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SCENARI ENOICI

Mercati che cambiano: la “vendita diretta” conquista anche il mercato dei fine wines

Tra certezza della provenienza e attenzione al prezzo, comprare direttamente dal produttore è la via preferita del 50% dei buyer, secondo il Liv-Ex
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Mercati che cambiano: la “vendita diretta” conquista anche il mercato dei fine wines

“Vino del contadino”, “vino genuino”: fino a 10-15 anni fa, era questo il concetto di “vendita diretta” che andava per la maggiore. Concetto che poi si è evoluto, con le cantine italiane e le imprese vitivinicole che hanno aperto le loro porte a tutti, non solo per turismo, ma anche per vendere direttamente al cliente finale le loro bottiglie, anche quelle più pregiate. Ora, il concetto di vendita diretta è pronto a fare un altro step, ed a conquistare definitivamente anche il mercato dei fine wine. Ed il motivo di fondo è sempre lo stesso: certezza della provenienza e, nel caso di bottiglie che valgono centinaia, se non migliaia di euro, anche per la loro “età”, garanzie sullo stato di conservazione. Si spiega così il fatto che il 50% dei buyer indichi come il modo preferito per acquistare fine wine sia di farlo direttamente dal produttore, anche, ovviamente, per questioni di prezzo. A dirlo un’indagine del Liv-Ex, benckmark del mercato enoico secondario, e più grande community di professionisti e compratori di questo segmento del vino, con oltre 475 membri da 44 Paesi del mondo tra negociant, fondi di investimento, collezionisti e non solo. Andare direttamente alla fonte, è la via preferita per 1 su 2, dunque, ed è un aspetto che le cantine, che vedono crescere il loro peso sulla scena dei fine wine, come raccontato in tante analisi, devono tenere in considerazione, per crescere ancora.
A scendere, poi, come fonti di acquisto vengono nell’ordine, altri wine merchant e professionisti del settore, che però vuol dire limitare di molto i margini, e poi la stessa piattaforma del Liv-Ex. Meno gettonate le collezioni private e le aste (nonostante, in questo senso, in numeri del giro d’affari delle diverse case, nei comparti wine & spirits, sia in netta e costante crescita), perchè danno meno garanzie sulla provenienza dei vini, sullo stato di conservazione degli stessi, e sono soggette ad oscillazioni di prezzo importanti.
Ma questo è solo uno degli aspetti del mercato dei fine wine che sta vivendo cambiamenti importanti, solo in parte accelerati dalla pandemia. Un cambiamento che tocca anche uno degli eventi top per il mercato dei fine wine, come l’en primeur di Bordeaux: alla domanda se sia ancora il momento più importante per questo tipo di commercio (in cui i vini di Bordeaux sono ancora predominanti, anche se meno che in passato), solo il 45% si dice d’accordo, con un 17% neutrale, e un 38% che non la pensa affatto così.
In ogni caso, per tutti i buyer, la sfida del futuro è quella di sempre: trovare bottiglie da comprare (e rivendere) al giusto prezzo. Mentre a crescere di importanza è anche il tema dei tempi di trasporto e dei costi, ovvero della logistica. Ma c’è un’altro aspetto sui cui tutti o quasi concordano: la crescita della tecnologia, anche nel mercato dei fine wine. E, se da un lato, questo semplificherà la compravendita di fine wine, dall’altro porterà ulteriori cambiamenti, come la crescita del direct-to-consumer, appunto. Soprattutto nei prossimi 5 anni. Ma questo avrà un’altra conseguenza: l’aumento della competizione e della concorrenza sul mercato.

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