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FINE WINES

Liv-ex Classification 2019: al top Masseto, Biondi Santi e Bruno Giacosa

Nella nuova classificazione del benchmark del mercato secondario dei vini da collezione, salgono a 39 (da 9) le etichette del Belpaese

Nato a Londra nel lontano 2000, come una vera e propria start up da un’idea di James Miles e Justin Gibbs, due broker della City appassionati di vino, con l’obiettivo di rendere trasparente, efficiente e sicuro il mercato dei fine wine, il Liv-ex è ormai da anni il punto di riferimento per i wine merchant di tutto il mondo. Quotazioni, performance, novità, passa tutto da qui, attraverso l’analisi dell’andamento di migliaia di etichette (furono 6.122 etichette, comprese le diverse annate, nel 2018). Che, dal 2009, sono raccolte in una classificazione che ricalca la più prestigiosa, quella di Bordeaux del 1855: cinque classi, divise, proprio come allora, per fasce di prezzo. Una classificazione che, ogni due anni, viene rivista ed aggiornata, aprendo le porte a sempre più etichette, e se dieci anni fa l’unico indice era quello di Bordeaux, la Liv-ex Classification 2019, anticipata a WineNews dal Liv-ex, mette in fila 349 vini da 9 Paesi diversi: Argentina, Australia, Cile, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Stati Uniti. In prima fascia, tra i vini che costano dalle 2.877 sterline a cassa (rigorosamente da 12 bottiglie, ndr) in su, ci sono 77 vini (erano 31 nel 2017), di cui tre italiani (Bruno Giacosa Barolo Vigna Rocche Riserva a 5.923 sterline, Masseto a 5.517 sterline e Biondi Santi Brunello di Montalcino Riserva a 3.583 sterline), 14 di Bordeaux, ben 44 di Borgogna, 7 di Champagne, due dall’Australia, due dal Rodano, uno dalla Spagna e quattro dagli Stati Uniti.
A fare le veci della memoria storica dell’enologia italiana sul Liv-ex, dove tra i 39 italiani Gaja vanta ben sette etichette (Sorì Tildin, Sorì San Lorenzo, Costa Russi, Gaia & Rey, Sperss, Langhe Conteisa e Barbaresco), Antinori tre (Tignanello, Solaia e Guado al Tasso), Casanova di Neri (Brunello di Montalcino Cerretalto e Brunello di Montalcino Tenuta Nuova), Bruno Giacosa (Barolo Vigna Rocche Riserva e Barolo Falletto), Brovia (Barolo Rocche Castiglione e Barolo Brea Vigna Ca’mia) ed Elio Grasso (Barolo Gavarini Chiniera e Barolo Ginestra Casa Mate) due, è il Masseto, da anni tra i vini capaci di spuntare le maggiori quotazioni sul mercato secondario dei fine wine, dove oggi le etichette tricolore giocano un ruolo di primo piano. “È il segno dell’ottimo stato dell’arte del vino italiano - commenta a WineNews Giovanni Geddes de Filicaja, ceo di Masseto - sia dal punto di vista della qualità che, soprattutto, dell’immagine, perché la qualità se il vino non è conosciuto diventa intangibile. La crescita è continua da anni sul Liv-ex, che però va saputo interpretare: è britannico, da sempre french oriented e fino a pochi anni fa c’erano solo Tignanello, Masseto, Ornellaia, Sassicaia e Solaia. Il fatto che siano entrati nuovi vini è molto interessante ed è dovuto anche alla fama raggiunta dai vini italiani su piazze diverse, dagli Stati Uniti alla Cina, con Hong Kong, da quando sono state eliminate le tasse, diventata la porta d’accesso al mercato cinese per i gradi vini di tutto il mondo, nonostante la stretta dei controlli degli ultimi tempi. La crescita del vino italiano in generale, che rappresenta l’11% delle etichette della Liv-ex Classification, ci fa enormemente piacere - aggiunge Geddes de Filicaja - e ci fa sentire meno soli”.
A fare un salto in avanti enorme, grazie ad una strategia di lungo respiro capace però di dare in breve tempo i primi, importanti, frutti, è invece Biondi Santi, la griffe del Brunello di Montalcino e tra le storiche aziende del Belpaese, con un patrimonio unico di vecchie annate. “Un risultato straordinario ed inaspettato, che ci riporta nel gotha dei vini migliori al mondo - racconta a WineNews Giampiero Bertolini, ceo di Biondi Santi - ottenuto in poco tempo e grazie a due aspetti importanti: il primo è la coerenza che la famiglia Biondi Santi ha sempre avuto nel creare questa icona, che noi, come gruppo Epi, abbiamo ereditato. Si parla ancora dei vini fatti da Franco Biondi-Santi, con coerenza e rigidità, per cui è prima di tutto il riconoscimento al lavoro della famiglia. L’altro fattore per me importante è legato ad un lavoro di distribuzione più selettivo, che in due anni ha rimesso il Brunello di Biondi Santi nelle mani dei trader