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IL VINO CHE UNISCE

L’Uk fuori dall’Unione Europea, torna nell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (Oiv)

Il Regno Unito diventa il Paese n. 48 dell’“Onu del vino”. Segnale positivo per il mercato del vino, in un Paese che è l’importatore n. 2 al mondo
OIV, UK, vino, Mondo
L’Uk fuori dall’Ue, torna nell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin

Da sempre, il vino unisce. Persone, popoli e culture. E, in particolare, quelli d’Europa che, come sosteneva il grande critico d’arte ed intellettuale Philippe Daverio, “è in verità, è la penisola occidentale dell’Asia fondata sul vino. È un dato oggettivo, noi siamo la cultura del vino”, come disse a WineNews nel raccontare il suo libro “Quattro Conversazioni sull’Europa”, di cui una dedicata proprio al cibo e al vino, “In vino veritas, in cibo sanitas”. Un pensiero che, a suo modo, si concretizza intorno al Regno Unito, che dal 1 gennaio 2021 non fa più parte dell’Unione Europea, ma che rientra nell’Oiv, Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, diventando così il Paese membro n. 48 di quella che è definita “l’Onu del vino”. Si tratta di un ritorno, in realtà, visto che l’Uk è stato un membro attivo dell’Oiv dal 1973 al 2004.
Un Paese fondamentale per il mercato del vino, n. 10 per consumo a livello mondiale, con 13 milioni di ettolitri nel 2019, e n. 2 in assoluto in termini di importazioni (nel 2019 13,5 milioni di ettolitri per un valore di 4 miliardi di euro).
E Paese che da qualche anno ha investito in maniera convinta sulla produzione del vino, (pur con numeri piccoli, intorno ai 150.000 ettolitri secondo l’Oiv, beneficiando anche della mitigazione delle temperature legata al cambiamento climatico) ed in particolare degli spumanti, in una terra capace, a detta di molti critici, di produrne di eccellenti, e dove hanno investito anche griffe di Champagne come Taittiger, per esempio.
“Diventando membro dell’Oiv, il Regno Unito beneficerà delle informazioni, della cooperazione e dei servizi di una rete di 1.000 esperti. Questi contributi del settore vitivinicolo e della comunità scientifica - spiega l’Oiv (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) - sono tanto più importanti nell’attuale contesto Brexit. Questi legami consentono al Regno Unito di prendere parte alle decisioni fondamentali riguardanti l’evoluzione del settore e di alzare la voce diventando uno dei 48 decisori in un’area così importante. La cooperazione degli Stati membri all’interno dell’Oiv è un fattore chiave per una migliore comunicazione, una legislazione più efficace e quindi un commercio più trasparente e fruttuoso nel settore vitivinicolo”.
Un altro segnale positivo arriva, dunque, da quello che per il vino italiano è il terzo mercato in valore e volume (nel 2019 ha portato nelle casse delle cantine del Belpaese 770 milioni di euro, dati Istat), dopo che nel concretizzarsi della Brexit sono stati evitati dazi che avrebbero complicato ancora di più una situazione difficile per l’impatto della pandemia.

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TAG: OIV, UK, vino

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