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1966-2026

L’ingrediente segreto della famiglia Cerea? La convivialità che da 60 anni tramanda al “Da Vittorio”

L’anniversario dello storico tristellato ristorante di Brusaporto come occasione per ribadire i valori della cucina italiana e tracciare il suo futuro

La passione, l’autenticità, l’accoglienza, la qualità e, soprattutto la famiglia, ed il senso di appartenenza che si trasmette, di generazione in generazione, alla famiglia ormai “allargata”, nella quotidianità e in quello che resta, in Italia, un momento clou: il piacere di stare insieme a tavola e condividere del buon cibo, magari, con dell’ottimo vino. Come per ogni famiglia, anche l’ingrediente segreto dei Cerea, dinastia che ha fatto la storia della cucina italiana, nobilitandola ad alta cucina in Italia e nel mondo, ed intrecciandone le vicende a quelle del nostro Paese, è il più semplice e genuino: la convivialità, che, da quando Vittorio e Bruna Cerea fecero accomodare per la prima volta gli ospiti al ristorante “Da Vittorio”, allora a Bergamo Bassa, il 6 aprile 1966, spostando la “dispensa” dalle Alpi Orobiche al mare italiano ed al suo pescato, si tramanda in questo “tempio” della gastronomia e dell’accoglienza mondiali da tre Stelle Michelin - nel 1978, nel 1996 e nel 2010 - attraverso il piacere e lo stile inconfondibile di una cucina raffinata ed elegante, portati avanti dalla Signora Bruna con i figli Enrico “Chicco”, Francesco, Roberto “Bobo” e Rossella Cerea. Quella stessa convivialità con la quale, ieri, la famiglia Cerea ha festeggiato 60 anni di storia del ristorante Da Vittorio con “Back to 60s”, accogliendo 1.000 ospiti a La Cantalupa a Brusaporto, il quartiere generale di quello che oggi è uno dei gruppi imprenditoriali più importanti in Italia, con i ristoranti stellati Da Vittorio (anche a St. Moritz dal 2012 e Shanghaii dal 2019), il casual dining DaV (a Portofino, Milano e Brusaporto), i Café, il DaV Pastry Lab, la Pasticceria Cavour 1880, gli shop Da Vittorio Selection, il Gift department, la ristorazione esterna, la ristorazione collettiva, le consulenze, il comparto gift, l’hôtellerie con La Dimora e Vicook con il catering d’alto livello.
“Restituire” è un verbo che ha sempre significato molto per la famiglia Cerea: poter offrire qualcosa agli altri, facendoli stare bene, non è solo un obiettivo “di cucina”, ma contiene un significato profondo condiviso con amici, colleghi e celebrities del mondo della cucina e del vino, della politica, dello sport, dello spettacolo, dell’imprenditoria made in Italy, dei media (tra cui WineNews, con il direttore Alessandro Regoli, ndr) e non solo, presenti per festeggiare questa storica famiglia italiana, tra oltre 40 isole gastronomiche, grandi vini, musica e performance: da Renzo Cotarella, ad Marchesi Antinori, a Vittorio e Carmen Moretti, alla guida del Gruppo Terra Moretti, da Matteo Lunelli, alla guida di Ferrari Trento e Gruppo Lunelli, a Maurizio Zanella, presidente Ca’ del Bosco, da Lamberto Frescobaldi, presidente Marchesi Frescobaldi e Uiv-Unione Italiana Vini, agli chef stellati Giancarlo Perbellini e Giancarlo Morelli, dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ad Alessandro Beduschi, assessore Agricoltura Regione Lombardia, da Remo Ruffini, presidente Moncler, e la conduttrice Federica Fontana, a Pietro Ruffini, ad Ou(r) group, da Ezio Simonelli, presidente Lega Calcio Serie A, e Silvia Profeta, da Giuseppe Marotta, presidente Inter, a Marina Caprotti, presidente Esselunga, e il manager Francesco Moncada di Paternò, da Maurizio Belpietro, direttore “La Verità”, a Sebastiano Barisoni, vicedirettore esecutivo Radio 24, dalla campionessa di sci Sofia Goggia alla nuotatrice Federica Pellegrini ed il preparatore atletico Matteo Giunta, dall’imprenditore Carlo Gussalli Beretta e la showgirl Melissa Satta, al conduttore Gerry Scotti e l’architetto Gabriella Perino (tra gli altri, e che abbiamo incontrato, e con il fondamentale contributo del fotografo Canio Romaniello).
