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UNA NUOVA VITE IN SICILIA

Nel tunnel, rivedremo “Lalùci”. Che nasce nella vigna di Grillo di Baglio del Cristo di Campobello

In questi tempi difficili, piantare un nuovo vigneto è un gesto simbolico. Dalla Sicilia, “è un invito a non arrendersi, come fanno i vignaioli”

“In dialetto siciliano Lalùci, vuol dire “la luce”, ed è proprio a produrre il vino che più ci rappresenta che servirà questo nuovo vigneto di Grillo che stiamo piantando in questi giorni difficili, il vitigno autoctono bianco per eccellenza simbolo della Sicilia nel mondo, la cui origine, a fine Ottocento, è a soli 5 km in linea d’aria dalla nostra azienda, a Favara. Un Grillo 100% che, fin dal nome, è un invito a pensare positivo, al tornare a rivedere la luce in fondo al tunnel”. È il racconto, a WineNews, di Carmelo Bonetta, proprietario della celebre cantina siciliana Baglio del Cristo di Campobello, della nascita di un nuovo vigneto a Campobello di Licata, nella Sicilia agrigentina, “dove stiamo completando gli impianti di cinque ettari di Grillo, le cui barbatelle erano pronte per i terreni che si trovano proprio di fronte alla cantina, lavorati prima dell’inverno. Farlo adesso ha un grande significato. È dura, niente ripagherà la sofferenza che stiamo vivendo, ma essere positivi è nel dna di noi vignaioli, non ci arrendiamo di fronte a niente. Dobbiamo farci forza: torneremo come prima”.
Del resto, a Baglio del Cristo di Campobello tutto ha un significato simbolico. A partire, come è noto, dal nome, omaggio alla statua del Santissimo Crocifisso collocata tra i vigneti della cantina, in Contrada Favarotta detta “du Cristo” - 30 ettari vitati, circondati da macchia mediterranea ed ulivi millenari, per un totale di 50 ettari di proprietà in cui si producono 300.000 bottiglie, a pochi passi dal Mediterraneo - ai vini più celebri e celebrati, come, tra gli altri, il Lu Patri, 100% Nero d’Avola, che in dialetto siciliano vuol dire “il padre”, dedicato da Carmelo e dal fratello Domenico al padre Angelo, e l’Adènzia, un bianco Grillo e Insolia, e un rosso, Nero d’Avola e Syrah, il cui nome vuol dire “prestare attenzione”, in particolare “verso il nostro territorio unico e prezioso”.
E poi c’è il gesto simbolico di piantare una nuova vigna, dalle radici bibliche e che in questi tempi difficili, semina speranza, simboleggiando la vita. “Non ci siamo mai fermati, né in vigna, dove abbiamo iniziato la potatura verde, né in cantina, dove stiamo imbottigliando per fare spazio alla vendemmia che arriverà - sottolinea Bonetta - il legame ed il credere nella terra ci dà la forza per essere positivi, con l’auspicio di poter tornare alla normalità”. E se la nuova vigna per il momento non ha un nome, “per noi sarà per sempre il vigneto della rinascita”. Più chiaro di così.

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