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IMPRENDITORI VISIONARI

“Milano Wine Week”: Renzo Rosso e l’“Atelier” del vino. Il patron di Diesel tra moda e vigneti

“I modelli a cui ispirarsi? Biondi Santi, Tenuta San Guido e Gaja. Produciamo poche bottiglie, siamo “condannati” alla massima qualità”
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Renzo Rosso, patron di Diesel e Diesel Farm in”Milano Wine Week“

Nella sua visione c’è il concetto di “sartorialità”, di “atelier” applicato al mondo del vino, per puntare sul massimo della qualità e della personalizzazione. Con dei modelli chiari da seguire, a cui ispirarsi, come la culla del Brunello di Montalcino, Biondi Santi, quella del Sassicaia, la Tenuta San Guido, a Bolgheri, e Gaja, nome di riferimento delle Langhe e del Barbaresco. È così che la pensa Renzo Rosso, alla guida di una delle grandi firme di successo della moda italiana, Diesel, e produttore di vino con la sua Diesel Farm, a Marostica, ma anche come investitore (al 5% di Masi Agricola, con il suo fondo Red Cirlce Investment srl). Che si è raccontato alla “Milano Wine Week”, intervistato dal giornalista Luciano Ferraro del “Corriere della Sera”. Un’intervista insolita, dove è emersa la passione dell’imprenditore veneto corroborata dal credere profondamente in quello che fa. Una storia, qualla di Renzo Rosso nel vino, che è fulgido esempio di come la produzione enoica e la moda, eccellenze del made in Italy, possano fare sinergia: non è un caso che il Giappone, primo mercato straniero sul fronte della moda per Diesel, sia anche il mercato più straniero più importante per i vini di Diesel Farm, che finiscono per il 70% all’export.
Un percorso enoico, quello di Rosso, iniziato nel 1993, quando l’eclettico fondatore di Diesel spa (nel 1978 di cui è presidente), come delle holding Only the brave, Staff International ed anche dell’organizzazione no-profit Only The Brave Foundation - ha acquistato un terreno di 100 ettari avMarostica dando vita a Diesel Farm, “coronando il sogno di una vita”.
Un progetto con cui oggi “vogliamo trasportare il concetto “dell’atelier della moda” nel mondo del vino, per fare qualcosa di speciale, per il consumatore finale, anche perchè dal momento che facciamo poche bottiglie, è l’unica strada per sopravvivere. E allora puntiamo sempre più sul fare qualcosa di qualità, di ricercato, qualcosa che sia un “must” sul tavolo quando si cena”, ha detto Renzo Rosso a WineNews.
“Vendemmiamo separatamente le parcelle - ha racconta Rosso sul palco - e le diverse barrique hanno caratteristiche differenti. Così, per i nostri clienti, sarà possibile personalizzare il vino insieme al nostro winemaker e allora ci saranno, per esempio, 220 bottiglie specifiche per Cracco o altrettante per Armani Caffè, e così via”.

Un progetto chiaramente indirizzato all’alta ristorazione, anche perché a Diesel Farm si punta all’eccellenza con numeri che, come detto, sono limitati alle 20.000 bottiglie prodotte attualmente, perché “anche se incrementassimo i vigneti, non potremmo replicare la posizione attuale a 360 gradi sulla collina, al sole tutto il giorno. Una posizione che garantisce la qualità dei vini - spiega Rosso - ecco perché siamo “condannati” alla scelta strategica dell’elevata qualità”.
Qualità sostenuta non solo dalla giacitura collinare e dai suoli molto simili a quelli borgognoni con limitato franco di coltivazione, ma anche dalla natura stessa dell’azienda, caratterizzata da grande biodiversità, con boschi e pascoli, che la rende una sorta di ecosistema in equilibrio.
Il progetto “Atelier” deriva, come gli altri dell’imprenditore del resto, dall’essenza visionaria di Rosso. “Mi piace sognare, fare cose diverse dagli altri e che non esistono - continua Renzo Rosso - l’idea di questo progetto è scaturita dall’impostazione data dal nostro consulente enologo, Umberto Marchiori”.
“L’azienda ha prodotto le prime bottiglie nel finire degli anni 90 - illustra Marchiori, che è tra l’altro presidente di UvaSapiens, società di consulenza viticola ed enologica - e questo spiega l’assetto ampelografico, con cinque varietà internazionali, Chardonnay, Pinot Noir, Merlot, Cabernet Franc e Sauvignon. All’epoca si facevano vini di grande concentrazione usando molto le barrique. Il percorso di evoluzione stilistica che stiamo affrontando prevede l’alleggerimento, lo scarico di tutti quegli ingredienti, coaudiuvanti che possono da una parte modificare l’espressione dell’identità del vino e dall’altra anche ridurne bevibilità e digeribilità. Di anno in anno stiamo inserendo in vigneto e in cantina pratiche virtuose in questa direzione”.
Le basi per i futuri vini del progetto “Atelier” riposano in cantina, ma solamente il tempo, così straordinariamente importante per il vino, ne decreterà l’uscita sul mercato. In Diesel Farm non si sbilanciano, ma è verosimile che il debutto possa avvenire l’anno prossimo. “Tra l’altro - anticipa Marchioro - in Diesel Farm è in corso un grande investimento per una nuova struttura di cantina che sarà dedicata all’accoglienza e con una parte, molto bella e inclusiva, dedicata a una serie di attività, perché oggi non si può limitarsi a produrre uva e a trasformarla in vino”.

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