sostenibilità”.

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