Oggi Bruna Cerea (nominata, nel 2026, Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella) ed i figli tracciano il profilo di un ristorante che ha fatto dell’etica del lavoro e del senso vero di “unione” i punti di forza che lo rendono, insieme ad una cucina raffinata, ma sempre generosa e divertente, la destinazione di gourmand internazionali quanto di appassionati e fedelissimi ospiti locali. E questi valori restano capisaldi anche del Da Vittorio del futuro. Che deve continuare a crescere e diversificarsi, sì, ma senza mai perdere la propria identità e l’armonia tra i componenti, come racconta Francesco Cerea. Che deve offrire un’esperienza sempre più su misura, come spiega, invece, Rossella Cerea, rendendo il dialogo tra cucina e sala ancora più interattivo. Con piatti leggibili, di immediata comprensione per l’ospite, che esprimano forte l’identità del territorio, dice Bobo Cerea. Leggeri, buoni, in una parola goduriosi, chiosa Chicco Cerea (nominato “Maestro dell’Arte della Cucina Italiana” dal Governo Meloni e con il quale, WineNews, ha ripercorso gli ultimi 60 anni della cucina italiana).
E se i prossimi 60 anni di Da Vittorio sono ancora tutti da scrivere, ci sono tante penne che con la loro freschezza, entusiasmo, visione e progettualità vogliono contribuire a scriverne i nuovi capitoli: solo per citarne alcuni, Davide Galbiati, oggi coordinatore gastronomico di tutti i DaV; Paolo Rota e Luca Giacchetti, chef e sous chef al Da Vittorio St. Moritz; Edoardo Tizzanini ed Eleonora Marsero, rispettivamente executive chef e pastry chef di DaV by Da Vittorio Louis Vuitton; Leonardo Zambrino, executive chef di Da Vittorio Shanghai; Luigi Valentini, responsabile di sala dei DaV; Emanuele Frascadore, sous chef al Da Vittorio; non ultimi, Oliver Piras e Alessandra Del Favero, oggi alla guida de Il Carpaccio a Parigi, una stella Michelin, ma con un passato nelle cucine di Da Vittorio. Perché, come ha fatto Vittorio Cerea fin dagli Anni Sessanta del Novecento, si continua ad investire sul talento dei collaboratori - un team coeso di oltre 1.000 persone, 150 delle quali solo a Brusaporto - promuovendoli in ruoli di rilievo: quello di Da Vittorio è considerato, infatti, uno dei “vivai” più ricchi del panorama gastronomico italiano e internazionale, che forma professionisti capaci di farsi interpreti fedeli dello stile della “casa madre” e diventare ambasciatori nel mondo della cucina italiana e dei nostri valori.
La torta? Non c’è compleanno senza, e, per l’occasione, i Cerea hanno voluto condividere con gli ospiti una gigantesca “Torta Pacchero”, il dolce creato dal team di pasticcieri di Da Vittorio per l’anniversario, capitanati dal pastry chef Simone Finazzi e dal maître chocolatier Davide Comaschi, e proposto un brindisi ai prossimi 60 anni - tra le immancabili bollicine, dallo Champagne, Ruinart in primis, al Franciacorta Ca’ del Bosco della famiglia Zanella ed al Trentodoc Ferrari della famiglia Lunelli, dai vini bianchi del Castello della Sala, la tenuta umbra della famiglia Antinori, agli sfiziosi aperivi della famiglia Nonino, tra gli altri - insieme alla propria nutrita terza generazione e con la famiglia Ruffini, la cui holding Ou(r) Group è entrata nel 2026 nel capitale di Da Vittorio, in un’ottica di ulteriore sviluppo ed espansione del business ancora maggiore in Italia e all’estero.