e dei consumatori giusti nel mondo. Oggi è dove merita, tra i migliori vini del mondo, ed è giusto così, se si pensa che l’annata 1955 è considerata tra i 12 vini migliori del secolo scorso. In questo contesto si inserisce il progetto “La Storica”, attraverso cui tracceremo e garantiremo che tutte le Riserve che escono dalla nostra cantina riporteranno una menzione in etichetta che certifichi che quella bottiglia è uscita, in quel momento, dalla cantina. Avere 39 vini sul Liv-ex - conclude Bertolini - è un dato straordinario, che ci lascia un messaggio importante: dobbiamo continuare a lavorare sul valore, che è la strategia vincente da portare avanti, questo è il segno tangibile che stiamo facendo bene”.
Focalizzandoci sulle novità della “Liv-ex Classification 2019” che riguardano l’Italia, sono 39 i vini classificati, di cui ben 30 new entry. Detto della prima fascia, in seconda (tra le 792 e le 2.876 sterline a cassa) sono ben 23 le etichette, che rappresentano il 14% del volume d’affari dell’intera categoria (che conta 161 vini da tutto il mondo): in ordine di quotazione, ci sono Gaja Sorì Tildin (2.691 sterline), Gaja Sorì San Lorenzo (2.485 sterline), Gaja Costa Russi (2.412 sterline), Barolo Bartolo Mascarello (2.229 sterline), Brunello di Montalcino Cerretalto Casanova di Neri (2.080 sterline), Solaia (1.938 sterline), Gaja Gaia & Rey (1.824 sterline a cassa), Amarone Romano Dal Forno (1.823 sterline), Gaja Sperss (1.660 sterline), Barolo Cascina Francia Giacomo Conterno (1.547 sterline), Sassicaia (1.527 sterline), Redigraffi Tua Rita (1.403 sterline), Ornellaia (1.327 sterline), Brunello Montalcino Tenuta Nuova Casanova di Neri (1.221 sterline), Langhe Conteisa Gaja (1.217 sterline), Messorio Macchiole (1.162 sterline), Barolo Falletto Bruno Giacosa (1.143 sterline), Barbaresco Gaja (1.122 sterline), Pergole Torte Montevertine (1.110 sterline), Rampolla Alceo (1.060 sterline), Brunello di Montalcino Poggio di Sotto (983 sterline), Apparita Castello di Ama (979 sterline) e Barolo Vigne Luciano Sandrone (959 sterline).
Andando avanti, in terza fascia (tra le 504 e le 791 sterline a cassa), ecco il vino preferito dal neo premier britannico Boris Johnson, il Tignanello (769 sterline), quindi il Barolo Rocche Castiglione Brovia (651 sterline), il Barolo Ginestra Case Mate Elio Grasso (638 sterline), il Guado al Tasso Antinori (630 sterline), il Barolo Gavarini Chiniera Elio Grasso (604 sterline), il Petrolo Galatrona (583 sterline), il Fontodi Flaccianello della Pieve (576 sterline) ed il Brunello di Montalcino Valdicava (536 sterline). In quarta fascia (tra le 360 e le 503 sterline a cassa), il Saffredi Pupille (481 sterline), il Brunello di Montalcino Conti Costanti (466 sterline) ed il Barolo Brea Vigna Ca’mia Brovia (407 sterline). Infine, in quinta ed ultima fascia (tra le 288 e le 359 sterline a cassa), il Barolo Castiglione Vietti (327 sterline) e l’Ornellaia Serre Nuove (305 sterline).
Tornando a dare uno sguardo globale alla “Liv-ex Classification 2019”, una delle novità riguarda le due categorie dedicate ai bianchi, di Bordeaux e della Borgogna, e riepilogando la composizione della classificazione, dei 349 vini presenti 77 sono quelli in prima fascia, 161 in seconda, 50 in terza, 37 in quarta e 24 in quinta. In totale, sono 130 le etichette di Bordeaux, 102 quelle della Borgogna, 39, come visto, quelle dell’Italia, 25 quelle del Rodano, 18 dello Champagne, 10 da Australia e Usa, 6 del Portogallo, 4 della Spagna ed una di Alsazia, Argentina, Cile, Germania e Loira. Nella top ten delle bottiglie più care, e non secondo ricerche online o prezzi spuntati in qualche e-shop, ma sul mercato secondario reale, dove operano i wine merchant top, tutti censiti ed affiliati al Liv-ex, la vetta è dominata dalla Borgogna. In cima, ovviamente, Romanée-Conti Domaine de la Romanée-Conti (235.734 sterline a cassa), seguito da Domaine Leroy Musigny (123.754 sterline), La Tache Domaine de la Romanée-Conti (46.120 sterline), Domaine Leroy Latricieres Chambertin (32.590 sterline), Richebourg Domaine de la Romanée-Conti (29.085 sterline) e Georges Roumier Chambolle Musigny Amoureuses (28.833 sterline). Quindi, alle posizioni n. 7 ed 8 due etichette di Bordeaux, Pin (27.174 sterline) e Petrus (26.431 sterline), alla n. 9, dalla California, Screaming Eagle (26.147 sterline) ed alla n. 10 ancora Borgogna, con Romanée Saint Vivant Domaine de la Romanée-Conti (23.314 sterline).

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