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Migliora il saldo tra import ed export per l’agroalimentare italiano, ma è ancora decisamente negativo: -4,5 miliardi di euro nel 2016. La voce più attiva è quella del vino (+5,3 miliardi di euro), la peggiore il pesce (-4,8 miliardi). Così Ismea

Non Solo Vino
Ismea, migliora il saldo tra import ed export per l’agroalimentare italiano

Migliora il saldo tra import ed export per l’agroalimentare italiano che, però, rimane ancora decisamente negativo: -4,5 miliardi di euro (1,5 miliardi in meno del 2015), somma di un valore delle esportazioni arrivato a 38,4 miliardi di euro (+4% sul 2015) e di 42,9 miliardi di euro di importazioni, stabili per via di una domanda interna che è rimasta sostanzialmente debole. A dirlo i dati analizzati da Ismea. Da cui emerge come i Paesi Ue assorbano ancora il 65% dell’export italiano complessivo, con un area europea, però, che, pur partendo da valori decisamente più alti (25,2 miliardi di euro) dei Paesi extra Ue (13,2 miliardi), cresce con lo stesso ritmo
Più nel dettaglio, Germania (6,7 miliardi di euro) e Francia (4,5) nel 2016 hanno rappresentato rispettivamente il 17% e l’11% delle vendite complessive italiane oltre confine, entrambe con un aumento annuo superiore al 3%.
Gli Usa si confermano terzo mercato assoluto e n. 1 fiori dall’Ue, con 3,8 miliardi di euro (+5,8%), seguito dal Regno Unito con 3,2 miliardi di euro (+0,7%).
Nella top 10 dei mercati stranieri per l’Italia, seguono Spagna, Svizzera, Paesi Bassi, Austria e Belgio, con valori tra 1,4 e 1,1 miliardi di euro, e tutti in crescita. Anche se il Paese che cresce di più, in assoluto, è il Giappone (+17,9%), mercato n. 10 per l’Italia agroalimentare, con un valore di 953 milioni di euro.

Analizzando i diversi comparti, invece, il dettaglio delle esportazioni conferma la leadership dei “Cereali, riso e derivati”, con una quota del 14,8% del valore totale dell’export agroalimentare; tuttavia, rispetto all’anno precedente le esportazioni in valore sono rimaste sostanzialmente stabili, a causa della performance negativa del segmento delle paste alimentari - che rappresenta il 40% in valore dell’intero comparto - che nel 2016 ha evidenziato un calo annuo dell’1,8%, portandosi a 2,35 miliardi di euro. “Vini e mosti”, che rappresentano il 14,7% del fatturato complessivo all’estero, come noto, hanno raggiunto un nuovo record delle esportazioni italiane, che superano 5,6 miliardi di euro (+4,3% sul 2015); valore questo che, grazie alle limitate importazioni, si traduce quasi totalmente in un surplus commerciale.
Nel caso della “Frutta fresca e trasformata”, che nel complesso segna una crescita annua del valore dell’export del 3,1%, è da evidenziare il buon andamento registrato soprattutto per uva da tavola (+3,7% a 661 milioni di euro) e actinidia (+1% a 430 milioni di euro), mentre le mele, con specifico riferimento alla campagna di commercializzazione 2015/16, hanno mostrato una sostanziale stabilità tendenziale (-0,1% a 808 milioni di euro ).
Per quanto riguarda gli “Ortaggi freschi e trasformati” le dinamiche annue sono positive per tutti i segmenti produttivi. Nel particolare, però, la spinta più decisa si è registrata per gli ortaggi freschi (+7,2% a più di 1,4 miliardi di euro nel 2016) mentre i pomodori trasformati rimangono sostanzialmente stabili a 1,6 miliardi di euro (+0,2%).
Tra le produzioni più significative del comparto “Animali e carni” si evidenzia una crescita decisa per le preparazioni e conserve suine che esprimono il 46% dell’intero settore produttivo (+4,7%, con un valore di oltre 1,36 miliardi di euro).
A incidere in misura preminente sulla crescita delle esportazioni di “Latte e derivati” sono stati i formaggi duri - che detengono una quota del valore complessivo delle esportazioni del comparto del 38% nel 2016 - il cui export oltrepassa la soglia del miliardo di euro. Tale risultato è frutto di un andamento contrapposto tra la crescita dei formaggi grana/parmigiano (+7% a oltre 820 milioni di euro) e il calo del 14,2% del pecorino/fiore sardo che scende a 139 milioni di euro. il 60% di “Oli e grassi” è rappresentato dall’olio di oliva extravergine.
Guardando al disavanzo commerciale di settore per settore, come detto, il leader assoluto in positivo è il vino (5,3 miliardi di euro), seguito da ortaggi (1,3), cereali (1,2), frutta (953 milioni di euro), altre bevande (846), florovivaismo (252) e foraggi (107), mentre il saldo negativo peggiore è quello del comparto ittico (-4,8 miliardi di euro), seguito da colture industriali (-3 miliardi), animali e carni (-2,9), oli e grassi (-1,5) e latte e derivati (-506 milioni di euro).

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