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TRADIZIONE

Nelle tavole di Pasqua l’agnello non passa di moda: un “assist” per la crisi della pastorizia

Analisi Coldiretti-Ixè: quasi il 40% degli italiani lo consumeranno e la scelta ricadrà principalmente su un prodotto made in Italy
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Costoletta di agnello con guacamole e chips di patate alla paprika dello chef Andrea Berton

A tavola con la tradizione ed a Pasqua per molti non può mancare l’agnello, pietanza scelta da quasi quattro italiani su dieci (39%). Una scelta di “gusto” ma di riflesso anche un assist per la sopravvivenza dei 60.000 pastori duramente colpiti dai rincari dei costi di produzione legati alla guerra in Ucraina. A rivelarlo una indagine Coldiretti-Ixè, per Pasqua si acquista gran parte dei 1,5 chili di carne di agnello consumati a testa dagli italiani durante tutto l’anno.
Una tradizione che dunque aiuta anche a contrastare lo spopolamento delle aree interne molte delle quali si trovano nell’epicentro dell’ultimo terremoto. Gli effetti del conflitto si fanno sentire anche sulla pastorizia tricolore con un calo dei redditi stimato in oltre il 50% (analisi Coldiretti su dati Crea) che segue la crisi causata dalla pandemia, mettendo a rischio un mestiere che garantisce la salvaguardia di ben 38 razze e che si prende cura di 6 milioni di pecore da nord a sud della Penisola anche attraverso tradizioni millenarie come la transumanza proclamata patrimonio culturale immateriale dell’umanità l’11 dicembre 2019.E a tavola è un trionfo di sapori e ricette tramandate da secoli in lungo e largo la Penisola. Dall’abruzzese agnello cacio e ova al molisano agnello sotto il coppo fino all’abbacchio alla scottadito del Lazio. Tra le ricette più gettonate a base di carne di agnello in cucina per l’occasione ci sono gli arrosticini, le costolette panate, la tradizionale teglia al forno con patate alla cacciatora, l’agnello brodettato, le polpettine pasquali con macinato di agnello del Trentino ma anche il Cutturiddu pugliese, l’agnello cotto nel brodo con le erbe tipiche delle Murge. E, per gli amanti dei primi, gli gnocchi al sugo di castrato e le tagliatelle al ragù di agnello.
Secondo l’indagine tra coloro che non rinunciano all’agnello, il 24% acquisterà quello made in Italy e un altro 9% lo andrà ad acquistare direttamente dal produttore per avere la garanzia dell’origine. Solo un 7% non si curerà della provenienza di quel che metterà nel piatto. Per evitare rischi e portare in tavola qualità al giusto prezzo l’appello della Coldiretti è quello di preferire carne di agnello a denominazione di origine, quella garantita da marchi di provenienza territoriale come l’Igp, o di rivolgersi direttamente ai pastori, quando è possibile. In una situazione in cui oltre un agnello su due (55%) presente nei banchi frigo per Pasqua è di origine straniera “il pericolo è di mettere nel piatto carne spacciata per italiana che non rispetta gli stessi standard qualitativi di quella nazionale, secondo un’indagine dei Consorzi di tutela delle tre Igp Agnello di Sardegna, Abbacchio Romano e Agnello del Centro Italia e di Coldiretti Sardegna”.
Per gli allevatori non è un periodo facile. “Senza un deciso impegno dell’intera filiera agroalimentare nazionale - spiega il presidente Coldiretti, Ettore Prandini - la pastorizia italiana rischia di scomparire con l’abbandono di migliaia di famiglie che hanno fatto dell’allevamento il centro della loro vita”.

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