Focus - 1966-2026: “The Fab Sixities” del ristorante Da Vittorio, a Brusaporto
L’inizio di ogni grande storia che si rispetti non può prescindere da questi elementi: un incontro, un sogno, un’occasione, una sfida. E in quella di Da Vittorio, tutti questi ingredienti si incastrano perfettamente tra loro. L’incontro è quello fatale tra Bruna Gioconda Gritti e Vittorio Cerea, che si conoscono nel 1960 al Caffè Orobica di Bergamo - gestito da quest’ultimo insieme ai fratelli - e non si lasceranno mai più. Il sogno, sposatisi tre anni dopo, è aprire un locale di proprietà. L’occasione è rilevare il vecchio ristorante Roma, in Viale Papa Giovanni, sull’orlo del fallimento. La sfida, cambiare le abitudini di consumo dei bergamaschi, puntando su un alimento che prima rappresentava un lusso, ma che ora diventava più accessibile grazie al benessere del boom economico: il pesce. Un’audacia resa possibile anche grazie ad un altro incontro fondamentale nella vita di Vittorio Cerea: quello con Giovanni Cacciolo, titolare di Orobica Pesca, colui che gli permetterà, come raccontano oggi i figli, di “non lasciare nulla agli altri ristoranti”. Vittorio e Bruna Cerea aprono il loro Da Vittorio posando la prima “pietra” di quello che sarebbe diventato un impero culinario che continua a dettare legge nel mondo della gastronomia.
Come succede nelle storie più avvincenti, le tappe si bruciano in un attimo: nel 1978, la prima, inaspettata stella Michelin, bissata nel 1996; nel 2005, il trasferimento sulla collina della Cantalupa con l’apertura contestuale de La Dimora; nel 2010 la terza stella, la più bella e preziosa (ma anche la più dolce-amara, perché papà Vittorio - mancato nel 2005, a pochi mesi dall’apertura di Brusaporto - non è riuscito a vederla); da lì, il progressivo espandersi della galassia, tra aperture di fine dining (St. Moritz nel 2012, Shanghai nel 2019, oggi entrambe due stelle Michelin), creazione di un nuovo concept di casual dining - sotto l’egida DaV (partito come un’intuizione nel periodo Covid e trasformatosi in un format di successo, oggi presente e Portofino, Milano e Brusaporto), consulenze, pasticcerie, la crescita esponenziale della ristorazione esterna e del comparto gift. Nel 2026, con l’ingresso nel capitale di Ou(r) Group, la holding della famiglia Ruffini, Da Vittorio punta a un’espansione ancora maggiore in Italia e all’estero. Nel mezzo, anche l’impegno profuso durante i mesi tragici che Bergamo ha vissuto durante il Covid, con Da Vittorio che allestisce la mensa per il personale e i volontari dell’Ospedale da campo degli Alpini e distribuisce le eccedenze alimentari alle famiglie in necessità. Oppure l’istituzione di borse di studio e l’offerta di stage formativi per gli allievi più meritevoli dell’Alberghiero Galli, in cui un’ala è stata intitolata a Vittorio Cerea. Dal 2023, invece, Rossella Cerea si impegna per fornire a tutti i dipendenti l’accesso gratuito - all’interno del ristorante - a corsi di aggiornamento e perfezionamento per migliorare le loro competenze, nello spirito e nei valori dei fondatori.
Ma tutto quello che oggi questo Gruppo rappresenta nell’immaginario comune e nel panorama gastronomico mondiale non sarebbe possibile senza il più prezioso degli ingredienti: il senso di appartenenza. Un sodalizio non solo tra familiari, ma tra persone che hanno sposato una causa, facendo propri quei gesti, pensieri e valori che rendono il mondo di Da Vittorio un dispensatore universale di gioia e felicità per chiunque lo scelga.

