Presidiare i territori, compresi quelli più “difficili”, come può essere la montagna, è fondamentale per molti aspetti, quello ambientale in primis, ma non solo. Ma un territorio, per vivere, deve dare la possibilità di produrre anche reddito. Come fa, anche “in altura”, il Parmigiano Reggiano, che si conferma il più importante formaggio Dop ottenuto in montagna, con oltre il 22% della produzione totale. A dirlo, i dati del Consorzio guidato da Nicola Bertinelli (di recente premiato tra i “Maestri dell’Arte della Cucina Italiana” come “Maestro del Made in Italy” dal Governo Meloni), che tutela una filiera che nel 2025 ha mosso un giro d’affari di 3,96 miliardi di euro al consumo, nella presentazione della Fiera del Parmigiano Reggiano n. 60 che sarà di scena a Casina (Reggio Emilia), dal 31 luglio a 3 agosto. Nel 2025 la produzione degli 82 caseifici di montagna della Dop (situati nelle Province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna a sinistra del fiume Reno) ha superato le 921.000 forme, con un aumento del +4,2% sul 2024 e del +20,4% sul 2016, anno in cui è stata inaugurata la politica del Consorzio di rilancio e valorizzazione. Inoltre, nei primi 6 mesi 2026, la produzione in montagna ha segnato un +5,9% sullo stesso periodo 2025, superiore al +5,5% della media comprensoriale. Cresce in parallelo anche la produzione di latte, che tocca quota 436.000 tonnellate (+2,6% sul 2024 e +14,7% sul 2016), grazie al lavoro dei 785 allevatori oggi attivi sull’Appennino Emiliano (pari al 36,8% degli allevatori totali che conferiscono il latte per la Dop).
Un impulso fondamentale è arrivato anche dal lancio nel 2016 della certificazione Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna”, pensata per dare maggiore sostenibilità economica al territorio e offrire ai consumatori garanzie ancora più stringenti sull’origine e la qualità del formaggio. I numeri confermano il successo dell’iniziativa: si contano oltre 218.000 forme lavorate da 30 caseifici certificati, con una quota di quasi il 24% della produzione nelle zone di montagna. Questi dati testimoniano il successo delle politiche introdotte dal Consorzio, capaci di ribaltare una pericolosa tendenza negativa. Tra il 2000 e il 2010 l’Appennino aveva, infatti, perso 60 caseifici e il 10% della produzione di latte. Un deficit arrestato dal 2014 con il Piano Regolazione Offerta, che ha introdotto sconti specifici e un bacino quote latte dedicato espressamente alle zone montane.
“Il Parmigiano Reggiano si conferma l’asse portante dell’economia dell’Appennino Emiliano, la più importante Dop prodotta in quota - spiega il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Nicola Bertinelli - operare in queste aree significa affrontare sfide continue e costi superiori, ma il presidio agricolo-zootecnico è essenziale per la sopravvivenza stessa della montagna. Senza il Parmigiano Reggiano, l’agricoltura in queste zone verrebbe abbandonata. Invece, grazie all’opera del Consorzio, alla certificazione “Prodotto di Montagna” e al progetto “Vivi Parmigiano Reggiano”, stiamo trasformando queste sfide in opportunità, costruendo un ecosistema turistico di qualità, dove paesaggio, tradizioni e accoglienza si fondono per attrarre visitatori consapevoli, dando linfa vitale a zone straordinarie che meritano di essere vissute e raccontate. Per il Consorzio, sono il territorio e la comunità che lo abita i beni più preziosi e il nostro intento è quello di impegnarci sempre di più per preservarli ed essere un modello di sostenibilità ambientale, economica e sociale”.
“Il Consorzio ha profuso negli anni un impegno costante a sostegno della montagna, uno sforzo che oggi è chiamato a riprendere vigore - conclude Andrea Lori, ad alla montagna del Consorzio - la nostra priorità non si esaurisce nella sola tutela della produzione, ma punta ad una forte accelerazione sugli strumenti e sulle politiche di valorizzazione del prodotto. A tal fine, tra i mesi di settembre e ottobre, avvieremo un ciclo di incontri sul territorio per un confronto diretto e operativo con tutti i caseifici montani. L’obiettivo è definire congiuntamente un nuovo pacchetto di interventi strategici, che costituirà l’asse portante delle proposte per il bilancio preventivo 2027 e per la programmazione futura”.
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