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AGRICOLTURA COOPERATIVA

Nel 2025 le cooperative italiane hanno investito 2,2 miliardi in sostenibilità (+8,9% sul 2024)

Confcooperative premia le più virtuose: “mettono la persona al centro”. Ma, per il presidente Maurizio Gardini, “la burocrazia costa 500 milioni”
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Terre Joniche, la Cooperativa di Libera Terra a Capo Rizzuto

Nel 2025 le cooperative italiane - tra le quali quelle agricole, agroalimentari e della pesca (con Confcooperative Agroalimentare e Pesca) rappresentano un pilastro e un motore dell’economia nazionale - hanno investito 2,2 miliardi di euro, l’8,9% in più del 2024, in efficientamento energetico, riduzione dell’impatto ambientale, digitalizzazione e formazione. Il dato, elaborato dal Centro Studi Confcooperative, per la “Giornata della Sostenibilità” n. 6, è stato diffuso, oggi, da Roma, dove le classi superiori di sei regioni (Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Trentino Alto Adige) e il Gruppo Giovani hanno presentato i loro progetti dialogando con il presidente Maurizio Gardini e con Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, e racconta di come le cooperative non arretrano sulla sostenibilità, mentre i prezzi dell’energia tornano a correre.
“Non sono costi, ma investimenti che rafforzano la competitività delle nostre imprese che coniugano sostenibilità ambientale, sociale ed economica - ha detto il presidente Confcooperative, Maurizio Gardini - oltre il 90% delle nostre cooperative, ha scelto di puntare su risparmio energetico, materiali a basso impatto e formazione. A dimostrazione che fare impresa responsabile significa fare impresa vincente. E ne premiamo 17 che si sono particolarmente distinte”. Ma, ha aggiunto, “la burocrazia, però, rappresenta un costo ancora troppo alto: sfiora i 500 milioni di euro. Una vera zavorra. È come tirare il freno a mano mentre si accelera verso il futuro. Per questo una cooperativa su due chiede norme più snelle. Perché investire in sostenibilità oggi significa costruire la competitività di domani”.
Confcooperative rilancia, così, la sfida: non ha senso inseguire la crescita del Pil se il Bes, Benessere Equo e Sostenibile, continua a deteriorarsi. Senza persone e territori non esiste economia sostenibile. Per questo la ricetta è: più sostegno agli investimenti, autoproduzione da rinnovabili, comunità energetiche e strumenti contro il rischio energetico. Un’alternativa concreta, non un’aspirazione astratta.
E tra le 17 cooperative “virtuose” che “mettono al centro la persona nel loro modello di sviluppo, dal mondo agroalimentare, sono state premiate realtà come la Cooperativa Agricola Il Santo Monteriggioni, nella campagna senese in Toscana, nata nel 1998 come derivazione della Cooperativa Sociale Servizio e Territorio per attivare nuovi spazi di inclusione per persone fragili: nel suo lungo cammino il podere è stato luogo di innovazione sociale, di contrasto alla marginalità e di sviluppo di idee progettuali con l’obiettivo di mettere sempre al centro l’agricoltura sociale nelle sue molteplici forme. La Cooperativa agricola AgriconCura ad Argelato, a Bologna, invece, mette al centro le persone promuovendo inclusione sociale e lavorativa, dignità e uguaglianza, offrendo a persone in situazione di fragilità concrete opportunità di lavoro, formazione e crescita, accompagnandole verso percorsi di maggiore autonomia e partecipazione alla vita della comunità. In Calabria, la Cooperativa Terre Joniche Isola di Capo Rizzuto, nata nel 2013 da un percorso di progettazione partecipata promosso da “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” di Don Luigi Ciotti, gestisce i terreni confiscati alla ‘ndrangheta nei Comuni di Isola di Capo Rizzuto e Cirò, con l’obiettivo di un recupero sociale e produttivo dei beni, e realizza anche progetti di turismo responsabile e attività di agricoltura sociale, in regime biologico, le cui produzioni sono inserite nel circuito dei prodotti a marchio “Libera Terra”. Percorsi di Cittadinanza, fondata a Roma nel 2019, per rilanciare alcune iniziative della Città dei Ragazzi, promuove, invece, un modello di ecologia integrale, attento all’ambiente e alle persone: è un presidio territoriale per l’orientamento, la formazione e l’inserimento lavorativo, realizza progetti di agricoltura sociale, corsi gratuiti di formazione professionale e iniziative per lo sviluppo delle comunità, e valorizza la cittadinanza attiva, l’inclusione e le reti territoriali per costruire una società più solidale e sostenibile. Strade di Casa a Rende, a Cosenza, nata nel 2012, opera nell’ambito dell’inclusione sociale, dell’accoglienza e dell’educazione, accompagna le persone senza dimora verso percorsi di autonomia, sostiene migranti e richiedenti asilo nei processi di integrazione e promuove la formazione e l’inserimento lavorativo, anche attraverso tirocini e laboratori di pizza e agricoltura sociale. RegenEra nasce, invece, a Genova come spin-off dell’Università, dall’idea di un gruppo multidisciplinare di ricercatori e professionisti, e si pone l’obiettivo di sviluppare un modello di acquacoltura rigenerativa basato sulla coltivazione di macroalghe mediterranee in sistemi multi-trofici integrati (Imta), unendo esperienza ventennale in macroalghe e acquacoltura rigenerativa per promuovere sostenibilità, innovazione e produzione locale di biomassa algale tracciabile. Infine, la Famiglia Cooperativa Strembo, storica cooperativa di consumo fondata nel lontano 1889 nella Val Rendena, in Trentino, pera nella vendita al dettaglio di prodotti alimentari e contribuisce a mantenere servizi commerciali di prossimità nelle comunità montane, facendo parte del sistema della cooperazione trentina e rappresentando una realtà storica del modello cooperativo locale ed italiano.

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