Focus - Le tappe del Da Vittorio (e della storia della cucina in Italia)
6 aprile 1966: apertura del ristorante Da Vittorio in via Papa Giovanni XXIII (ex via Roma) a Bergamo
1978: prima stella Michelin
1996: seconda stella Michelin
2002: Da Vittorio diventa Relais Gourmand
2005: Da Vittorio si sposta sulla collina della Cantalupa a Brusaporto e inaugura la Dimora. Entra nel circuito dei Relais & Châteaux
2010: terza stella Michelin
2012: Da Vittorio St. Moritz apre al Carlton Hotel in Engadina
2014: Da Vittorio St. Moritz ottiene la prima Stella Michelin
2017: inaugurazione dell’ala intitolata a Vittorio Cerea presso l’istituto alberghiero Guido Galli di Bergamo, con borse di studio e stage formativi per i ragazzi più meritevoli
2019: Da Vittorio apre a Shanghai e ottiene la prima stella Michelin
2020: Da Vittorio St. Moritz e Da Vittorio Shanghai raggiungono entrambe la seconda stella Michelin
2020: nei mesi terribili del Covid, il team di Da Vittorio gestisce gratuitamente la mensa l’Ospedale da campo degli Alpini a Bergamo e a aiuta la popolazione locale con forniture alimentari
2021: attivazione della collaborazione con Planet Farms per la prima vertical farming custom made al mondo
2023: nascita di Da Vittorio Academy, corsi interni di formazione di livello universitario destinati al personale
2025: inserimento di Da Vittorio nei 10 migliori ristoranti al mondo per La Liste

