L’export agroalimentare italiano rallenta bruscamente nel primo semestre 2026: dopo il +5,1% ottenuto nel 2025, a 72,5 miliardi di euro, le esportazioni di food & beverage crescono appena dello +0,5% a valore, segnando una decisa frenata sulle dinamiche degli ultimi anni e confermando un cambiamento negli equilibri commerciali internazionali. È il quadro delineato dai dati dell’Osservatorio Nomisma, curato dal responsabile agrifood e Wine Monitor Nomisma Denis Pantini per il Consorzio Italia del Gusto - che riunisce oltre 30 aziende rappresentative dell’eccellenza alimentare italiana, tra le quali vino è rappresenta dal Gruppo Terra Moretti Vino, per un fatturato aggregato di 22 miliardi di euro - che evidenzia un settore chiamato a ripensare le proprie strategie di internazionalizzazione in uno scenario sempre più complesso e competitivo. E se il dato complessivo resta positivo, dietro la media si nasconde, infatti, una geografia dell’export a più velocità: gli Stati Uniti, storico mercato di riferimento per molte produzioni italiane, registrano una contrazione del -10,8%, mentre diversi Paesi europei mostrano performance particolarmente brillanti. La Germania cresce del +19,3%, la Francia del +15%, il Regno Unito del +11,9% e la Spagna del +4,9%, confermando il crescente peso del mercato continentale per le imprese italiane. Le difficoltà coinvolgono, in particolare, alcuni tra i prodotti simbolo del made in Italy agroalimentare: l’olio d’oliva perde il -21,9%, il vino il -6% (ma, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, nei primi 7 mesi 2026 le esportazioni hanno raggiunto i 4,35 miliardi di euro, a -5,3% su luglio 2025, per 1,19 miliardi di litri, in calo del -0,8%, recuperando sul dato di metà anno), e la pasta il -1,1%, delineando un quadro in cui la tenuta complessiva del settore convive con criticità diffuse in comparti strategici.
“I dati dell’Osservatorio Nomisma ci restituiscono un quadro che merita grande attenzione. La crescita dell’export agroalimentare italiano, limitata allo 0,5% nel primo semestre 2026, evidenzia una fase di rallentamento che non può essere sottovalutata - sottolinea Alberto Volpe, direttore Consorzio Italia del Gusto - la contrazione del mercato statunitense, a fronte delle performance positive registrate in Germania, Francia e Regno Unito, dimostra come gli equilibri commerciali internazionali stiano cambiando. Per le nostre imprese diventa quindi fondamentale diversificare i mercati di destinazione, consolidare le posizioni già acquisite e individuare nuove opportunità di crescita”. Per Volpe, ”il made in Italy agroalimentare continua a rappresentare un patrimonio straordinario, ma la qualità dei nostri prodotti, da sola, non è più sufficiente a garantire una crescita costante sui mercati internazionali. Occorre investire in strategie di lungo periodo, rafforzare la presenza commerciale nei Paesi che mostrano maggiore dinamismo e sostenere le imprese nell’accesso a nuovi mercati. La crescita registrata in diversi Paesi europei dimostra che esistono opportunità concrete sulle quali costruire nuove prospettive di sviluppo. La sfida è trasformare queste opportunità in risultati duraturi per l’intero sistema agroalimentare italiano”.
Una sfida che, secondo Italia del Gusto, passa anche attraverso una maggiore capacità di fare sistema, promuovere le produzioni d’eccellenza e sviluppare strategie condivise di penetrazione commerciale. Il Consorzio richiama, così, l’attenzione sulla necessità di rafforzare la competitività internazionale delle imprese, sostenere l’internazionalizzazione, ampliare la diversificazione dei mercati di destinazione e valorizzare il patrimonio produttivo nazionale per accompagnare la crescita del settore nel medio e lungo periodo.
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