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Nella Michelin 2018 di Francia non ci sarà il Le Suquet di Sébastien Bras, tristellato che ha chiesto alla Rossa di uscire dalla guida. Una forma di rispetto o di debolezza? Ai posteri l’ardua sentenza ma il peso delle “stelle” è spesso insostenibile

Non Solo Vino
Lo chef Sebastien Bras, dal 1999 3 stelle Michelin con il ristorante Le Suquet, ha chiesto e ottenuto alla guida francese di non essere inserito

Tecnicamente, non esiste la possibilità di “restituire” le stelle Michelin. Si può, invece, rinunciarvi, più o meno esplicitamente, ad esempio improntando il lavoro su uno stile ed un livello diverso, più semplice e meno stressante, che porterà quasi sicuramente alla perdita di una stella. Oppure, come ha fatto qualche mese fa, Sébastien Bras, chef francese proprietario del “Le Suquet”, ristorante di famiglia che dal 1999 vanta tre stelle Michelin, si può chiedere alla Rossa di non essere inseriti in guida. E non per una qualche polemica come se ne leggono tante nel mondo dell’altra ristorazione, quanto per la necessità di fare un passo indietro, di riprendersi il proprio spazio ed il proprio tempo, soprattutto tra i fornelli, dove la pressione, come raccontato anche da WineNews (https://goo.gl/rweFLh), si era fatta ormai insopportabile. Richiesta inusuale, che però, in maniera inaspettata, la Michelin, a pochi giorni dalla presentazione della guida francese (il 5 febbraio, ultima, come da tradizione, a svelarsi al pubblico) ha deciso di accogliere: il ristorante Le Suquet di Laguiole nell’Aubrac non sarà presente in guida, come hanno annunciato i vertici della guida, che hanno deciso di rispettare la richiesta di Sébastien Bras. “La pressione - ha spiegato la vice presidente della Michelin - è un sentimento molto personale. È chiaramente legata alla ricerca dell’eccellenza, ma per molti chef è una motivazione in più”. Una prima volta assoluta, mai la Rossa si era “piegata” alle richieste di uno chef. Adesso, bisognerà vedere cosa succederà, perché un gesto del genere può essere letto come una grande forma di rispetto, o come un segnale di debolezza, che potrebbe aprire la strada ad altri “abbandoni” eccellenti, segnando, chissà, l’inizio di un’epoca nuova e diversa nel mondo della critica gastronomica.

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