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IL CARRELLO IN ITALIA

Spesa “sotto controllo”: la pianificazione frena il rincaro dei prezzi alimentari

Il costo del cibo è aumentato del +24,9% in soli 3 anni, ma il “paniere” dei pasti programmati si ferma al +5%. A dirlo, l’Osservatorio PlanEat
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Spesa “sotto controllo”: la pianificazione frena il rincaro dei prezzi alimentari

Mentre il caro-alimentari continua a pesare sui bilanci delle famiglie italiane, esiste una strategia capace di attenuarne gli effetti: pianificare i pasti e acquistare soltanto ciò che serve. A dimostrarlo è l’Osservatorio della società benefit foodtech PlanEat, che ha analizzato oltre 4.000 ordini effettuati tra novembre 2022-aprile 2023 e novembre 2025-aprile 2026 da un panel di 137 nuclei familiari tra Milano, hinterland e Pavia. Il confronto con i dati Istat è significativo: tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del +24,9%, contro il +17,3% dell’indice generale dei prezzi al consumo, ma per le famiglie osservate l’incremento del costo del paniere necessario a preparare i pasti programmati si è fermato a circa il 5%. Un risultato che evidenzia come la programmazione degli acquisti possa diventare uno strumento concreto per limitare l’impatto dell’inflazione alimentare, con benefici che si estendono anche alla riduzione degli sprechi. Un tema tutt’altro che marginale se si considera che, secondo l’ultimo rapporto Waste Watcher International del febbraio 2026, su oltre 13,5 miliardi di euro di sprechi lungo la filiera alimentare, ben 7,3 miliardi di euro si generano nelle abitazioni private, contro 4 miliardi di euro nella distribuzione e la quota restante tra produzione e industria.
I numeri raccolti da PlanEat mostrano come la spesa media mensile sia passata, nell’arco di 3 anni, da 157,88 a 165,99 euro per un single e da 331,04 a 347,75 euro per una famiglia di 4 persone, pari a poco più di 86 euro a testa. A contribuire alla tenuta dei prezzi è anche il modello organizzativo della società benefit foodtech, basato sulla scelta anticipata dei piatti da parte dei clienti: l’azienda acquista dai fornitori soltanto gli ingredienti necessari per gli ordini già effettuati, evitando eccedenze, invenduti e costi legati agli scarti.
Dall’analisi del carrello emerge, inoltre, una composizione equilibrata dal punto di vista nutrizionale. Nel 2026 il 71,1% degli acquisti riguarda piatti vegetariani o, comunque, privi di carne e pesce, in aumento rispetto al 68,2% del 2023, mentre la carne scende dal 21,2% al 19,1% e il pesce dal 10,6% al 9,8%. Le proteine animali restano, dunque, presenti con regolarità, ma si rafforza il peso delle alternative vegetali (+3% gli acquisti di piatti vegetariani o vegani, -2% quelli a base di carne). Cambiano anche le preferenze di consumo: i piatti pronti quasi raddoppiano, passando dal 23% al 41% del totale, mentre i kit di ingredienti da cucinare scendono dal 50% al 37%.
Emblematico il cambio al vertice delle scelte più ordinate: se nel 2023 la lasagna alla bolognese era il piatto più richiesto, oggi il primato spetta alla zuppa di legumi. La crescita dei piatti pronti interessa tutte le tipologie di famiglie, dai single, che passano dal 18,9% al 43,9%, ai nuclei di 2 persone, dal 21,9% al 41,6%, fino alle famiglie di 3 componenti, dal 21,8% al 36,9%, e a quelle di 4, dal 27,6% al 40,8%. Un’evoluzione che si inserisce in una tendenza più ampia rilevata da NielsenIQ e Università Bocconi: il tempo dedicato alla cucina dagli italiani è diminuito del -13% dal 2019 e soltanto il 53% considera ancora cucinare un piacere. I dati suggeriscono, però, che il fattore decisivo per contenere la spesa non sia il tempo passato ai fornelli, ma la capacità di programmare gli acquisti. Che si scelga di preparare un piatto partendo da ingredienti dosati o di consumare una soluzione già pronta, è, infatti, la logica della pianificazione che consente a queste famiglie di limitare l’aumento dei costi a un quinto di quello registrato dal caro-alimentari nazionale.

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