Focus - Da Vittorio, ieri, oggi, domani
Ascoltare i Cerea ripercorrere questi primi 60 anni di attività è come essere travolti da un fiume in piena: ricordi e aneddoti si rincorrono veloci. Vittorio, leader carismatico, burbero ma in fondo tenerissimo, con una grande passione per i dolci, che assaggiava di nascosto dalla moglie quando saliva a riposare il pomeriggio, sgattaiolando nel laboratorio di pasticceria allestito all’epoca in una stanza sopra il ristorante a Bergamo. La Signora Bruna che ricorda il giradischi su cui non mancava mai un disco da ascoltare tra una pausa e l’altra del servizio e che la sera accompagnava le danze e il divertimento dopo una giornata di lavoro. La sliding door di Chicco e Francesco, il primo destinato a diventare maestro di cerimonie in sala (papà voleva “tirare fuori” da quel ragazzo la timidezza innata che aveva, portandolo a parlare con i clienti), il secondo a stare dietro ai fornelli (il fato invece ha deciso altrimenti, ma nel frattempo Chicco è diventato più estroverso!). Bobo che inizia come lavapiatti e afferma con orgoglio che non era figlio dei proprietari, ma parte di un gruppo. Rossella felice di vedere ospiti in arrivo dai quattro angoli del mondo per conoscerli come famiglia e che, al momento di andare via, prenotano già per l’anno successivo.
Oggi Bruna e i figli tracciano il profilo di un ristorante che ha fatto dell’etica del lavoro e del senso vero di “unione” i punti di forza che lo rendono, insieme a una cucina raffinata, ma sempre generosa e divertente, la destinazione di gourmand internazionali quanto di appassionati e fedelissimi ospiti locali. E questi valori restano capisaldi anche del Da Vittorio del futuro. Che deve continuare a crescere e diversificarsi, sì, ma senza mai perdere la propria identità e l’armonia tra i componenti, come racconta Francesco. Che deve offrire un’esperienza sempre più su misura, come spiega invece Rossella, rendendo il dialogo tra cucina e sala ancora più interattivo. Con piatti leggibili, di immediata comprensione per l’ospite, che esprimano forte l’identità del territorio, dice Bobo. Leggeri, buoni, in una parola goduriosi, chiosa Chicco.
E quali sono invece le emozioni, i ricordi, le riflessioni della terza generazione Cerea, oggi divisa tra studi universitari e prime esperienze e che con la loro visione interpreteranno lo sviluppo a venire di un’impresa sempre più in espansione? Le figlie e i figli di Chicco, Francesco, Bobo, Rossella e Paolo hanno tanti ricordi di momenti vissuti insieme: i cugini che nel weekend si riunivano al ristorante e si sfidavano nella perfetta pelatura di carote e patate nel minor tempo possibile; le cene il martedì sera in pizzeria, dopo la fine del servizio, sapendo che il mercoledì il ristorante era chiuso a pranzo; l’abnegazione dei genitori, sempre pronti ad andare al ristorante o seguire un evento, anche quando la stanchezza era tanta; la sala giochi, sopra il ristorante a Bergamo, rifugio per i bambini; nonno Vittorio in sala e nonna Bruna alla cassa, una costante che riaffiora in tutti i ricordi condivisi. Le parole che raccontano Da Vittorio ieri, oggi e domani? Pur senza mettersi d’accordo tra di loro, la terza generazione Cerea concorda nell’usare spesso gli stessi termini: unione, passione, autenticità, accoglienza, qualità e soprattutto famiglia, perché sono questi i valori che vanno portati avanti anche nel futuro del ristorante. C’è chi spera di rendere orgogliosa la famiglia, rispettando quell’esempio dato da nonni, genitori e zii; chi con il proprio percorso di studi, vuole aggiungere nel Da Vittorio di domani un tocco artistico; chi si vede già a seguire l’implementazione del comparto gift. La domanda più difficile? Il piatto preferito. Come spiega qualcuno, dipende dall’umore della giornata; ma il derby in fondo è tra la tradizione rappresentata dai paccheri e l’innovazione dello spaghetto di tonno con bagnacauda e crumble di pistacchi. Per arrivare al trionfo di crostace”, perché ogni cosa che viene fatta al ristorante, è sempre fatta bene!”.

Focus - La “Torta Pacchero”: l’evoluzione del piatto più iconico di Da Vittorio
Fedele a quella capacità di osare che è stata il tratto distintivo di papà Vittorio, la famiglia Cerea ha deciso di reinterpretare il piatto più iconico e celebrato della propria cucina, i mitici Paccheri, dandogli una veste completamente nuova. Da classico primo a inaspettato dessert: con la Torta Pacchero, creata insieme al pastry chef Simone Finazzi e al maître chocolatier Davide Comaschi, alta gastronomia e alta pasticceria si incontrano, offrendo un’originale e sorprendente interpretazione del celebra formato di pasta. Nato per sovvertire, ancora una volta, le regole del gioco, questo dolce stupisce al primo sguardo e conquista al primo assaggio. All’interno di una pentola in finissimo cioccolato, i paccheri (realizzati con uno stampo apposito) sono una sottile camicia di cioccolato bianco che ospita un cuore morbido di crema chantilly alla vaniglia, pan di Spagna Margherita, composta di fragole e limone e una bagna alla vaniglia. L’elemento di croccantezza, freschezza e vivacità sulla superficie è dato dallo yuzu, che con la sua nota acida stimola la salivazione e permette di assaporare meglio gli elementi all’interno del pacchero. La glassa alle fragole è un richiamo al colore intenso del sugo ai tre pomodori in cui nuotano di solito i paccheri, mentre i pomodorini sono piccoli scrigni di cioccolato bianco con cremoso alla fragola. Una creazione che racconta tutte le anime di Da Vittorio e proietta il ristorante nel futuro, tra identità, memoria e continua evoluzione.

 

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