Amarone Opera Prima 2026 (175 x 100)
Consorzio Collio 2025 (175x100)
LA NOVITÀ

Nasce la Glera del futuro: 7 nuove varietà resistenti per il domani del “mondo Prosecco”

A studiarle e realizzarle, i Vivai Cooperativi Rauscedo e il Crea Viticoltura Enologia di Conegliano. Aspettando una normativa che apra le Dop ai Piwi
CREA VITICOLTURA, DOP, GLERA, PIWI, PROSECCO, VITIGNI RESISTENTI, VIVAI COOPERATIVI RAUSCEDO, Italia
Nasce la Glera del futuro: 7 nuove varietà resistenti per il domani del “mondo Prosecco”

Il Prosecco, con le sue varie anime, è stato (e rimane) la locomotiva del vino italiano degli ultimi anni. E guarda ad un futuro che è fatto anche di gestione del cambiamento climatico, che passa anche dalle varietà resistenti. E sono 7, quelle discendenti dalla Glera, pronte a rafforzare le prospettive del prodotto simbolo dell’export vitivinicolo italiano, presentate, oggi, a “La Glera del futuro”, evento firmato da Vcr-Vivai Cooperativi Rauscedo, tra i leader del vivaismo viticolo europeo, al Vcr Research Center di Rauscedo (Pordenone), davanti ad oltre 200 tra produttori, tecnici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni. Quattro di queste varietà nascono dal programma di miglioramento genetico autonomo di Vcr e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro Varietale Nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre derivano dall’attività di ricerca del Crea Viticoltura Enologia di Conegliano, e saranno disponibili a partire da fine 2027.
“Disporre di una gamma di varietà resistenti - ha spiegato Yuri Zambon, direttore Vivai Cooperativi Rauscedo - significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, mantenendo al centro l’identità della Glera”.
Un momento importante per fare il punto non solo sugli aspetti più tecnici, ma anche su attualità, scenari futuri e tendenze del mercato, grazie anche alla presenza dei Consorzi Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Vini Asolo Montello Docg e Colli Euganei Docg, che tutelano il più esteso sistema vitivinicolo a denominazione d’Italia, un territorio che si estende “da Trieste in giù”, abbracciando tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto fino alla provincia di Padova. “Queste non sono varietà alternative alla Glera - ha affermato Diego Tomasi, direttore Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg - sono la Glera che si adatta al futuro”. “Se vogliamo difendere paesaggi unici dove il vigneto è protagonista - ha aggiunto Michele Noal, presidente Consorzio Tutela Vini Asolo Montello - dobbiamo permettere alla Glera di difendersi”. “Il nostro territorio - ha evidenziato Gianluca Carraro per il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei - è sostenibilità reale, non dichiarata. Le varietà resistenti sono lo strumento più coerente per mantenere questa promessa”.
Le varietà presentate appartengono alla famiglia dei Piwi, resistenti alle principali malattie fungine della vite come peronospora e oidio. E, a loro modo, ha sottolineato Denis Pantini, alla guida di Wine Monitor-Nomisma, “rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo”. Il loro utilizzo consente, infatti, di ridurre in modo significativo l’impiego di agrofarmaci, soprattutto in prossimità dei centri abitati, migliorando il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità.
“Meno input, migliori output - ha aggiunto Riccardo Velasco, direttore Crea Ve - oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e ad una difesa fitosanitaria meno impattante, è la strada più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell’ambiente”.
Secondo quanto emerso, “le nuove varietà offrono, inoltre, una risposta concreta alle criticità legate al cambiamento climatico e rappresentano un potente fattore di innovazione e valorizzazione per l’immagine delle denominazioni”. Rispondendo a divere esigenze produttive: accumulo zuccherino, acidità e complessità aromatica per la Glera-R-VCR-2, acidità, freschezza e sapidità per la Glera-R-VCR-4, massima tipicità varietale per la Glera-R-VCR-5, acidità e intensità aromatica per la VCR-15-1-1-99, mentre puntano su produttività, freschezza e flessibilità enologica le VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02, VE 13_04_05. E “tutte sono caratterizzate da resistenza poligenica elevata a peronospora e oidio”.
“Qui al Vcr Research Center - ha dichiarato Alessandro Leon, presidente Vivai Cooperativi Rauscedo - non presentiamo un’idea, ma qualcosa che nei nostri campi esiste già da oltre cinque anni: un’opportunità concreta di sostenibilità, qualità e innovazione al servizio della vitivinicoltura italiana”.
“La Glera del futuro esiste già. Ora deve poter esistere anche nelle regole - commenta il direttore Zambon - oggi l’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’impiego delle varietà resistenti nelle Doc, a causa del vincolo previsto dall’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite normativo, sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione. La forte presenza e attenzione dimostrata dalle istituzioni a Rauscedo lascia ben sperare in un aggiornamento normativo coerente con l’evoluzione della ricerca, delle esigenze ambientali e delle aspettative del mercato”. In sala Stefano Zannier, assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche Regione Friuli-Venezia Giulia, Michele Zanardo, presidente Comitato Nazionale Vini Dop e Igp, Anna Maria Cisint e Alessandro Ciriani, deputati del Parlamento Europeo, Michele Leon, sindaco di San Giorgio della Richinvelda, ed i presidenti della Regione Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e della Regione Veneto Alberto Stefani, per tenere a battesimo, dunque, la “Glera del futuro”.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli