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SALVIA OMIDVARNIA

Non solo Usa, Uk, Cina e Germania: gli Emirati Arabi sulla mappa del vino italiano

L’Expo a Dubai, i tanti ristoranti italiani, il turismo internazionale: se il Golfo diventa una meta reale per l’export enoico tricolore
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Salvia Omidvarnia, che lavora all'export del vino italiano negli Emirati Arabi

Dopo un anno e mezzo di pandemia, con il commercio del vino che ha tenuto botta nonostante l’azzeramento delle attività di promozione e comunicazione tradizionali, il vino italiano non solo ha voglia di tornare a presidiare i mercati su cui è leader, come gli Usa, la Gran Bretagna e la Germania, ma ha anche una gran voglia di scoprirne altri, più periferici ma non per questo meno promettenti o interessanti. Come gli Emirati Arabi, difficili da immaginare come meta di export enoico, ma l’Emirato, Paese islamico, è ormai meta turistica per milioni di persone ogni anno da ogni angolo del mondo, oltre che opportunità di lavoro per decine di migliaia di professionisti che hanno scelto Dubai - diventata città del lusso e catalizzatrice di investimenti e ricerca tecnologica, oltre che sede del prossimo Expo - come una volta si sceglieva Londra o New York.

Un mercato che conosce bene Salvia Omidvarnia, general manager di Biizel, “una società di trading che si occupa di import/export di prodotti alimentari made in Italy, principalmente verso i Paesi Arabi, attraverso la nostra compagnia sorella, che ha sede a Dubai”, come racconta a WineNews. “Dalla sede di Milano, invece, ci occupiamo di aprire il mercato degli Emirati Arabi, in piena espansione, ai piccoli produttori italiani”. Parlando di vino, “gli Emirati Arabi non sono certo il primo Paese che viene in mente in una logica commerciale, e giustamente, visto che si parla di un Paese islamico”, sottolinea Salvia Omidvarnia. “Ma è anche un Paese in cui, però, il turismo di massa è in crescita, e poi Dubai ospiterà l’Expo (da ottobre 2021 a marzo 2022, ndr) per cui sono previsti il 30% di arrivi in più nei mesi dell’esposizione. Il consumo di vino, a Dubai, è legato ai tanti stranieri che ci lavorano, e ai milioni di turisti che la visitano ogni anno da tutto il mondo, e si vende principalmente nei tantissimi alberghi, anch’essi in crescita continua, e nei ristoranti internazionali, dove c’è spazio anche per il vino italiano”.
Insomma, un mercato e un Paese che, a differenza di qualsiasi altro a cui si possa pensare, non hanno nulla a che fare con il consumatore-tipo di vino.
“Ed è proprio questo, ossia il target, una clientela assolutamente eterogenea, che rende interessante gli Emirati Arabi. Tante nazionalità - riprende la general manager di Biizel - rispetto alle quali bisogna avere una mentalità molto aperta, e pensare alle esigenze di tutti, ricordandoci ovviamente che siamo in un Paese molto caldo, anche in inverno, quando le temperature sono comunque alte. Le preferenze, parlando di vino, si dirigono quindi naturalmente verso i vini bianchi, ma anche i rosé e il Prosecco, specie in questi ultimi anni, perché perfetto come vino da brunch o da brindisi, per le feste e non solo. Anche il vino rosso ha il suo spazio importante, con il 30% del totale del consumo enoico. È un mercato internazionale, aperto e gioioso”.
Ed ancora tutto da scoprire, oltre che da conquistare, specie per i produttori italiani.
“C’è spazio per tutti - dice Salvia Omidvarnia - ma il successo di un’azienda o di un vino sul mercato degli Emirati Arabi dipende moltissimo da due fattori: qualità e marketing. Penso ad esempio ad una Regione come il Trentino, che offre grandi vini bianchi, mentre per quanto riguarda i rossi stiamo lavorando tanto con l’Amarone della Valpolicella, ma ci piacerebbe, per i mercati arabi, anche lavorare con l’Etna. Ogni territorio può pensare di avere delle opportunità, l’importante è esserci e sapere che a Dubai ci sono tanti ristoranti italiani, che rappresentano la cultura ed il cibo italiano, cui affiancare ovviamente il vino italiano. Uno dei locali che lavora di più su questo fronte - aggiunge la general manager di Biizel - è Bice, che ha una posizione ed una location molto interessante, e la loro offerta va oltre il cibo ed il vino ed abbraccia anche la cultura italiana, ospitando artisti e cantanti, e facendo così moltissimo anche per il vino, che va ovviamente a braccetto con la cucina e la cultura”.
Di certo, non è un mercato troppo stratificato o per tutti, per sua stessa natura, per quanto gli Emirati Arabi stiano provando ad aprirsi ad un turismo diverso da quello del lusso.
“Quando si pensa a Dubai subito viene in mente un mercato di prestigio, ed è effettivamente così. Non ovviamente in termini di quantità di vino venduto, il paragone con Paesi come Cina, Canada, Germania non esiste, ma gli Emirati Arabi sono comunque un mercato di prestigio, per quanto ristretto. Essere presenti qui, per un’etichetta italiana, porta molta visibilità. E non solo rispetto al turismo del lusso - conclude Salvia Omidvarnia - perché gli Emirati Arabi oggi sono anche un Paese capace di attirare startup ed imprese da tutto il mondo, c’è ancora tanto spazio per esplorare e crescere, da strappare, attraverso la tecnologia, al deserto, così da creare situazioni che possano attirare turisti di tutti i livelli, non solo del lusso”.

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