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NE’ BOOM, NE’ TRACOLLO, L’AGRITURISMO IN ITALIA RISENTE LA CRISI, CAMBIA LA VACANZA IN CAMPAGNA, DAI SOGGIORNI LUNGHI AL “MORDI E FUGGI”, MA IL SETTORE MANTIENE LE SUE POSIZIONI (1 MILIARDO DI EURO, IL FATTURATO): LO DICE “TURISMO VERDE” DELLA CIA

Né boom, né tracollo, anche l’agriturismo in Italia risente gli effetti della crisi e frena: cambia la vacanza in campagna, dai soggiorni lunghi al “mordi e fuggi”. A differenza, però, degli altri comparti dell’agricoltura, che segnano un “profondo rosso”, la vacanza in campagna, pur tra mille difficoltà, mantiene le posizioni: 1 miliardo di euro è la stima del fatturato. E così i grandi successi ottenuti fino al 2008 appaiono come un lontano ricordo. Il campanello d’allarme, d’altra parte, era già suonato nel 2009 quando si cominciò a registrare una consistente riduzione delle presenze. Il 2010 sembra, quindi, destinato a chiudersi senza tanti entusiasmi. Si resta al palo, ma l’importante è che non si regredisce. Il settore resta vitale. E questo è un risultato importante, visti i problemi che stanno caratterizzando le famiglie italiane. Lo sottolinea “Turismo Verde”, l’associazione agrituristica della Cia-Confederazione italiana agricoltori, alla vigilia di “Agri@tour” n. 9, salone dell’agriturismo di scena ad Arezzo dal 12 al 14 novembre (info: www.turismoverde.it).
Tuttavia, nel 2010, sottolinea “Turismo Verde”, il settore agrituristico si era aperto sotto i migliori auspici. Fin dalle feste di Pasqua si era avuta una crescita degli amanti della vacanza a contatto con la natura. Una tendenza confermata, però, soltanto nei “ponti”, come quello di Ognissanti, ma non durante la stagione estiva. E le previsioni non certo rosse si hanno per la festa dell’Immacolata (8 dicembre), per Natale e Capodanno. Periodi che, secondo le prenotazioni, dovrebbero confermare la stasi che sta vivendo, salvo rare eccezioni, gli agriturismi nel nostro Paese.
Secondo “Turismo Verde”, la difficile congiuntura ha, comunque, cambiato il modo di fare la vacanza in campagna. Permanenze sempre più brevi (una sorta di “mordi e fuggi”) e “last minute”. Gli italiani non rinunciano al relax , ma, per contenere la spesa, si limitano a due giorni. Niente, insomma, weekend lunghi, dal giovedì al lunedì mattina. I due giorni, però, vengono vissuti intensamente all’insegna di attività sportive, escursioni, corsi, appuntamenti enogastronomici a tema, eventi culturali organizzati nelle aziende o in prossimità di esse. Questa nuova tendenza evidenzia che la domanda dell’ospite diventa sempre più attenta e che l’imprenditore agrituristico per stare al passo con questo nuovo mercato deve sempre di più investire nell’azienda e per la sua formazione. La nuova azienda agrituristica che si sta profilando sul mercato deve, pertanto, secondo “Turismo Verde”, andare verso la caratterizzazione. Deve essere in grado di informare l’utente sull’esatta proposta di soggiorno e dei servizi forniti. Una chiara e trasparente comunicazione di tale offerta è la condizione propedeutica per qualsiasi azione di valorizzazione e promozione dell’ agriturismo.
Ma le aziende agrituristiche italiane, fanno fatica, sottolinea “Turismo Verde”, pur diversificando ed arricchendo l’offerta, a sostenere la pesantezza di una economia che stenta a ripartire: la durata media dei soggiorni con pernottamento è diminuita e sono diminuite anche le prenotazioni per la sola ristorazione. In questa fase così difficile sono gli ospiti stranieri a dare una mano all’agriturismo italiano, ed è grazie a loro se la media nazionale delle permanenze in azienda è di due giorni e mezzo. In termini economici, comunque, l’agriturismo resta stato un’”isola felice”: il fatturato stimato è di 1 miliardo di euro. Sono 20.000 le aziende agricole che hanno scelto di offrire, oltre ai prodotti agricoli e zootecnici, anche ristorazione ed ospitalità con una varietà infinita di opportunità per i visitatori. Mentre gli amanti della vacanza a contatto con la natura restano al di sopra dei 4 milioni.

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