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WINE INTELLIGENCE

Nel mondo cala la conoscenza del vino, ma tra i consumatori si scopre più “democratico”

Niente sapere enciclopedico, le informazioni viaggiano su app e web, e se la cultura enoica ne risente, la popolarità di Bacco vola
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Il vino si riscopre inclusivo

La cultura e la conoscenza del vino perdono posizioni sui mercati di tutto il mondo, eppure la platea dei consumatori cresce e il mondo enoico si scopre sempre più democratico. No, non è un errore di analisi, sono i due trend - che come vedremo possono coesistere alla perfezione - emersi dall’ultima ricerca di “Wine Intelligence”. Tra il 2019 ed il 2021, in tutti i principali Paesi consumatori, ad eccezione della Gran Bretagna (non a caso patria di istituzioni che, della conoscenza e della sua condivisione, fanno la propria missione, come il Wset e i Masters of Wine, ndr), l’indice di conoscenza del vino è in calo. E se in Svezia resta relativamente alto, negli Stati Uniti, di gran lunga il primo mercato per consumi, sia a valore che a volume, è a livelli decisamente bassi, di poco superiori a Brasile, Cina e Giappone, con Germania e Australia a metà strada. Ciò che sorprende, però, è l’effetto di questo calo. Il vino, infatti, è da sempre un prodotto di consumo legato a doppio filo alla conoscenza che se ne ha, per questo tra i giovani non è mai stato particolarmente popolare, frenati da una sorta di timore riverenziale per un mondo fatto di storia, cultura, tecnica, difficilissimo da approcciare senza averne almeno un’infarinatura. Logico, quindi, con il peggior calo del “Wine Knowledge Index” dal 2017, aspettarsi un allontanamento dei consumatori dal vino.

E invece, è accaduto il contrario. E il motivo risiede innanzitutto nel “cognitive offloading”, ossia la tendenza, sempre più marcata, ad affidarsi alle fonti di informazione online, invece che alla memoria a lungo termine. In sostanza, viene messo da parte il sapere enciclopedico, ma le informazioni sono oggettivamente sempre più a portata di mano, grazie ad app, siti internet e blog che riducono costantemente la distanza tra consumatore e mondo del vino. Rendendolo, così, via via più democratico, anche a fronte, come abbiamo visto, di un calo della conoscenza. A rendere ancora più inclusivo il vino, di per sé percepito da sempre come un qualcosa di esclusivo, ci ha pensato anche l’industria enoica, che “ha indubbiamente aiutato i consumatori a sentirsi più sicuri sia nel navigare che nel gustare il vino, senza la necessità di portare con sé conoscenze enciclopediche”, come spiega Lulie Halstead, Ceo di Wine Intelligence. “I consumatori sono aiutati dal fatto che molte delle etichette di vino odierne sono sia visivamente accattivanti che di grande successo nel comunicare in modo esplicito i sapori e i gusti inerenti a un certo brand”, aggiunge Lulie Halstead.

La duplice tendenza, che vede una riduzione della conoscenza del vino ed un aumento della fiducia verso il mondo enoico, così, non sono in contrasto come si potrebbe essere portati a pensare. “La fiducia dei consumatori, negli ultimi anni, si è emancipata dal concetto di conoscenza, creando una categoria di vini più inclusiva, una necessità fondamentale se si vuole mantenere le quote di mercato ed essere competitivi con la birra artigianale e i ready-to-drink”, dice ancora la Ceo di Wine Intelligence. Compito delle aziende, adesso, è quello di imparare ad adattarsi a queste dinamiche, diventando più inclusivi e comunicando al meglio i propri prodotti, partendo proprio dagli aspetti gustativi, che dovranno emergere sin dalla bottiglia, puntando sul design dell’etichetta e su una comunicazione più ampia ed adeguata. E poi, per rendere più accessibili le informazioni ai consumatori, diventa sempre più importante avere un sito web semplice da navigare così come nei contenuti, ed ottimizzato per il mobile.

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