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ENOTURISMO IN ITALIA

Monasteri, abbazie, eremi e conventi: dove il vino è una questione di vita, spirituale e quotidiana

In questi luoghi di silenzio e preghiera di cui è ricca l’Italia, da sempre il vino si produce “in clausura” in vigneti custoditi come la cultura

Monasteri, abbazie, eremi e conventi: accanto al sapere religioso e culturale, nei territori del vino più importanti d’Italia, sono in molti a custodire anche un vigneto. Perché, “nei secoli” dei secoli, tra le loro possenti mura e negli antichi chiostri, per i frati-vignerons la produzione di vino è da sempre una questione di vita, spirituale, simbolo di unione tra la terra e il cielo, l’uomo e Dio, del sangue di Cristo e dell’Eucarestia, ma anche quotidiana, secondo la regola dell’ora et labora. Di certo c’è che in questi luoghi di silenzio e preghiera, ripercorsi “in pellegrinaggio” da WineNews, da sempre il vino si produce “in clausura”, e ancor più nei tempi che corrono per l’emergenza Covid, con l’apertura al marketing ed ai mercati che più recentemente, si è affiancata alla tradizione ed alla neccessità di sostentamento.
Per quanto è ricco il Belpaese di storici monasteri, tra le bellezze dell’Italia, sono davvero molti quelli in cui non si è mai smesso di produrre vino o se n’è riscoperta la produzione, di qualità come testimoniano i numerosi riconoscimenti di premi e guide. Come all’antica Abbazia di Praglia, nei Colli Euganei, dove i monaci-vignerons producono vini come “Decanus”, “Hora Prima”, “Sollemnis” e “Domnus abbas”, oggi come da quasi mille anni. O nelle Langhe, dove il celebre Monastero “del Moscato” di Santo Stefano Belbo, abbandonato dalle suore per mancanza di vocazioni, è tornato a produrre vino grazie ai produttori locali. Ma nel primo paesaggio del vino Patrimonio Unesco, un’opera d’arte tra i vigneti è anche la coloratissima Cappella del Barolo commissionata dalla famiglia Ceretto a Sol Lewitt e David Tremlett. In Trentino il Teroldego si coltiva anche nel Convento dei Frati Francescani di Mezzolombardo, mentre una delle cantine più famose dell’Alto Adige è l’Abbazia di Novacella con i suoi pregiati vigneti di Sylvaner, Müller Thurgau, Kerner, Riesling, Pinot Grigio, Gewürztraminer, ma anche Lagrein e Pinot Nero. All’antico Convento di Muri-Gries a Bolzano, invece, su tutti, è il Lagrein il vitigno principe. I Padri Benedettini del Santuario di Montevergine in Irpinia producono Fiano di Avellino, Aglianico e Greco di Tufo, senza dimenticare i vigneti che circondano l’Abbazia di Nervesa, in Veneto, monastero benedettino fondato nell’Anno Mille, andato distrutto nella Prima Guerra Mondiale, lasciato in abbandono fino ai restauri promossi da Giusti Wine, nonostante che tra il Cinquecento e il Seicento divenne un importante polo culturale, ospitando tra gli altri, Pietro Aretino e Giovanni Della Casa che vi compose il celebre “Galateo”.
In Franciacorta, a curare da oltre trent’anni le vigne storiche del Convento della Santissima Annunciata è la famiglia Moretti, insieme all’enologo Mattia Vezzola, in un progetto di recupero enologico, con il contributo del professor Attilio Scienza, tra i massimi esperti di viticoltura al mondo, e da cui nascono due vini il “Bianco Franciacorta Convento della SS.ma Annunciata” e lo “Zuanne”, un Merlot dedicato a Gianni Brera che ha individuato le 480 barbatelle di Padre Sebastiano chiedendo a Vittorio Moretti di farne un vino per pochi amici. Scenario unico per misticismo e cultura, la Chiesa di San Francesco della Vigna, una delle più belle chiese rinascimentali della Laguna di Venezia, opera del Sansovino e del Palladio, scrigno di capolavori di Giambattista Tiepolo e Giovanni Bellini e di una delle biblioteche più ricche d’Italia, luogo di sepoltura di molti nobili veneziani, deve il suo nome al fatto che in origine il luogo in cui sorge era coltivato a vigneti, i più estesi e fecondi di tutta Venezia, dove ancora oggi i frati-vignerons vi producono vino, l’Harmonia Mundi, con il know how del Gruppo Santa Margherita, nel vigneto di Teroldego all’interno del Convento. Un altro importante Convento, quello dei Carmelitani Scalzi è invece il luogo scelto dal Consorzio Vini Venezia nel progetto di salvataggio delle antiche viti della Serenissima reimpiantate nell’orto-giardino restaurato. E da Venezia a Roma, proprio tra le mura di conventi sono coltivati anche alcuni dei più famosi vigneti di città, come quello del Convento francese del Sacro Cuore in Piazza di Spagna.
Tornando in Toscana e percorrendo la Via Francigena sulle orme dei pellegrini, tra l’antica Badia a Passignano, dove il Chianti Classico prodotto da Marchesi Antinori riposa nelle cantine del monastero del 395 all’ombra dell’“Ultima Cena” del Ghirlandaio, e la Badia a Coltibuono, abbazia vallombrosana dell’XI secolo sempre tra i filari del Gallo Nero, si fa tappa anche all’Azienda Agricola dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, nelle cui trecentesche cantine e seguendo la regola di San Benedetto, i monaci continuano a produrre vino nelle antiche botti, un rosso ed un bianco, come testimoniano anche le storie di San Benedetto affrescate nel Cinquecento lungo le pareti de Chiostro dal Signorelli e dal Sodoma. Un pellegrinaggio nel quale capiterà anche di imbattersi in scenari mozzafiato in cui i vigneti fanno da cornice ai tesori dell’arte italiana, ora più che mai da riscoprire, con l’Italia che punta sul turismo e italiano, come la millenaria Abbazia di Sant’Antimo a Montalcino, attraversando la Via Francigena nel territorio del Brunello, che leggenda vuole fondata da Carlo Magno, che reca traccia del vino anche negli antichi affreschi al suo interno e che oggi dà il nome anche ad una Doc (a lungo custodi dell’Abbazia, ai Premostratensi dell’Abbazia di Saint-Michel de Frigolet è dedicata ora anche una birra, la Birra del Frate del Birrificio San Quirico, simbolo di un’altra produzione tipicamente monastica e del legame tra la Val d’Orcia e la Provenza, ndr).
Ma ci sono anche storie come quella del Sagrantino, il vino di San Francesco, creato nel Medioevo come vino da messa dai seguaci del Santo raffigurato anche da Benozzo Gozzoli, tra i più importanti artisti del Rinascimento, negli affreschi del Convento di San Francesco nella sua Montefalco, e la cui rinascita è iniziata proprio da un Convento, quello di Santa Chiara, grazie alla cantina Caprai, e con il recupero e la selezione clonale delle sue antiche barbatelle.

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